di
Renato Franco

Mercoledì alle 21,15 lo speciale di «Una giornata particolare» dedicato all’artista scomparso un mese fa: «Devo tutto a Mogol»

Una giornata particolare in senso stretto. Perché la nuova puntata (mercoledì su La7 alle 21.15) del format di Aldo Cazzullo questa volta è il racconto della giornata che il vicedirettore del Corriere ha speso con Gino Paoli poco prima della sua morte (il 24 marzo scorso). Un racconto che ha il sapore della testimonianza definitiva, la sua ultima confessione in tv. Un ritratto intimo, inedito e sorprendente, con interviste esclusive ai suoi amici di sempre (Antonio Ricci, Renzo Piano, Gianni Morandi) e ai suoi grandi amori (Ornella Vanoni e Stefania Sandrelli). 

Canzoni, testimonianze e aneddoti che cominciano con i ricordi della guerra («nel 1940 Genova fu rasa al suolo: non la visione giusta per un bambino») e giudizi sempre spiazzanti («mi stavano sulle balle i tedeschi quanto gli americani»). Il successo si fa strada con fatica, la svolta ha un nome: «Devo tutto a Mogol, aveva preso una cotta per le mie canzoni, le portava in giro come fossero sue». La gatta era ispirata al suo siamese: «Si chiamava Ciacola, perché chiacchierava tanto. Ma chiacchierava davvero eh». Il cielo in una stanza invece «era dedicata a una prostituta che mi chiese di scappare via con lei».



















































Il primo incontro con Ornella Vanoni è un fulmine: «Ho avuto subito l’idea che potesse esserci qualcosa tra me e lei. Di me dicevano che ero frocio, di lei che era lesbica. Una sera ci siamo chiesti se fosse vero e siamo andati a passare la notte in un albergo terribile. Con lei ho imparato a fare l’amore senza sensi di colpa, un retaggio di mia madre che era molto religiosa: per lei fare l’amore senza volere figli era un peccato». Nasce un connubio sentimentale e artistico: «Senza fine è il ritratto in musica di Ornella, ma per trovare le parole giuste ci ho messo un sacco di tempo, come l’idea di quelle mani grandi, adatte a coccolare». Quindi lo scandalo. Lui era sposato, moglie e amante lo affrontano insieme. Lui ne esce come solo i maschi sanno fare, scappando: «Non c’era niente da risolvere, c’era un imbecille che non sapeva decidere, così ho detto loro: decidete voi».

Anche l’incontro con Stefania Sandrelli sa di colpo di fulmine. Racconta lei: «Sentivo le sue canzoni e poi lo vidi in tv: fui subito attratta e mi innamorai di lui. Il giorno in cui compivo 15 anni chiesi come regalo di poter andare alla Bussola al suo concerto. Lui mi notò e mi chiese di ballare».

Colpi di fulmine e colpi al cuore. Veri. Gino Paoli si spara. Eppure aveva tutto: scriveva canzoni immortali, due tra le donne più belle d’Italia erano innamorate di lui, aveva una Porsche e una Ferrari in garage: «La ragione non c’è, è proprio per il fatto che non ci sia una ragione né per vivere né per morire che puoi fare una cosa così: è praticamente impossibile da capire». Ricorda ancora: «Mi sono sparato. Pum. Ma pare che non sia morto… la pallottola è ancora lì, i medici si stupiscono». Più facile — dice lui — spiegare il suicido degli altri, «quello di Tenco credo sia legato al fatto che lui non era sano. Quando l’ho saputo sono andato al night e mi sono ubriacato. Poi ho attaccato al muro Lucio Dalla, che ha avuto un comportamento di merda: il giorno dopo era lì, a Sanremo, a cantare Bisogna saper perdere».

Ancora Tenco. Chiede Cazzullo: «È vero che ti telefonò dicendo che era a letto con Stefania Sandrelli?». Sì, conferma lui: «L’ha fatto perché non voleva che io lasciassi mia moglie. Per lui era un gesto di amicizia, ma io come gesto di amicizia non l’ho capito mica tanto». A quel punto ruppe con tutti e due. Notevole l’incontro con Celentano: «Ebbi con lui un colloquio per entrare nel Clan. Fu velocissimo: Vuoi entrare? chiese lui. Chi comanda? ribattei. Io, disse ancora lui. E allora no».

Canzoni, incontri, amori. E anche droghe. «Ho provato la cocaina e l’eroina. Poi un giorno hanno arrestato il mio pusher e mi sono trovato asciutto, nel senso che mi sentivo benissimo. Ho riletto un quaderno che avevo scritto mentre ero sotto cocaina ed erano cose orrende, immonde. Ho smesso subito e sono passato al Sangiovese».

L’aldilà è un dubbio: «A volte penso sia una specie di niente immenso in cui mi ritrovo in mezzo a un deserto; altre lo immagino come un posto dove mi aspettano tutti gli amici, tutte le persone che ho amato». E la morte? Ha paura? «Assolutamente no».

27 aprile 2026