di
Gaia Piccardi
Intossicazione alimentare al ristorante giocatori del torneo spagnolo: Jannik batte Moller e martedì trova Norrie. È il 24° successo consecutivo a livello Master 1000, uno in più di Rafa: «Niente paragoni»
«Un passo avanti» dice il campione e, se serve, anche uno a lato nel tentativo di dribblare l’intossicazione alimentare che serpeggia a Madrid: indiziati, pare, i tacos con i gamberetti nel menù del ristorante giocatori, invitanti ma infidi. Si ritira Swiatek piegata in due dal mal di pancia, Coco Gauff vomita in campo con Cirstea («E non ho nemmeno mangiato i gamberetti!») e poi consiglia di non stringersi la mano per evitare il contagio.
È un malessere di altra natura a riguardare la migliore giocatrice italiana. In Spagna finisce la corsa di Jasmine Paolini anche in doppio: se fare coppia con Sara Errani, che la allena, inizialmente era stata una (rischiosa) idea di successo e strada facendo si è trasformata nella coperta di Linus, adesso la regina è nuda sul trono da difendere: tra nove giorni scattano gli Internazionali d’Italia, l’Everest di cui l’azzurra difende la vetta in due tabelloni. Jasmine ci arriva sull’onda dello straziante pianto di Stoccarda, in crisi di risultati e fiducia; non è buon segno che la collaborazione con un bravo coach, Danilo Pizzorno (già video-analista dell’azzurra), sia durata solo una manciata di mesi. Al suo fianco rimangono lo sparring Federico Gaio e coach Errani, chiamati a tamponare il rischio (concreto) che al giro di boa del Foro Italico la classifica dell’ex numero 4 del ranking tracolli.
La certezza, come al solito, è Sinner. Lorenzo Musetti dà il suo contributo alla causa azzurra eliminando Griekspoor in due set prima che Jannik scenda sul centrale. Lorenzo si è piaciuto («Penso di aver giocato un buon match, gestendo bene le situazioni»), adesso trova il roccioso ceco Lehecka, già battuto sul rosso. È volato a Madrid con l’obiettivo di calpestare più terra possibile prima di Roma, dove difenderà la semifinale dell’anno scorso: «Sento che la mia sicurezza in campo sta aumentando e, con essa, sale il livello. Se arrivi con la mentalità di voler vincere il torneo, devi battere chiunque: non importa chi c’è dall’altra parte». È il chiodo fisso che Sinner ha da bambino: vincere, sempre. I piccoli patemi d’animo vissuti con il francese Bonzi al primo turno, sono già archiviati. Jannik torna in piena efficienza e il danese Elmer Moller, numero 129 del ranking, fa di tutto per aiutarlo a familiarizzare con l’altitudine di Madrid, che aveva disturbato il flow del numero uno.
Ieri è stata ordinaria amministrazione, alla Cassa Magica, per Jannik. Cedere il primo dei due break di vantaggio con una smorzata in rete nel primo set non è da Sinner (5-2). Però Moller non sembra in condizione di innalzare la resistenza a lungo: al cambio di cambio chiede il medical time out e si fa massaggiare gli addominali. Infatti, subito dopo, il danese offre per tre volte la palla set all’italiano, che non ne approfitta. Ci pensa Moller con un doppio fallo. 6-2. Ed è ancora una volta il servizio a tradire il danese nel secondo. Sul 3-2, on serve e senza palle break, due doppi falli consecutivi di Moller mandano Sinner a servire sul 4-2; tutto il resto è noia (6-3). Percentuali dignitosissime per un terzo turno contro un carneade: 7 ace, 71% di prime in campo, 72% di punti vinti con la prima, una palla break salvata. All’orizzonte, domani, c’è Cameron Norrie, l’inglese nato in Sud Africa con cui non esistono precedenti. Ma oggi sarà d’uopo allenarsi contro un mancino, per abituarsi alle traiettorie sinistre del n.23 del mondo. Jannik minimizza i rischi del buffet di Madrid restando al circolo il tempo minimo necessario per giocare, docciarsi, rispettare il rito della conferenza stampa. Soltanto la curiosità di vedere con i suoi occhi il nuovo fenomenino Rafael Jodar, classe 2006 come Joao Fonseca, ha spinto Sinner a trattenersi al tennis venerdì: «Volevo vedere Rafa dal vivo perché ci sono dettagli che alla tv non si colgono, nella vita reale è tutto diverso — ha spiegato —. Jodar ha una palla davvero bella e pulita, si muove molto bene, è forte: è importante essere sempre informati su quello che ci aspetta nel futuro».
È in corsa per un record mai realizzato da nessuno — conquistare cinque Master 1000 consecutivi — però i numeri non catturano la sua attenzione. Con Moller ha centrato la vittoria di fila n.24 nei tornei Atp di livello top: una più di Nadal (23), cinque meno di Federer (29). Significa qualcosa per il migliore? No, naturalmente. «Non mi sento di paragonarmi con quei campioni: appartengono a un’altra categoria. Loro hanno scritto la storia del tennis, io invece ho solo 24 anni e sono appena all’inizio della mia carriera». Mica male, come inizio. Fino a quando Carlos Alcaraz rimarrà in infermeria (sulla testa del n.2 svolazzano gli uccelli del malaugurio che prevedono un rientro solo nel 2027…), Jannik Sinner partirà favorito in ogni torneo, su qualsiasi superficie. E se qualcuno organizzasse una gara di cucina — senza gamberetti —, pure in quella.
27 aprile 2026
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