di
Viviana Mazza

I camerieri hanno iniziato a riempire i bicchieri sul desco deserto lungo il palco, dando l’impressione surreale che la cena potesse ricominciare

DALLA NOSTRA INVIATA 
WASHINGTON – Dopo aver chiacchierato a lungo tra i tavoli, mi ero seduta per l’antipasto di burrata e insalata quando ho sentito 4 o 5 colpi fuori dal salone. Nella grande sala sotterranea del Washington Hilton, la cena dei corrispondenti della Casa Bianca era appena iniziata. Ero seduta ad uno degli oltre duecento tavoli rotondi, il numero 76, con cinque colleghi del
Daily Beast
, un collega spagnolo e uno colombiano. È stato quest’ultimo a capire per primo che si trattava di colpi di pistola. Quasi tutti ci siamo abbassati, cercando rifugio per qualche istante sotto i tavoli o comunque fuori tiro: una reazione automatica, sintomo di una stagione di violenza che ha lasciato il segno.

Dalle immagini, più tardi, abbiamo visto che qualcuno è rimasto comunque imperterrito, seduto, a mangiare. Poco dopo ho iniziato a riprendere con il telefonino: il presidente Trump e la first lady Melania erano stati già evacuati — come pure il vicepresidente JD Vance — da agenti con fucili spianati e abbigliamento tattico che restavano schierati sul palco. Dalla mia posizione ho ripreso gruppetti di agenti in abito scuro che si muovevano all’unisono saltando e aggirando le sedie che bloccavano il passaggio per raggiungere e scortare i vari ministri dai loro tavoli che si trovavano non sul palco come il presidente ma tra il pubblico. Sono stati evacuati uno dopo l’altro: ho visto uscire il segretario del tesoro Scott Bessent e il nuovo ministro della Giustizia Todd Blanche, visibilmente turbati, poco dopo il capo del Pentagono Pete Hegseth. Li hanno fatti uscire dalla stessa direzione da cui erano arrivati gli spari e in breve si è diffusa la notizia che la situazione era sotto controllo. «E tu pensavi che sarebbe stato noioso»: sdrammatizzava qualcuno tra i tavoli, i vassoi caduti a terra e bicchieri di vino rovesciati.



















































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Sul palco è apparsa la presidente dell’associazione dei giornalisti della Casa Bianca: «Abbiamo un annuncio da fare, il programma riprenderà». I camerieri hanno iniziato a riempire i bicchieri d’acqua sul tavolo deserto sul palco, dando l’impressione surreale che davvero la cena potesse ricominciare. Alcune figure dell’amministrazione, come il responsabile della Casa Bianca per il dominio energetico Jarrod Agen e il direttore del Consiglio economico nazionale Kevin Hassett e alcuni diplomatici tra cui l’ambasciatore d’Italia a Washington Marco Peronaci con la moglie, sono rimasti nella sala con noi giornalisti, finché la presidente dell’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca Weijia Jiang, non ci ha comunicato che la serata era finita e il presidente Trump avrebbe fatto «tra 30 minuti» una conferenza stampa alla Casa Bianca. Chi di noi aveva con sé il pass giornalistico per la Casa Bianca si è precipitato di corsa fuori, camminando per diversi isolati per prendere un taxi nelle strade bloccate dalla polizia, poi correndo a piedi in smoking o con i vestiti lunghi e i tacchi, per l’ultimo miglio.

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27 aprile 2026 ( modifica il 27 aprile 2026 | 07:35)