Cambia l’Imu 2026.  I Comuni, quest’anno, hanno avuto meno discrezionalità nel fissare le aliquote. E così i cittadini, quando entro il 16 giugno dovranno versare gli acconti, potranno trovare addirittura davanti a piacevoli soprese come una riduzione del 50% per le seconde casa tenute a disposizione e non locate.  

Le novità risalgono a un decreto del ministero dell’Economia dello scorso autunno che dà standard e criteri precisi per fissare le aliquote e dà alcune nuove possibilità per i sindaci intenzionati a giocare con l’imposta, tagliandola sullo stato del fabbricato e lasciando spazio a esigenze locali e condizioni dei contribuenti.

Le norme

La chiave è nelle regole stabilite per gli immobili «a disposizione», già previste con il decreto 2024. Le indicazioni del ministero, infatti, le definiscono come abitazioni non locale e non concesse in comodato, indicando anche la possibilità di prevedere un numero di mesi l’anno nei quali l’immobile deve essere in questa condizione così prevedere una diversificazione delle aliquote.

Altra opzione concessa ai primi cittadini per definire il conto dell’imposta è l’assenza o meno delle utenze di gas, luce e acqua. Rientra nelle fattispecie prese in considerazione anche la presenza o meno dell’arredamento. Tutti dettagli che indicano se una villa, un appartamento, un ufficio o un altro fabbricato è utilizzato o meno.

Una delle novità rispetto alla versione dello scorso anno riguarda la tassazione per gli immobili inagibili. I Comuni avevano già la facoltà di deliberare aliquote agevolate, o addirittura azzerate, per gli immobili resi inagibili da eventi calamitosi, indipendentemente dalle esenzioni previste dalla normativa nazionali. Il nuovo elenco di alternative per i sindaci offre però la possibilità di estendere il beneficio anche alle case danneggiate rese non abitabili da «cause diverse» dalle catastrofi naturali.

Gli standard

L’altra novità, che impatta su tutti i proprietari, è il meccanismo standardizzato a livello nazionale delle aliquote che riduce la frammentazione dell’imposta. L’aliquota base, fissata per le seconde case all’ 8,6 per mille, può essere aumentata dai Comuni fino a un massimo del 10,6 per mille (in alcuni comuni che avevano precedentemente introdotto la maggiorazione TASI, l’aliquota può raggiungere un massimo dell’ 11,4 per mille).

Resta l’esenzione per l’abitazione principale non di lusso e rimane confermata l’esenzione per gli immobili occupati abusivamente, a patto di aver presentato denuncia dell’occupazione all’autorità competente.

Cambia la riscossione

Altra novità riguarde le modalità di pagamento e riscossione. L’imposta potrebbe andare su una piattaforma unica digitali. Tutti i pagamenti fiscali potrebbero essere dirottati su una punto d’accesso unico gestito dall’Agenzia delle Entrate


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