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La perdita di capelli, che affligge molte persone in condizioni come l’alopecia, potrebbe essere reversibile. Secondo un nuovo studio internazionale, sarebbe infatti legata a un momento cruciale a livello molecolare: la capacità delle cellule staminali sotto stress di resistere abbastanza a lungo da rigenerare i capelli.


APPROFONDIMENTI

Al centro del processo si trova la proteina MCL-1, che funziona come un vero e proprio sistema di difesa per le cellule staminali dei follicoli piliferi. Quando questa protezione viene meno, le cellule attivano un meccanismo di autodistruzione, impedendo del tutto la ricrescita.

L’alopecia, una patologia autoimmune che interessa circa il 2% della popolazione globale, provoca la caduta dei capelli senza lasciare cicatrici sul cuoio capelluto o su altre parti del corpo. Sebbene esistano diverse terapie, queste tendono spesso a intervenire sui sintomi più che sulle cause profonde. La nuova ricerca, pubblicata su Nature Communications, chiarisce meglio cosa accade a livello cellulare.

La fase di ricrescita

I follicoli piliferi seguono cicli continui di crescita, regressione e riposo.

Le cellule staminali al loro interno sono responsabili della rigenerazione, attivandosi, moltiplicandosi e formando nuovi capelli. Tuttavia, proprio questa fase di attivazione rappresenta un momento delicato.

Negli esperimenti sui topi, l’eliminazione della proteina MCL-1 nelle cellule cutanee non ha impedito la formazione iniziale dei follicoli. I problemi sono emersi successivamente: quando le cellule staminali hanno tentato di riattivarsi per rigenerare i capelli, lo stress le ha portate alla morte. Con il tempo, questo ha causato una perdita progressiva dei capelli e il deterioramento dei follicoli stessi.

Negli animali adulti, l’effetto risultava ancora più evidente. Quando il pelo veniva rimosso per stimolare la ricrescita, i follicoli privi di MCL-1 non riuscivano a rigenerarsi. Le cellule staminali necessarie per riavviare il ciclo venivano eliminate rapidamente.

Il pericolo dell’attivazione

Le cellule staminali in stato di riposo non sembrano risentire particolarmente dell’assenza di MCL-1. Tuttavia, una volta attivate e avviata la divisione cellulare, diventano molto più vulnerabili.

Questo avviene perché l’attivazione comporta uno stress significativo per il DNA e per i sistemi energetici della cellula. I ricercatori hanno osservato segni evidenti di danni al DNA nelle prime fasi della ricrescita. In risposta, entra in gioco la proteina P53, nota per il suo ruolo di controllo qualità: se il danno è eccessivo, induce la cellula a suicidarsi.

MCL-1 sembra contrastare questo processo, permettendo alle cellule di sopravvivere abbastanza a lungo da riparare i danni e continuare a crescere. In sua assenza, prevale la morte cellulare mediata da P53.

Quando gli scienziati hanno eliminato sia MCL-1 sia P53, la crescita dei capelli è ripresa, indicando che la rigenerazione dipende da un equilibrio molto preciso tra segnali di sopravvivenza e meccanismi di morte cellulare.

Un sistema più ampio di regolazione

Lo studio ha anche evidenziato l’esistenza di una rete più complessa che regola questo equilibrio. Una via di segnalazione chiamata ERBB, coinvolta in numerosi processi cellulari, è in grado di aumentare la produzione di MCL-1. Bloccando questa via, i livelli della proteina diminuiscono e la ricrescita dei capelli si arresta, replicando gli effetti della sua assenza.

Parallelamente, anche le proteine che favoriscono la morte cellulare hanno un ruolo fondamentale. Tra queste, BAK agisce come un esecutore principale. In modo sorprendente, la rimozione di una sola copia del gene Bak è risultata sufficiente per ripristinare la normale crescita dei capelli anche senza MCL-1.

Implicazioni per i trattamenti futuri

La maggior parte delle terapie attuali contro la caduta dei capelli si concentra su fattori come ormoni, sistema immunitario o circolazione sanguigna. Questo studio suggerisce invece un approccio diverso, basato sulla sopravvivenza delle cellule staminali durante la fase di rigenerazione.

Intervenire sui meccanismi che stabilizzano MCL-1 o che limitano la morte cellulare indotta dallo stress potrebbe permettere, in futuro, di proteggere queste cellule nel momento più critico. Questo potrebbe anche spiegare perché alcuni trattamenti non funzionano: se le cellule staminali non sopravvivono all’attivazione, la ricrescita non può avvenire.

Infine, le implicazioni di questa ricerca vanno oltre la perdita dei capelli. Meccanismi simili di sopravvivenza cellulare sono presenti in altri tessuti che dipendono dalle cellule staminali per la riparazione, e persino nel cancro, dove il controllo della vita e della morte cellulare è un elemento chiave.


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