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Redazione Online

L’incriminazione riguarda una foto postata su Instagram lo scorso anno. Lui: «Sono innocente, questo non è il modo in cui il Dipartimento di Giustizia dovrebbe operare». A settembre era già stato incriminato per aver indagato sul Russiagate

Dopo la seconda incriminazione per aver «minacciato di morte» Donald Trump per un post sui social media, è stato emesso un mandato d’arresto per l’ex direttore dell’Fbi James Comey, nominato da Barack Obama e confermato dal tycoon durante il suo primo mandato. Lo riporta la Cnn,  chiarendo che il mandato non significa necessariamente che l’arresto sia imminente e che esiste anche la possibilità che al funzionario venga consentito di costituirsi spontaneamente. Sarebbe comunque un evento
senza precedenti per un ex capo del Bureau. L’incriminazione di Comey è la seconda dell’amministrazione Trump dopo quella di settembre per aver indagato sul presidente Usa nell’ambito del Russiagate

In quest’ultimo caso che ha portato al mandato di arresto, le accuse si riferiscono a una foto dello scorso
anno postata dall’ex capo dell’Fbi su Instagram, in cui si vede
una serie di conchiglie a formare i numeri «86 47», accompagnata dalla scritta «una curiosa formazione di conchiglie durante la mia passeggiata in spiaggia». Nel gergo della ristorazione, il numero 86 indica l’atto di eliminare o
rimuovere definitivamente una voce dal menu, mentre il 47
farebbe riferimento al 47esimo presidente
degli Stati Uniti, Donald Trump. 



















































Il post, poi cancellato da Comey con la giustificazione di «non essersi reso conto che alcune persone associano quei numeri alla violenza» e di essere «contrario alla violenza di qualsiasi tipo», era stato interpretato dai repubblicani come una minaccia contro il tycoon. L’allora segretaria del Dipartimento per la Sicurezza Interna, Kristi Noem, aveva annunciato che l’ex capo dell’Fbi sarebbe stato oggetto di un’indagine per quello che lei aveva definito un incitamento «all’assassinio» del tycoon.

L’accusa a Comey è stata formalizzata dal ministro della Giustizia ad interim Todd Blanch in una conferenza stampa: «Oggi, un Gran Giurì del Distretto orientale della Carolina del Nord ha emesso un atto d’accusa contro James Comey per due capi d’imputazione» ha annunciato Blanche, precisando che il primo capo d’accusa è di aver minacciato con consapevolezza e volontà «di uccidere e di infliggere lesioni fisiche» al presidente americano, mentre il secondo è di «aver trasmesso consapevolmente e
volontariamente una comunicazione interstatale contenente una
minaccia di morte» al presidente americano.

«È giusto affermare che minacciare la vita di chiunque è pericoloso e potenzialmente un reato: minacciare la vita del presidente degli Stati Uniti non sarà mai tollerato dal Dipartimento di Giustizia», ha aggiunto Blanche, fornendo dettagli dell’incriminazione anticipata dalla Cnn. Il ministro ha ricordato che malgrado «il caso sia unico, e questa incriminazione spicchi per il nome dell’imputato, la sua presunta condotta è dello stesso genere che non tollereremo mai e che indagheremo sempre e perseguiremo sempre». 

Comey, intanto, in un video pubblicato su Substack si dice fiducioso che sarà scagionato in tribunale: «Non finirà qui. Tuttavia, per quanto mi riguarda, nulla è
cambiato. Sono ancora innocente. Non ho ancora paura. E continuo a credere nell’indipendenza della magistratura federale – ha detto l’ex capo del Bureau -. È però fondamentale che tutti noi ricordiamo una cosa: questo non è il modo in cui il Dipartimento di Giustizia dovrebbe operare. La buona notizia è che, giorno dopo giorno, ci avviciniamo sempre più al ripristino di quei valori. Non perdete la speranza».

29 aprile 2026 ( modifica il 29 aprile 2026 | 03:09)