di
Matteo Fontana

La partita a San Siro il 6 gennaio 2024, il gol regolare con un giocatore dell’Hellas messo a terra: «Tornando in auto ci siamo resi conto dell’accaduto, ho studiato il protocollo Var, errori evidenti. Le indagini accerteranno come stanno le cose»

«Quella che avevo visto in quella partita a Milano è stata un’inaccettabile ingiustizia, non potevo non fare qualcosa. Che qualcosa non fosse andato in modo chiaro era stato evidente. Duda era a terra, l’Inter aveva segnato». E ancora: «Al ritorno da San Siro abbiamo rivisto le immagini di quel che è successo. Ero con i miei figli, allora quindicenni. Di fronte a quell’ingiustizia ho deciso di fare qualcosa». Era il 6 gennaio del 2024. Michele Croce, avvocato veronese e tifoso dell’Hellas, è stato a Milano per seguire i gialloblù nella partita con l’Inter. Una sconfitta per 2-1 segnata dal gol decisivo di Frattesi, con Duda, giocatore del Verona, che è stato messo a terra, nell’azione, da una gomitata di Bastoni. Per l’arbitro, Fabbri, non c’è niente di irregolare. Per Nasca e Di Vuolo, Var e Avar, idem: «Un’inaccettabile ingiustizia. Ho deciso che si doveva fare qualcosa», dice l’avvocato Croce.

Quel qualcosa, dunque, è stato preparare l’esposto che è stato il punto di partenza dell’inchiesta sulla gestione arbitrale che sta mettendo sottosopra il calcio in Italia?
«Ho preso in mano i regolamenti, mi sono studiato il protocollo Var. Ho riscontrato degli errori evidenti che sono stati commessi da Nasca e da Di Vuolo. C’era una condotta omissiva».

Cominciando da lì, che cos’ha inserito nella sua denuncia?

«Ho fatto riferimento alla legge 401 del 1989, articolo 1, comma 1. Si configurava la frode sportiva, nella fattispecie della frode generica. Di conseguenza, steso l’esposto nei giorni successivi, ho provveduto all’invio telematico dello stesso, per competenza territoriale, al tribunale di Milano».



















































Ci dica, avvocato: lei si era accorto di quanto era avvenuto in presa diretta, a San Siro?

«Che qualcosa non fosse andato in modo chiaro era stato evidente. Duda era a terra, l’Inter aveva segnato. C’erano state le proteste dei giocatori del Verona, accesissime, tant’è che Lazovic era stato espulso, e parliamo di un calciatore correttissimo, che penso non abbiamo mai ricevuto un cartellino rosso in carriera. Non era una situazione nomale, non poteva esserlo».

E poi?
«Poi, con i telefoni, si vede presto tutto. Dicevo che con i miei figli ce ne siamo resi conto in macchina, sulla via per Verona. Uno sbaglio clamoroso contro l’Hellas. Le parole del diesse Sogliano lo sottolinearono con nettezza dopo la partita».

Dopo il suo intervento ha avuto notizie dell’iter del fascicolo?
«Ne he seguito il percorso, ho visto che era stato affidato all’ufficio del dottor Ascione (il pm dell’inchiesta, ndr). Poi, verso l’estate scorsa, ho ricevuto una chiamata dalla Guardia di Finanza che mi ha posto delle domande su quanto era nell’esposto. Di seguito, sono stato convocato dallo stesso dottor Ascione».

«La conversazione, mi capirà, non può che restare riservata nei suoi contenuti specifici. Diciamo che mi riferito che il fatto di cui scriveva poteva non essere stato un caso isolato…».

L’inchiesta sta procedendo, che idea si è fatto?
«Vedremo quali sviluppi emergeranno, se ce ne saranno. Risulterà dalle indagini se ci siano stati degli imbrogli o meno, e di che genere. La mia premura, quando ho presentato la denuncia, era che si rispondesse a un bisogno di verità e correttezza sportiva. I miei figli erano rimasti molto colpiti per quello a cui avevano assistito. Quanto era avvenuto era stato un attacco alla passione, alle persone che vanno allo stadio e seguono il calcio con così tanto interesse e trasporto. Volevo che venisse dato un segnale di giustizia».

Dei protagonisti di questa vicenda cosa pensa?

«Chiarisco: non ho nulla contro nessuno. L’arbitro può sbagliare, da che c’è il calcio è così. Non ce l’ho con Fabbri. Non ce l’ho neanche con Bastoni, per quel suo brutto gesto ai danni di Duda, rimasto impunito. Sono cose di campo. Ma mi dica se è possibile che al giorno d’oggi, con la tecnologia e la Var, sia accettabile non intervenire, com’è accaduto quella volta. Io credo di no. Più di due anni dopo, forse, è ancora più evidente. Qualcuno se n’è accorto».


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27 aprile 2026 ( modifica il 27 aprile 2026 | 19:36)