di
Cesare Giuzzi

Il retroscena sulla manifestazione delle polemiche: «C’era un clima di ostilità generale». Qualcosa non ha funzionato al momento dell’ingresso della Brigata ebraica tra i manifestanti (e ha stupito gli stessi militanti filo israele)

La sintesi la fa, alla fine di una giornata convulsa, un dirigente di lungo corso dell’ordine pubblico mentre lo spezzone della Brigata ebraica si scioglie davanti alla questura. «Ovunque fosse entrata la Brigata ci sarebbe stata la stessa situazione. C’era un clima di ostilità generale. La protesta è stata spontanea, immediata, senza gruppi organizzati». Ad accendere le micce il doppio piano, globale e locale: Trump e Netanyahu, la questione Palestina, la guerra in Iran (e in mezzo Medio Oriente), ma anche le polemiche di sempre per la partecipazione degli israeliani al corteo del 25 Aprile, e quelle delle ultime settimane come il caso del gemellaggio con Tel Aviv.
 
Che la situazione fosse calda, come ha ripetuto sabato il sindaco Beppe Sala, era chiaro a tutti. Anche a questura e prefettura. Qualcosa non ha funzionato al momento dell’ingresso della Brigata che di solito si unisce al corteo da via Boschetti in una posizione ormai consolidata prima dei gruppi politici. Sabato invece si è trovata a spezzare il primo blocco dell’Anpi, di fatto prendendo la testa del corteo subito dietro i gonfaloni.

Siccome nei cortei, tanto più in quello Nazionale del 25 Aprile, la geografia riveste da sempre un ruolo politico, la presenza delle bandiere israeliane nelle prime posizioni con alle spalle oltre 70 mila manifestanti è apparsa a molti come una provocazione.



















































Al di là delle polemiche tra i vari schieramenti — vedi oggi quelle tra la Comunità e l’Anpi — quell’ingresso così anticipato ha stupito anche i militanti filo Israele: «Quando i funzionari della questura e della Digos ci hanno detto di entrare, sono rimasto stupito — racconta uno di loro —. Di solito tutto avviene quasi a metà corteo. Ho pensato che evidentemente c’erano stati problemi dietro e quindi avevano ritenuto all’ultimo che quella fosse la posizione più sicura. Poi, però, ci hanno chiesto di ritornare indietro, ma ormai era impossibile. In pochissimi secondi ci siamo ritrovati circondati da manifestanti che inveivano».

I primi a scagliarsi contro la Brigata non sono stati né esponenti dei centri sociali né gruppi organizzati, ma tanta gente comune che ha vissuto come una provocazione quella scena. A questo si sono aggiunte poi la presenza di foto di Netanyahu sventolate dai filo israeliani in faccia a militanti palestinesi, le effigi dello scià di Persia e soprattutto la bandiera americana accanto a quella di Israele.

Con la situazione internazionale e la politica estera di Trump, una bandiera a stelle strisce in una piazza largamente (se non completamente) filo palestinese ha rappresentato per i manifestanti benzina in un contesto già incandescente. Poi ci sono stati i cori, gli insulti (da ambo le parti), le accuse di fascismo e di nazismo che tutti hanno potuto vedere nei video registrati in piazza. «Non siamo antisemiti — racconta un manifestante con anni di militanza sindacale —. Il nostro è un rifiuto delle politiche sioniste di Netanyahu, responsabile del genocidio del popolo palestinese. E anche delle politiche imperialiste di Trump che in nome del petrolio sta massacrando intere popolazioni». A conferma di tutto questo la presenza dei militanti in corteo del Laboratorio ebraico antirazzista (contrapposti alla destra israeliana) che hanno sfilato senza ricevere contestazioni.

Due anni fa c’erano state le aggressioni da parte di alcuni ragazzi davanti a un fast food e gli scontri con i centri sociali sotto al palco di piazza Duomo, sabato invece solo alcuni manifestanti che hanno protestato contro la Brigata ebraica facevano parte di realtà antagoniste o a gruppi pro Pal. È stata una protesta spontanea e diffusa per fortuna terminata senza aggressioni fisiche, ma dai toni molto accesi e qualche lancio di uova. Uno scenario che ha costretto le forze dell’ordine a gestire una situazione delicata sul piano dell’ordine pubblico senza mai intervenire con la forza.
Da qui la lunga empasse conclusa senza incidenti ma con un fitto dialogo carico di tensione. E che alla fine ha scontentato tutti. Lasciando il veleno delle polemiche.


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27 aprile 2026 ( modifica il 27 aprile 2026 | 09:35)