di
Emily Capozucca
L’Antitrust ha accertato un cartello tra i principali produttori italiani di snack salati venduti a marchio privato e ha erogato maxi multe. Nel mirinito Amica Chips (8,24 milioni), Pata (7,56 milioni) e Preziosi Food (7,50 milioni)
Maxi sanzione dell’Antitrust sul mercato degli snack salati a marchio del distributore. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha accertato un cartello tra i principali produttori italiani attivi nel segmento infliggendo multe per 23,3 milioni complessivi. Nel mirino dell’Autorità sono finite Amica Chips (8,24 milioni), Pata (7,56 milioni) e Preziosi Food (7,50 milioni).
Il marchio del distributore
Secondo quanto ricostruito dall’Antitrust, le tre società avrebbero dato vita a un accordo restrittivo della concorrenza in violazione dell’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, coordinando le rispettive politiche commerciali per spartirsi le forniture di snack salati destinati alla grande distribuzione e venduti con il marchio delle insegne. Un segmento, quello dei prodotti a marchio del distributore, sempre più centrale nelle strategie delle catene della grande distribuzione e nella spesa delle famiglie.
L’intesa, definita «attuato un’intesa segreta unica, complessa e continuata», avrebbe consentito agli operatori coinvolti di evitare un confronto competitivo diretto, incidendo su prezzi e condizioni di fornitura in un comparto rilevante per i consumi quotidiani.
La decisione del programma di clemenza
Nel corso dell’istruttoria l’Autorità ha applicato il programma di clemenza, riconoscendo a Pata e Amica Chips una riduzione della sanzione in cambio della collaborazione fornita e degli elementi probatori messi a disposizione. Non solo. Per la prima volta è stata attivata anche la procedura di transazione prevista dalla normativa nazionale, che ha consentito alle tre società un ulteriore sconto sull’ammenda a fronte del riconoscimento delle contestazioni. Una scelta che non convince le associazioni dei consumatori. Il Codacons parla di decisione sbagliata perché «appare contraddittorio riconoscere sconti e benefici alle aziende coinvolte, che al contrario andrebbero punite con la massima severità anche per creare un effetto deterrente verso gli operatori del mercato», conclude l’associazione, sottolineando come intese di questo tipo finiscano per danneggiare i cittadini.
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28 aprile 2026
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