di
Enrico Marro

Bonus solo a chi applica il «salario giusto». A disposizione un miliardo

Proroga dei bonus sulle assunzioni di giovani, donne e nell’area Zes; che però saranno riservati solo alle aziende che applicano il «salario giusto», cioè il «trattamento economico complessivo» definito dai contratti firmati dai sindacati più rappresentativi; indennità di vacanza contrattuale per incentivare il rinnovo dei contratti stessi; misure contro il caporalato e a tutela dei rider. Il governo accelera sul decreto legge Primo Maggio, che dovrebbe essere approvato oggi dal consiglio dei ministri. Il provvedimento, messo a punto ieri in un vertice a Palazzo Chigi, stanzia circa 960 milioni, in buona parte già previsti in Bilancio. 

La bozza del decreto prevede uno sgravio contributivo fino a 24 mesi per le aziende che assumono, fino al 31 dicembre 2026, a tempo indeterminato donne e giovani under 35 disoccupati da almeno 24 mesi o appartenenti a categorie svantaggiate. Lo sgravio può arrivare fino a 650 euro al mese per l’assunzione aggiuntiva di donne e fino a 500 euro al mese per quella di giovani. Previsto inoltre un bonus fino a 650 euro sulle assunzioni aggiuntive e a tempo indeterminato nelle piccole aziende della Zes unica per il Mezzogiorno.




















































Quali sono i contratti di riferimento

La novità forse più importante del testo è la norma che prevede che «l’accesso ai benefici previsti dal presente decreto è consentito in caso di trattamento economico individuale corrisposto non inferiore al trattamento economico complessivo» (Tec) definito «dai contratti nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, avuto riguardo al settore e alla categoria produttivi di riferimento». Una formula che assicurerebbe a tutti i lavoratori di una categoria il Tec (comprensivo delle voci che si sommano ai minimi di retribuzione) individuato di fatto dai contratti firmati da Cgil, Cisl e Uil, che il decreto definisce «salario giusto». La limitazione dei bonus alle aziende che applicano questo salario giusto renderebbe poco conveniente ricorrere ai «contratti pirata».

Contro i contratti pirata

Inoltre questo «salario giusto» diverrebbe di fatto il salario minimo, ma non fissato dalla legge (come chiede il centrosinistra) bensì dai contratti stessi. Nella bozza si legge infatti che i contratti stipulati da organizzazioni che non siano tra quelle più rappresentative non possono stabilire un Tec inferiore a quello indicato nei contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. E si afferma anche che nei settori non coperti da contrattazione collettiva il Tec «non può essere inferiore» a quello previsto dal contratto «maggiormente connesso all’attività effettivamente svolta dal datore di lavoro».

Piattaforme dei rider, accesso con Spid

Per combattere il ritardo nel rinnovo dei contratti, la bozza stabilisce che, entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni vanno comunque adeguate al 50% dell’inflazione Ipca (al netto dei prezzi energetici importati). Infine, contro il caporalato per chi lavora con le piattaforme digitali, in particolare i rider, si prevede: che l’accesso alle stesse piattaforme da parte del lavoratore possa avvenire solo con Spid e Cie o con autenticazione a più fattori; l’obbligo di fornire ai lavoratori le informazioni sul funzionamento dell’algoritmo; il divieto di cessione dell’account.

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27 aprile 2026