di
Luigi Ferrarella

Il designatore orientato ad evitare l’interrogatorio, il capo Var Gervasoni risponderà. La curiosità: il pm dell’inchiesta ha già ottenuto il trasferimento alla Procura europea

Se mai dovesse esserci in futuro un processo per frode sportiva intorno alle contestate «bussate» del designatore Gianluca Rocchi alla sala Var di Lissone per far cambiare in diretta le decisioni e i suggerimenti dei varisti agli arbitri in campo, a rappresentare l’accusa non sarà il sostituto procuratore della Repubblica di Milano che da fine 2024 sta istruendo questa inchiesta, e persino la sede di questa parte di dibattimento potrebbe non essere Milano. Il pm Maurizio Ascione — oggi in servizio nel pool reati sessuali e familiari, all’inizio nel pool reati finanziari, in mezzo a lungo nel pool sugli omicidi colposi da malattie professionali legate soprattutto all’amianto — da poco ha infatti visto il Consiglio Superiore della Magistratura già deliberare il via libera, come primo in graduatoria tra coloro che hanno fatto domanda, al suo passaggio nei ranghi della «Procura europea antifrode» (Eppo) nella sede di Roma, trasferimento programmato attorno a luglio-agosto. 

Quanto alla sede dell’eventuale giudizio, se la condotta-reato fosse individuata appunto nelle mosse di Rocchi asseritamente presente dietro una vetrata della sala Var ospitata nell’International Broadcast Centre di Lissone, questa sede rientrerebbe nel raggio di competenza territoriale del Tribunale di Monza.



















































Sono comunque scenari al momento del tutto prematuri da considerare: sebbene non pochi dei numerosi arbitri ed ex arbitri ascoltati come testimoni nei mesi scorsi abbiano riferito di voci correnti su gesti in codice per comunicare da fuori la sala Var con gli addetti all’interno della sala Var (in violazione del protocollo che predicava impermeabilità), al momento le uniche partite sotto esame (tutte della scorsa stagione, non di quella in corso) e le uniche persone indagate sono quelle emerse sabato in occasione dell’invito a comparire notificato il giorno prima a Rocchi. Sono cioè il designatore arbitrale per la «bussata» al Var in Parma-Udinese dell’1 marzo 2025, il supervisore del Var Andrea Gervasoni, gli addetti al Var Luigi Nasca (per Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025 come Gervasoni) e Rodolfo Di Vuolo (al Var di Inter-Verona del gennaio 2024, gara della famosa gomitata di Bastoni), e (ma per una ventilata falsa testimonianza su Parma-Udinese) l’addetto Var Daniele Paterna

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Se indagati sono solo questi 5 arbitri, significa che allo stato non ci sono indagati tra tesserati o dirigenti di squadre di calcio.
Ancora più difficile da interpretare è l’altro filone, che invece resterebbe comunque di competenza milanese visto che come teatro avrebbe avuto lo stadio di San Siro il 2 aprile 2025. E cioè la «combine» di Rocchi — «in concorso con altre persone», che quindi o non sono ancora indagate se identificate, o ancora non sono identificate con certezza — per designare in una gara di campionato con il Bologna un arbitro gradito all’Inter; e per designare nella semifinale di Coppa Italia un arbitro invece sgradito ai nerazzurri ma lì voluto proprio per ridurre le possibilità statistiche di averlo poi ancora in campo nelle successive partite più decisive per lo scudetto. 

In assenza di atti depositati alle parti, si continua a non sapere da quale tipo di prova il pm abbia ricavato l’esistenza di un qualche punto di contatto tra Rocchi e il mondo Inter in quel 2 aprile. Poiché però l’elencazione delle fonti di prova è un obbligo per il pm che interroghi l’indagato, a questo punto dipenderà da Rocchi e Gervasoni scegliere se giovedì avvalersi della facoltà di non rispondere, oppure se presentarsi per ascoltare quali siano questi elementi, confrontarsi con essi e poterne così anche saggiare la solidità o friabilità. Al momento il barometro delle scelte difensive sembra volgere al rispondere per Gervasoni e al non rispondere per Rocchi.

Cosa sappiamo

  • I cinque sospettati e i club estranei Nel registro degli indagati ci sono cinque persone, tutti arbitri, e l’Inter e i suoi dirigenti non sono indagati. I club, al momento, sono estranei e non figurano nemmeno come parti lese
  • Le partite finite sotto la lente Le partite finite al centro delle contestazioni di frode sportiva avanzate dalla Procura di Milano, ovvero quelle venute fuori dalle imputazioni, non sono dell’anno in corso
  • I due esposti inclusi negli atti Agli atti sono finiti due esposti. Uno è quello dell’avvocato Croce, dopo Inter-Verona; il secondo è quello dell’assistente Rocca, grande accusatore del mondo arbitrale
  • Il pm assegnato ad altro incarico Il sostituto procuratore Maurizio Ascione ha già avuto l’ok del Csm per il trasferimento a Roma (già previsto). Il nodo della sede del processo per il quale sarebbe competente Monza

28 aprile 2026 ( modifica il 28 aprile 2026 | 08:15)