di
Marco Bruna
Lo scrittore: «Il presidente è un egocentrico, governa il Paese come se fosse suo». Una messa in scena? «No, l’attentatore non sarebbe sopravvissuto»
È mattina presto in Maine, quando il premio Pulitzer Richard Ford risponde alla telefonata del Corriere. È ancora a letto, sta commentando con la moglie Kristina, compagna inseparabile da oltre cinquant’anni, le drammatiche notizie della notte precedente quando, durante la cena per i corrispondenti della Casa Bianca al Washington Hilton, un uomo ha cercato di sparare a Donald Trump e ai membri della sua amministrazione.
Ford — uomo di rara eleganza, schietto e sincero, profondo indagatore della società americana — si lascia scappare una risata un po’ allibita: «Come si fa a sostenere che le persone che hanno un impatto nella società siano quelle prese di mira maggiormente? Trump dice un sacco di stupidaggini. Io e Kristina le leggevamo ad alta voce a vicenda».
Signor Ford, che cosa succede alla democrazia americana?
«È terribile quello che sta accadendo. Detesto il fatto che i nostri funzionari pubblici, eletti democraticamente, siano presi di mira. Così come detesto il fatto che i nostri soldati vengano uccisi in Iran o altrove. Sono al mondo soltanto da 82 anni, quindi non posso fare un bilancio complessivo della democrazia americana. Penso alla Guerra civile, a quanto il Paese sia stato fortemente polarizzato in passato. Ma queste divisioni sono nella natura di una democrazia libera. Chiunque sia libero è anche libero di fare cose terribili, come un attentato a un presidente. Dobbiamo tornare a fare affidamento sul senso civico delle persone, sul loro senso di responsabilità, sul loro senso di completezza e integrità, affinché non facciano cose terribili. Ma allo stesso tempo vorrei non vivere in uno Stato di polizia, nel quale veniamo costretti a comportarci in un certo modo».
La reazione di Trump all’attentato è finora pacata, non è sembrato (ancora) sopra le righe, né ha chiesto vendette.
«Adesso il suo ruolo è quello della vittima. Non sappiamo ancora molto di questa storia, se si sia trattato davvero di un tentato assassinio ai danni del presidente. Soltanto un egocentrico come Trump poteva dire che a essere assassinate sono solo le persone che fanno le cose più importanti. Un’affermazione che non condivido. Trump è in prima linea con il lavoro che svolge, non c’è dubbio, ma la sua presidenza è un danno per l’America».
L’ha colpita il fatto che sia tornato a sponsorizzare, lui figlio del mondo immobiliare newyorchese, «una grande, sicura e protetta sala da ballo all’interno del complesso della Casa Bianca», poco dopo essere scampato a un tentato assassinio?
«La prima reazione del presidente, in qualunque situazione si trovi, è sempre di esaltare sé stesso. La sua prima reazione è sempre quella di guardarsi intorno e vedere che cosa può dire di buono su di sé. La sala da ballo è un discorso senza senso: siamo in un periodo in cui gli americani devono fare i conti con i prezzi elevati della benzina, un periodo in cui la gente non può permettersi di comprare casa. Solo l’idea della sala da ballo è vergognosa».
Sono già emerse teorie del complotto: pensa che questo attentato sia stato una messinscena? Il suo collega scrittore Don Winslow ha fatto intendere su X di avere molti dubbi su questa storia.
«I media e il dibattito pubblico sono pieni di teorie del complotto, secondo me assurde. Mi fido del braccio investigativo del governo federale per scoprire la verità. Se fosse stata una messinscena, l’attentatore non sarebbe sopravvissuto».
Tre attentati in meno di due anni contro un presidente rappresentano un dato drammatico per una democrazia.
«Il fatto che ci sia stato un attentato alla vita del presidente ha più a che fare con la disponibilità senza limiti delle armi da fuoco negli Stati Uniti che con l’operato del tycoon. Se ci fosse una minore disponibilità di armi, avremmo meno attentati e sparatorie di massa. Negli Stati Uniti c’è un’ossessione per le armi da fuoco, e non credo che questa situazione cambierà mai. Le armi vanno tolte dalle mani dei fanatici. Quello che è successo alla cena per i corrispondenti non ha a che fare con la politica ma con la disponibilità di fucili e pistole».
Cosa farà ora Trump? I sondaggi dicono che la sua popolarità sta calando.
«Farà tutto il possibile per apparire migliore di quello che è. Farà qualsiasi cosa per aumentare i consensi. Trump governa il Paese come se fosse suo».
26 aprile 2026
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