Con Davide Cassani facciamo un bilancio conclusivo della primavera delle classiche. Ancora una volta a prendersi la scena è stato Tadej Pogacar, vincitore della Strade Bianche, della Milano-Sanremo, del Giro delle Fiandre e della Liegi-Bastogne-Liegi; ma a Roubaix ha trionfato Wout Van Aert, e anche Paul Seixas è stato grande protagonista della primavera conquistando la Freccia Valline. Nessuna monumento, invece, per Mathieu Van der Poel e Remco Evenepoel, mentre per l’Italia il miglior risultato in una monumento è stato il sesto posto di Andrea Vendrame alla Sanremo.
«Pogacar è stato straordinario come sempre: tra tutte le gare quella che mi ha impressionato di più è stata la Sanremo. Alla Liegi, però, Seixas gli ha dato filo da torcere: non mi aspettavo il francese già a questi livelli. Non lo manderei al Tour, ma lo ammiro molto per come ha interpretato la Doyenne: dando cambi a Pogacar, ha corso da campione vero. Da Evenepoel, invece, mi aspettavo di più: ormai da anni non migliora più in salita, e quindi può vincere solo quando mancano i grandi fenomeni. I corridori italiani in più occasioni sono stati sfortunati – per esempio Trentin al Fiandre e Ganna alla Roubaix – e complessivamente non hanno raccolto molto, ma speriamo di rifarci al Giro d’Italia: questo Pellizzari può sicuramente salire sul podio finale».
Ascolta l’ultima puntata di “Una voce in fuga”, il podcast di Bicisport, con Davide Cassani!
