Tutti vogliono la Vitrifrigo Arena, Aspes e il Comune gliela danno per poi ricordarsi all’improvviso che nel salotto sportivo della città c’è quel mobiletto che occupa spazio. E allora lo spostiamo: a Forlì, a Jesi, ad Ancona, a Porto San Giorgio, vedremo dove ma non a casa sua, cioè in quella che dovrebbe essere la città del basket ma che ogni anno finisce per esserlo sempre di meno a causa dei suoi amministratori.

Se tre indizi fanno una prova, noi ne abbiamo una decina. Il primo risale a maggio 2022: la Vuelle arriva ai playoff in Serie A, li gioca contro la Virtus Bologna ma la Vitrifrigo Arena è occupata dal raduno della Tecnocasa. Uno psicodramma all’improvviso. Non si trova una soluzione, si cercano rimedi tecnici ma sembra che non ce ne siano, si vaga in mezza Italia a caccia di un palasport alternativo ma sarebbe inaccettabile dover emigrare, alla fine l’allora sindaco Matteo Ricci chiama i vertici di Tecnocasa e ne esce un accordo che salva capra (la convention aziendale) e cavoli (la partita). Pericolo scampato. C’è un’attenuante, in quel pasticcio: quando Tecnocasa aveva prenotato l’Astronave, le possibilità che la Vuelle andasse ai playoff erano le stesse che ha un cammello di passare nella cruna di un ago. Però Banchi ci passò, in quella cruna.

Ma la lezione non è servita. Ricordate i play-in dell’anno scorso? Stessa storia. Alla Vitrifrigo Arena c’è Tecnocasa e guai chi la tocca. La Vuelle comincia a fare il giro d’Italia virtuale sperando di trovare una città che la ospiti: Ancona sfuma, Jesi e Rimini pure, si ipotizza persino il PalaCampanara, poi viene ufficializzata la scelta di giocare a Cento, vengono messi in vendita i biglietti, ma la questura di Ferrara blocca tutto. Alla fine si va a Forlì dopo una figuraccia senza precedenti e si vince pure (contro Torino), ma è tale il disastro che sembra una vittoria di Pirro.

Ora ci risiamo e viene il mal di testa solo a pensare come possa finire stavolta. Dicevamo: c’è la Champions League di calcio a cinque che imporrà alla Vuelle di giocare almeno una delle prime due partite playoff a Forlì. E male, malissimo ha fatto la dirigenza del club ad assecondare il Comune quando la notizia della possibile sovrapposizione era emersa. Poi in concomitanza con le semifinali c’è Tecnocasa con cui bisognerebbe trovare un altro accordo tipo quello di Ricci, infine ci sono persino i venditori multilevel con i quali non si capisce nemmeno su cosa si dovrebbe ragionare. Inutile dire che in mezzo a tutta questa storia c’è anche la pervicacia con cui è stata cancellata ogni traccia di pallacanestro dal vecchio palas. La matrice è la stessa. E per fortuna che Pesaro è la città del basket. Se oggi la Vuelle organizzasse la Maxitavolata come dopo lo scudetto del 1988 dovrebbe prima chiedere al Comune se c’è il mercatino dell’usato in viale Trieste. O il torneo di freccette.

Ospite a casa sua: proprio un bel modo per festeggiare ottant’anni di vita gloriosa.

Roberto Fiaccarini