BELLUNOPolmoniti di primavera in terra bellunese: +20% rispetto agli ultimi anni. Con dito puntato al cambiamento climatico. Anche il reparto di pneumologia dell’ospedale San Martino registra un aumento di casi, anche se non con i picchi evidenziati nelle zone di pianura. «A tutt’oggi dei 20 letti sono 5 quelli occupati da pazienti per polmoniti». Sintetizza così il primario Rodolfo Muzzolon, puntando, peraltro, «a non enfatizzare il problema, creando inutili allarmismi». Questa la precisazione: «Non siamo di fronte ad una pandemia, ma è vero che si è persa la stagionalità e non ci si ammala solo nei mesi invernali. Si assiste, per esempio per il micoplasma, a picchi che, con ciclicità, si ripresentano ogni 5-6 anni». Variazioni di cui non esiste una causa sicura. In più, al di là della recrudescenza di alcuni tipi di polmoniti, come quella citata dovuta al micoplasma, ad essere coinvolte sono anche persone giovani e senza presenza di fattori di rischio. Afferma Muzzolon: «Effettivamente qualche giovane in questi ultimi mesi è stato colpito anche se, prevalentemente, si ammalano le persone fragili, con basso sistema immunitario, magari in trattamento con terapie immunosopressive».

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Climate change

Per il primario il cambiamento del clima ha un suo ruolo: «L’aumento attuale delle polmoniti può essere favorito, per alcuni patogeni come legionella e micoplasma, da aumento delle temperature ambientali e dall’umidità». Occhio, quindi: «Più caldo porta all’utilizzo dei condizionatori. Sia in casa che in auto sono fonte possibile del proliferare di batteri che vengono inalati».

«Meglio vaccinarsi»

Per quel che riguarda il reparto di pneumologia non esistono rilevamenti sistematici e confronti numerici con gli anni scorsi: «Noi vediamo solo i casi gravi, visto che la maggioranza delle polmoniti vengono trattate fuori dall’ospedale. Inoltre alcuni malati sono ricoverati in altri reparti». Il primario sottolinea inoltre che «alcune infezioni ai polmoni sono favorite da virus, come l’influenzale, che apre la porta alla sovrainfezione batterica». Per questo motivo Muzzolon punta sul vaccino antinfluenzale per tutte le persone, pur sane e non anziane, di categorie che operano in comunità: «Personale della scuola o delle forze dell’ordine», porta due esempi. Sta di fatto che, anche per le polmoniti, è migliorata di molto la diagnostica: «Si capisce, con test rapidi, quale è la causa. E perciò si hanno terapie più mirate ed efficaci». Sulla questione – che non riguarda la provincia di Belluno, ma tutta l’Italia – era intervenuto, nei giorni scorsi, Andrea Vianello, direttore di Fisiopatologia respiratoria del’Azienda ospedaliera di Padova e durante l’emergenza Covid, coordinatore regionale delle Pneumologie, che ha ribadito il fatto che «dovremmo essere fuori dalla stagionalità relativa alle polmoniti che, in genere, si palesano tra novembre e fine gennaio, con qualche caso a febbraio». A proposito di clima che sta cambiando: in questi mesi ad essere attenzionate sono le patologie che portano a occhi che lacrimano, congestione nasale, gola infiammata. Parliamo di allergie. Il primario è in collegamento continuo con l’Arpav che offre i dati bellunesi della stagione pollinica: «La temperatura dell’atmosfera negli ultimi trent’anni si è alzata portando all’aumento di concentrazione di pollini e alla precocità nella pollinazione». Lo sanno coloro che soffrono d’asma o sono allergici: «In questi mesi, già da gennaio, nel Bellunese la concentrazione è particolarmente elevata: a farla da padrone sono stati noccioli e carpini». Mentre sono partite da poco anche le graminacee. E non basta un temporale per portare sollievo. Occorrono, infatti, 4-5 giorni di pioggia per far diminuire la concentrazione.