di
Rosanna Scardi

Il cantante si è raccontato nel programma “Kong” di Fabio Volo: «In Italia l’inizio fu difficile, non sapevo giocare a calcio: cantavo e mi facevo capire».

«Avevo bisogno di esprimermi con la voce ma, siccome in casa non vivevamo in condizioni economiche fiorenti, mio padre mi chiese di aiutare e, per cinque anni, ho lavorato come segretario in un albergo». A raccontarsi è Riccardo Cocciante, ieri sera (lunedì 27 aprile), ospite di «Kong – Con la testa tra le nuvole», programma condotto da Fabio Volo su Rai 3, dalla cima della Torre Branca di Milano, a 100 metri d’altezza. 

Il cantante ha ripercorso la sua infanzia in Vietnam, Paese in cui è nato da
mamma francese e papà italiano e ha vissuto fino agli undici anni. «Ero inserito molto bene – ripercorre Cocciante -, quel periodo è stato molto bello. Vivevo anche con i vietnamiti, quando pioveva andavamo a fare una cosa che i bianchi non potevano fare: il bagno nelle pozzanghere. Mi piaceva il caldo, ci si veste di conseguenza, non avevamo le scarpe, che poi ho scoperto in Italia essere una schiavitù. Erano belli la luce, i colori, gli odori, fortissimi, mentre in Europa tutto è omologato, sbiadito, i contrasti si perdono». 



















































Una volta arrivato in Abruzzo, non è stato facile integrarsi. «All’inizio non era piacevole – prosegue il cantante, di madrelingua francese -, mi prendevano in giro, poi si sono abituati a me: ero negato per il calcio, non sapevo toccare una palla e ho visto lì la neve per la prima volta». Volo gli ha domandato se queste difficoltà siano state uno strumento per esprimersi con la musica. «Cantavo e mi capivano – afferma Cocciante -. La musica è venuta da me e ho cercato di darle una forma». Il percorso è stato in salita. «“Bella senz’anima” – dice – è un grido di disperazione, non la voleva nessuno, l’hanno bocciata in Rai. Invece, al pubblico piaceva il mio modo di cantare un po’ nero, un po’ bianco, un po’ francese, un po’ italiano, un po’ americano». 

In famiglia, riferisce, di essere stato «sostenuto, mia mamma e una mia zia pianista mi hanno aiutato a seguire la mia strada, mio padre mi lasciava libero di scegliere, non mi hanno impedoto e io l’ho fatto». Ai giovani, Cocciante consiglia: «Studiate, andate a imparare le regole, ma poi scordatevele, scavate e scoprite qualcosa di inedito in voi».


Vai a tutte le notizie di Brescia

Iscriviti alla newsletter di Corriere Brescia

28 aprile 2026 ( modifica il 28 aprile 2026 | 18:37)