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Auguri Moana. Oggi avrebbe compiuto sessantacinque anni. Ma i giovani belli, gli eroi, restano immutati nel tempo. Per cui è difficile immaginare come sarebbe diventata. Lei sogno erotico di generazioni intere. Spinta e spregiudicata sulle scene, educata e mai volgare nella vita di tutti i giorni. Alla straripante bellezza, aggiungeva grande intelligenza, tanto da essere stata capolista del Partito dell’Amore alle politiche del 1992 e spigliata candidata l’anno successivo alle amministrative di Roma.
L’invito a Moana Pozzi a vedere un film con Moana Pozzi
Moana entrò giovanissima nel mondo dello spettacolo e del cinema, con un inizio nella recitazione tradizionale. Tuttavia, fu l’incontro con Riccardo Schicchi, fondatore dell’agenzia Diva Futura, a segnare la svolta decisiva nella sua carriera.

Anna Moana Rosa Pozzi, per tutti Moana, nasceva a Genova il 27 aprile 1961 e moriva a 33 anni il 15 settembre 1994 nell’ospedale Hotel de Dieu di Lione. Ufficialmente per un carcinoma epatocellulare. La notizia venne data solo il 17 settembre dalla madre. E subito si insinuò che le vere cause della morte fossero altre. Aids, ad esempio. Qualcuno sostenne addirittura che Moana fosse ancora viva: non c’era autopsia, non esistevano fotografie della salma. Inoltre, contrariamente alle sue indicazioni, il corpo non era stato cremato, o comunque non era stato cremato a Lione in quei giorni, dal momento che l’impianto dell’ospedale era guasto. E forse anche questi dubbi erano serviti ad alimentare il mito che voleva la diva viva e libera in una silenziosa e indisturbata isola lontana dal mondo.
Le parole e l’amore della mamma Rosanna Alloisio
Smise di respirare con accanto sua madre, Rosanna Alloisio, 85 anni, che proprio per volere della figlia, le leggeva Sant’Agostino perché “la faceva star bene”. Prima di chiudere gli occhi per sempre, ha stretto il rosario tra le mani e ha pensato ai nonni, “sperando di ritrovarli tutti in paradiso”. Proprio lei che ha fatto la storia del porno rivendicandone la scelta, mettendosi spesso in conflitto con la famiglia super cattolica che l’aveva mandata a scuola dalle Orsoline e dai Padri Scolopi e poi al Conservatorio a imparare chitarra classica e clavicembalo. Quando Moana morì, sua mamma rilasciò ai posteri alcune frasi che meglio fanno capire quanto era grande l’amore per sua figlia.
“Le dicevo di continuo, non spogliarti, non li fare quei brutti film”. “Mamma, non ti arrabbiare – era sempre la solita risposta – tanto lo so che mi vuoi bene lo stesso. In fondo non piacciono nemmeno a me. Non ti preoccupare, poi smetto”. “Impossibile non amarla. A volte mi chiamava da Los Angeles solo per chiedermi una ricetta. O per dirmi che mi aveva comprato un paio di scarpe a pois. E con i primi guadagni comprò un piccolo appartamento dietro San Pietro, con un terrazzo pieno di fiori. E un attico sulla Cassia che pareva la casa di una principessa. Andavamo a pregare sulla tomba di Papa Roncalli, il suo preferito. Non devo perdonarla di niente, quello spetta solo a nostro Signore”.
Eppure, nella sua breve esistenza Moana, che in polinesiano vuole dire “il posto dove il mare è più profondo”, era riuscita a fare un sacco di cose: comparsa in alcune commedie, la tv per ragazzi con esordio su Rai 2, il porno con il nome di Linda Heveret e con il battesimo hard nel film “Valentina, ragazza in calore”. Persino la politica, con il suo Partito dell’Amore (foto sopra) sul finire degli anni Ottanta, insieme con Ilona Staller, in arte Cicciolina.
Il papà ingegnere nucleare, la famiglia molto cattolica
Dal palco del porno a quello della politica, con la candidatura nata sotto l’egida delle provocazioni di Marco Pannella. Nel 1999, cinque anni dopo la sua morte, era stata fondata l’associazione Moana Pozzi che avrebbe voluto la diva dell’eros ancora viva e citava come motto una frase di Julius Evola, che lei aveva fatto sua: “Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai”.
Oggi Moana, un padre ingegnere nucleare impegnato nel volontariato, avrebbe spento 65 candeline e sarebbe stata sommersa di attestati d’ogni tipo. A noi resta indelebile il suo ricordo fissato in un martedì di febbraio del 1989, cinque anni prima che morisse. Quel giorno al cinema Diamante di via Fabio Filzi, a Milano, c’era di cartello “La signora e la bestia”: con Moana Pozzi.
Proprio lei, l’esuberante pornoattrice che da tempo spopolava nel circuito hard e che in quei giorni lavorava al Teatrino dei fratelli Matera, in largo Corsia dei Servi. Un locale che non aveva mai voluto cambiare la sua sola e unica formula: spettacoli di striptease proposti da star conosciute nel florido giro del porno. Quattro spettacoli al giorno, con ingresso a 8mila lire in galleria e 10mila in platea. Consumazioni al bar escluse.
La Milano da bere si spogliava al Teatrino dei fratelli Matera
Oltre a Moana si esibivano, tanto per fare alcuni nomi, Manuela Falorni, in arte la Venere Bianca, toscana di Fucecchio, classe 1959, ex moglie del pugile Nino La Rocca; Baby Pozzi, sorella minore e incolore della più nota Moana; Marina Lotar Frajese, svedese di Göteborg, ex modella ed ex moglie dell’inviato Rai del quale aveva mantenuto il cognome.
I numeri di Moana erano sempre molto forti e coinvolgevano gli habitué delle prime file. Lei, biondissima, eterea, con le labbra colme di rossetto color rubino, dopo aver divorato il palcoscenico, ancheggiando e toccandosi, scendeva nuda tra il pubblico, afferrava un uomo per un braccio e lo portava sul palco, lasciando il poveraccio solo, meschinamente nudo a raccattare gli indumenti che l’audace vedette aveva sparso ovunque.
Quella sera l’intera prima fila era occupata da turisti giapponesi. Tutti in giacca e cravatta, con camicia bianca. Erano andati solo per lei, sperando di essere scelti e denudati. Quando si aprì il rosso sipario e apparve Moana, la fila nipponica si alzò in piedi. All’unisono unirono le mani in segno di preghiera e si inchinarono tre volte di seguito, prima dell’applauso corale.
La notte insonne per l’emozione di andare al cinema con Moana
Quella settimana di cartello c’era lei nell’ultimo spettacolo serale, dalle 23 all’una. Ci era venuta un’idea: chiederle di accompagnarla al cinema Diamante, dove appunto veniva proiettato il suo film. Così da assistere alla reazione dei presenti in sala. Lei ci aveva risposto con il solito garbo: “Mi sembra un’ottima idea. Vieni a prendermi qui domani pomeriggio”.
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Quella notte non ero riuscito a chiudere occhio: io, cronista di strada, insieme con Moana. Roba da raccontare al mondo. Il giorno seguente andai da lei in taxi. Mi ero vestito elegante, indossando un completo blu, l’unico che avevo e che mettevo per le occasioni importanti, camicia bianca e cravatta a righe, una regimental che mia moglie mi aveva regalato a Natale. Sopra, un cappotto blu, in cachemire, che mio padre, sarto, aveva più volte girato, rigirato, allungato, accorciato, per seguire i miei capricci modaioli.
Moana si era presentata in abito nero che aderiva alle sue curve perfette, con un décolleté pronunciato e, sopra, una pelliccia di volpe bianca. “Quando ho capito – disse con sobria ironia, a un certo punto del tragitto – che c’erano persone disposte a pagarmi per fare l’amore, non mi sono mai tirata indietro. In fondo ho continuato a fare l’amore, che mi è sempre piaciuto tanto, ma mettendo da parte tanti soldini”.
All’intervallo riconoscono Moana e scoppia il caos
Mai una sola parola volgare. La sua vitalità mista a sguardi buttati addosso non potevano non colpirti. Le chiesi di Bettino Craxi (a destra, nella foto sotto con Silvio Berlusconi), di cui si diceva fossero molto amici. “Non c’è molto da dire. È un uomo intelligente che si prende cura di me come di una figlia. Ma quanto è bella la luce del deserto”, furono le sue parole. E cambiò discorso.

Arrivammo al cinema con la pellicola già iniziata. Nessuno si era accorto della nostra presenza. Ma quando si accesero le luci, nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo, gli spettatori si erano letteralmente catapultati attorno a lei. Domande di ogni tipo, autografi. Un tizio l’aveva persino implorata di sposarlo. E nessuno era più tornato al proprio posto, nonostante i continui inviti della direzione all’altoparlante: “Se non vi mettete seduti, non comincia il secondo tempo”. Tanto che il secondo tempo non venne più proiettato.
La mamma: mia figlia è morta serena, ancora bellissima
Da quel martedì di febbraio del 1989, non la rividi più. Nel frattempo, Moana appariva in molte tv, Rai compresa. Si era guadagnata la stima di diversi intellettuali. Non ultimi Enzo Biagi che si spinse in un parallelo tra lei e gli indagati di Tangentopoli: “È più rispettabile una persona che dà del suo, in confronto di chi si appropria di ciò che è di altri”. Le ultime uscite sul piccolo schermo, però, la ritraevano magra, con i grandi occhi azzurri incastonati in un volto scarnito di persona malata. “Mi chiese di toglierle lo smalto alle mani – disse la mamma – lasciando il fucsia ai piedi. Ridevamo. Sembrava che si riprendesse, invece. Moana è morta serena, ancora bellissima, con ciglia lunghissime”. Buon compleanno, eterna Moana.
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