di
Benedetta Moro
L’esito della perizia psichiatrica sulla 55enne ucraina è stato illustrato dal Tribunale di Trieste. «Riscontrato un disturbo di tipo paranoide grave». L’imputata resterebbe imputabile, ma con una possibile riduzione della pena
Era parzialmente capace di intendere e di volere al momento dei fatti. È questo l’esito della perizia psichiatrica su Olena Stasiuk, la 55enne ucraina accusata di omicidio volontario pluriaggravato per la morte del figlio Giovanni, di 9 anni. L’esito è stato illustrato oggi al Tribunale di Trieste, nel corso dell’udienza per l’esame del perito Lucio Di Gennaro in incidente probatorio.
«È stato riscontrato un disturbo di tipo paranoide grave risalente all’adolescenza e, inoltre, altri aspetti secondari e tratti borderline», ha detto l’avvocato Giorgio Altieri dello studio Tonucci & partners, legale del padre Paolo Trame, al termine dell’udienza. «Oggi abbiamo avuto la conferma che a nostro avviso si trattava di una situazione nota ed evidente e che – ha aggiunto -, purtroppo, quanto accaduto non era imprevedibile: il rischio che potesse succedere c’era».
In questo caso, l’imputata resterebbe imputabile, ma con una possibile riduzione della pena, pur rimanendo elevato il quadro sanzionatorio previsto per il reato contestato, che contempla anche l’ergastolo. «Il mio stato d’animo? Fortemente turbato dagli esiti della perizia che ci ha fatto desumere che era un evento prevedibile», ha detto Paolo Trame, il padre del bambino. «Voglio che si approfondisca tutto ciò che si deve approfondire. Voglio giustizia nei confronti di Giovanni, che è stato trucidato nonostante attorno alla madre di mio figlio c’era una struttura che la seguiva». «Io – ha sottolineato – ho fatto tutto quello che potevo fare: ho chiesto che curassero prima la madre di mio figlio e che lui non stesse mai solo con lei. Ma non sono stato ascoltato».
Il delitto si è consumato il 12 novembre 2025, nell’appartamento di piazza Marconi, a Muggia, dove la donna viveva. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Stasiuk avrebbe ucciso il bambino tagliandogli la gola, approfittando dell’unico incontro settimanale “non protetto” concessole dal Tribunale civile di Trieste. Alle spalle, una lunga e complessa battaglia legale con l’ex marito per l’affidamento del minore, durata circa otto anni. In passato Stasiuk era già stata seguita da un centro di salute mentale per problemi psichiatrici, ma al momento del delitto non risultava in cura.
Nell’interrogatorio davanti al pubblico ministero, la donna aveva ammesso di aver accoltellato il figlio, fornendo però spiegazioni ritenute farneticanti.
Subito dopo i fatti, la donna era stata ritenuta a rischio di compiere atti autolesionistici e, per questo, inizialmente piantonata in ospedale a Trieste. Successivamente era stata trasferita nella sezione psichiatrica del carcere di Bologna.
Da lì oggi si è collegata durante l’udienza. Da quanto emerso, non ha avuto alcuna reazione durante la discussione della perizia. Di fronte all’ex moglie in video Paolo Trame ha detto: «Non ho voluto nemmeno guardarla». »Ma la perizia è stata come una sorta di terapia – ha spiegato il consulente del padre della vittima, Raffaele Barisani -. La donna alla fine della perizia ha affermato di voler essere processata per ciò che ha fatto».
La perizia psichiatrica era stata disposta dal gip Francesco Antoni alla fine dello scorso anno e avrebbe dovuto essere depositata già trenta giorni fa. Il perito incaricato, lo psichiatra Lucio Di Gennaro, aveva chiesto una proroga di 60 giorni, ma il giudice ne aveva concessi la metà. Oggi in aula erano presenti anche i consulenti di parte Marco Novello, Anna Palleschi per la difesa di Stasiuk (assistita dall’avvocata Chiara Valente) e il pm Alessandro Perogio, che ora si appresta a chiedere il rinvio a giudizio della donna.
27 aprile 2026 ( modifica il 27 aprile 2026 | 17:44)
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