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Redazione Milano

La senatrice a vita è intervenuta a Milano all’incontro «Le vittime dell’odio» al Memoriale della Shoah. Il prefetto Sgaraglia: «Denunce per discriminazione in aumento». Il ministro: «Sul corteo usate manovre diversive»

«L’odio è talmente vasto che questa valanga trascina le persone. Io ho quasi 96 anni, sono vicina alla morte, eppure ci sono persone che mi scrivono: “Perché non muori”. Ora, certo succederà, magari non nei prossimi giorni. on posso e non vorrei andare avanti più di tanto». Lo ha detto la senatrice a vita Liliana Segre, in occasione del convegno dal titolo “Le vittime dell’odio”, organizzato dall’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori (Oscad) della Direzione centrale per la Polizia criminale al Memoriale della Shoah. «Tu cosa pensi – ha domandato al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi -. Sarà da curare questo qui o sono da curare io?». 

«Non posso prescindere da questo posto. Ricordo troppo bene il giorno in cui ci sono entrata prigioniera», ha detto ancora Segre riferendosi al luogo che oggi ospita il memoriale. «Non posso non notare quanti governi si siano succeduti e quanto l’antisemitismo sia stato sopito» ha osservato apprezzando che all’incontro sia stato proiettato un video con il decalogo per il rispetto nello sport fatto in occasione della paralimpiadi di Milano Cortina. «A me non manca un arto – ha osservato la senatrice a vita – ma nella testa sono rimasta così. Non posso cambiare. È parte di me dall’inizio alla fine». 



















































Al convegno è intervenuto anche il prefetto di Milano ricordando che, con la situazione internazionale «sono aumentate le denunce per discriminazione razziale e antisemitismo. Occorre avere attenzione e non sottovalutare – ha detto Claudio Sgaraglia – altrimenti il rischio è che si giunga a reati più gravi».

«La mia è la condanna più netta. Sono state usate manovre diversive molto gravi» sul 25 aprile a Milano, «le bandiere, le effigi, prendersela con la questura o la gestione dell’ordine pubblico. Invece bisogna partire da una denuncia secca, fermo restando ogni critica su quello che sta avvenendo a Gaza o in Iran, ma sono cose diverse dal 25 aprile». Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi intervistato al Memoriale della Shoah di Milano. Piantedosi ha poi sottolineato il ruolo della Brigata ebraica nella Liberazione e quindi «la legittimità» della sua presenza alla manifestazione. Ha aggiunto: «Il 25 aprile è e dovrebbe essere unificante per tutti, fu un inizio nuovo e invece si è usata la violenza nel momento in cui si celebra l’inizio di una vita senza violenze. Trovo tutto questo molto contraddittorio». Il ministro ha concluso: «Rinnovo assoluta e totale dedizione a preservare la comunità ebraica nazionale da ogni forma di razzismo, violenza e discriminazione. Dobbiamo fare mente locale su cosa si può fare», in vista del prossimo anno. 


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28 aprile 2026 ( modifica il 28 aprile 2026 | 13:59)