“Nella mia lunga carriera di scultore non mi è mai capitato di dover prendere posizione di fronte alle critiche rivolte alle mie opere”. Sono le parole di Alberto Inglesi l’autore della Lupa che domina la rotatoria di Fontebecci. “Le ho sempre accettate — scrive su Facebook — perché fanno parte del gusto e della sensibilità di ognuno di noi. Tuttavia, a due giorni dall’installazione della scultura “Cor Magis Tibi Sena Pandit”, mi vedo costretto, seppur a malincuore, a precisare il senso profondo di questo lavoro. Mi preme sottolineare che, in questa occasione, la mia scultura è stata utilizzata come pretesto per colpire un’amministrazione forse non gradita. È profondamente ingiusto che un’opera d’arte venga strumentalizzata per fini politici, trasformando un atto creativo in un terreno di scontro elettorale o partitico. Al di là di queste contestazioni, che nulla hanno a che vedere con l’arte e che sono sfociate persino in offese personali come se io fossi parte di un ingranaggio politico e non un libero artista, la critica più frequente riguarda la posizione del muso della Lupa. Si sostiene che la Lupa senese debba avere necessariamente lo sguardo dritto davanti a sé. A tal proposito, ringrazio la professoressa Gabriella Piccinni per il suo eccellente intervento, in cui ha ricordato come, nei secoli, grandi artisti abbiano raffigurato la Lupa in varie posture: accovacciata, sdraiata, dinamica. Non esiste un’unica postura dogmatica quando l’arte si fa racconto. Nella mia opera, la Lupa interrompe la sua fissità per un motivo preciso: lo stupore. Essa si volge di lato per guardare il terzo bambino che, con una scala, sale verso i gemelli Senio e Aschio. Vedere tanta acrimonia su un dettaglio anatomico, ignorando il messaggio di apertura e amore che l’opera sottende, mi ferisce. Provo un sincero dispiacere nel sentire di non aver fatto cosa gradita a una parte dei cittadini. Il mio intento era l’esatto opposto: offrire un dono alla mia Siena, un simbolo di speranza e di cuore aperto”.