di
Daniela Polizzi
Dall’assemblea dei soci di oggi il nuovo perimetro della holding che controlla Essilux. Le partecipazioni nelle banche valgono 15 miliardi, con le quote in Mps, Generali e Unicredit
Un architetto che cavalca l’innovazione tra industria e finanza. Ma che resta sempre dietro le quinte dove si muove in tandem con il suo consiglio di amministrazione. Con un unico obiettivo: creare realtà italiane più grandi e redditizie, in grado di competere a livello globale.
Francesco Milleri è il presidente di Delfin, la cassaforte della famiglia Del Vecchio, ed è al vertice come presidente e ceo di EssilorLuxottica, il gruppo industriale protagonista mondiale nell’industria che dagli occhiali sta disegnando un percorso nuovo verso l’innovazione. Ma anche degli investimenti finanziari tra il Monte dei Paschi (17,5%), Generali e Unicredit (2,7%) che a valori correnti oggi pesano per circa 15 miliardi nel patrimonio netto di Delfin. Sempre mantenendo un passo indietro rispetto agli investitori più attivi, sulla linea delle volontà e della strategia disegnata dal fondatore Leonardo Del Vecchio scomparso a giugno del 2022. Il risultato? A giugno, a valere sul bilancio 2025, Delfin incasserà circa 1,5 miliardi di flussi di cassa dalle partecipate, tra EssilorLuxottica, Covivio e le quote nelle banche. Erano 300 milioni nel 2022, anno in cui Milleri era subentrato a Del Vecchio che aveva scelto il manager come suo delfino per portare avanti le sue strategie. Milleri è infatti presidente della cassaforte, senza deleghe operative, in un ruolo quasi onorifico. Le decisioni operative e la rappresentanza legale sono affidate all’amministratore delegato Romolo Bardin e collegialmente all’intero consiglio in Lussemburgo, nominato a vita direttamente dal fondatore.
Gli eredi
Se EssilorLuxottica sta cambiando pelle, anche Delfin potrebbe entrare in movimento con il riassetto tra gli eredi. Un appuntamento è già in agenda oggi, 27 maggio, quando l’assemblea degli otto azionisti di Delfin si riunirà per fare un nuovo punto. Si profila una strada molto complessa ma forse non impossibile che potrebbe portare a una nuova governance attraverso il progetto di Leonardo Maria Del Vecchio di acquistare le quote dei fratelli Luca e Paola salendo al 37,5%.
Sulla piazza finanziaria, intanto, Delfin è tornata protagonista. In occasione dell’assemblea per il rinnovo del cda di Mps ha scelto di votare per le candidature proposte da Plt Holding, aprendo così la strada al ritorno di Luigi Lovaglio come ceo. Una decisione coerente con le precedenti e l’approvazione del piano industriale. È stata una scelta di campo? La cassaforte segue piuttosto la logica dei mercati e fa scelte da puro investitore finanziario, senza mai veramente entrare nel merito della governance e delle decisioni delle partecipate. Il voto è stato determinato sulla scia delle valutazioni di tutti i consulenti di Delfin. La holding ha sempre supportato il piano di Lovaglio, ai suoi occhi il soggetto più indicato per portarne avanti l’esecuzione. L’estromissione del manager sarebbe apparsa agli occhi di Delfin come un rischio all’implementazione di quel progetto. L’obiettivo della holding resta infatti sempre lo stesso: contribuire a creare realtà italiane più forti. Con ritorni reddituali peraltro molto alti. Quei 15 miliardi di valore racchiuso nelle quote in Mps, Generali e Mediobanca valgono almeno tre volte rispetto a quanto Delfin ha investito nei tre istituti nel corso degli anni. Alla base, c’è una strategia in linea con quella che ha sempre visto un bilanciamento tra gli investimenti industriali ( 75% del totale) e quelli finanziari (25%), così come aveva auspicato Leonardo Del Vecchio. L’obiettivo è puntare su realtà che Delfin conosce bene, e giocare da protagonista nelle partite più importanti per il sistema finanziario.
I dossier
Archiviata la nuova governance del Monte, sono in molti sul mercato a pensare che Delfin possa avviare un disimpegno dalle quote finanziarie, anche se questo non è mai stato un modo di operare della cassaforte. Se, da una parte le dismissioni potrebbero essere funzionali al fabbisogno di Leonardo Maria Del Vecchio per finanziare l’acquisto delle quote dei fratelli Luca e Paola, in realtà, l’operazione comporterebbe una drastica riduzione dei flussi finanziari che Delfin incasserebbe nel futuro. In realtà si tratta di partite parallele. La holding, per dna, guarda a operazioni che contribuiscano ad aumentare la taglia degli istituti in cui è investita.
Le tre partite
Delfin è esposta sui tre dossier caldi che si possono trasformare in target: Mps, Generali e Unicredit in qualità di player che può giocare il ruolo di protagonista di una nuova fase di consolidamento, traendone vantaggio. Piuttosto che vendere sul mercato, la holding potrebbe fornire una sponda per supportare nuove operazioni tra banche e assicurazioni. Insomma, se altri si muovessero, la cassaforte potrebbe rispondere mettendo sul tavolo le sue quote, soprattutto in Generali (che non si cede) ma anche nel Monte. Più che dismettere pacchetti, insomma, meglio andare a premio su operazioni di consolidamento. Delfin si pone come un interlocutore credibile e affidabile per il mercato.
Le opzioni
Poi c’è il riassetto tra gli azionisti che si muove su un altro piano. Leonardo Maria avrà oggi un altro incontro nell’assemblea che si confronterà di nuovo sul suo progetto. Un piano sicuramente ardito per il quartogenito del fondatore che dovrebbe dare in pegno a un pool che include UniCredit e Bnp Paribas e Crédit Agricole il 37,5% delle sue quote, a fronte di un finanziamento di una decina di miliardi per chiudere l’acquisto del 25% Gli azionisti avrebbero cristallizzato il valore di 10 miliardi. Leonardo Maria cerca con il suo progetto di disegnare un assetto più solido e fluido per Delfin, costruendo una possibile via di disimpegno per chi non volesse restare. Superando anche l’impasse sulla successione del padre. Leonardo Maria resterebbe il singolo socio con maggiore peso ma non di maggioranza. Che comunque, con tre quote su otto, non potrebbe prendere autonomamente decisioni.
La strada degli accordi
Si torna quindi da capo, con un’intesa tutta da trovare con i fratelli e la stessa madre. Fin qui c’e’ stato un consistente lavoro tra avvocati delle varie parti e banche al fine di trovare una soluzione condivisa e sostenibile. Questo tipo di risultato porterebbe alla decadenza di tutte le iniziative legali di Leonardo Maria e degli altri soci creando le condizioni per un migliore dialogo tra i soci che resteranno. La convinzione di alcuni è che bisognerebbe sgombrare il campo prima di parlare di intese. Certo è che per alcuni la strada maestra sarebbe la chiusura della successione e un maggior accordo tra tutti gli azionisti, cosa che aiuterebbe anche la valorizzazione di Essilux impegnata nel cambiamento, in un momento in cui la Borsa di Parigi non sembra apprezzare appieno le potenzialità del titolo.
In ogni caso ridurre a soli sei soggetti la governance della holding e prevedere magari l’uscita di un ulteriore socio semplificherebbe il dialogo e la condivisione delle strategie della holding di famiglia, oltre che a onorare le volontà di un fondatore generoso con tutti i suoi eredi.
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27 aprile 2026
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