di
Gaia Piccardi

Sinner sfida il talentino di casa Jodar (in 4 mesi da pro, n. 34 al mondo) nei quarti a Madrid: stesso talento, stessa umiltà, stesso percorso di Jannik. E il n. 1 la regola Evert in testa: «La prima volta batterlo forte, che se lo ricordi»

Tira aria di prima volta speciale, lassù ai 657 metri di quota della Caja Magica. «Un’occasione da sfruttare» la definisce il figlio, Rafael Jodar Camacho da Leganés, pensando all’opportunità di crescita dell’incrocio con il padre tennistico, Jannik Sinner da Sesto Pusteria, ed è l’atteggiamento giusto: lo stesso che ebbe il barone rosso a Montecarlo nel 2021 al cospetto di Djokovic, primo atto della rivalità tra totem ed erede. Perché è da questo gioco di specchi riflessi e rimandi concentrici che uscirà il giocatore migliore.

Jodar-Sinner, oggi a Madrid, vale un quarto di finale. Chi la spunta affronterà venerdì il vincente del match tra il toro francese Fils e il ceco Lehecka, che ieri ha eliminato Musetti. Ma ci sono ben più di 200 punti per il ranking in palio nel primo incrocio tra il numero uno del mondo e il ragazzo spagnolo classe 2006 che sta crescendo a sua immagine e somiglianza. 



















































Aspettavamo Carlitos Alcaraz come a Montecarlo e invece gli dei del tennis estraggono dal mazzo il pivot (191 cm) con la faccia da bambino, che si emoziona quando nel tunnel che porta fuori dal centrale trova Jude Bellingham, idolo della sua squadra del cuore, il Real. A Jodar la tonnara non fa paura: si è formato nell’Ncaa americana, tanti match a distanza ravvicinata, tifo contro nelle orecchie, molto veloce sotto le suole infatti preferisce il cemento alla terra, anche se è sul rosso che, in questi giorni, sta rilasciando una lenta esplosione che ridisegnerà, a suo modo, la classifica. La 12ª vittoria sulla polvere di mattone lo scaraventa di fronte a Sinner, a cui non dispiace che l’asticella si alzi: «Ha talento, sono curioso di giocarci contro: è bene che succeda almeno una volta prima di Roma e Parigi» dice Jannik con in testa l’antica e sempre valida regola di Chris Evert: la prima volta che affronti un potenziale avversario del futuro battilo con il punteggio più severo che puoi, se lo ricorderà a lungo.

Partirà forte con Jodar, sul centrale, Sinner. Rovescio naturale contro rovescio naturale, sulla diagonale del dritto ancora non c’è confronto, dall’alto pioveranno sassate di servizio rese più penetranti dall’altitudine

Contro il mancino Norrie, Jannik ha estratto dalla battuta l’81% di punti sulla prima, con gli ace a Madrid è salito in doppia cifra (10) solo con Bonzi all’esordio. Oggi è il giorno giusto per il salto di qualità. 

Ricorda il Sinner 19enne, Rafa junior allenato da Rafa senior, già tanto avanti in classifica (n.34 Atp) in soli quattro mesi di professionismo: sempre lucido, positivo, umile, proteso verso l’apprendimento. Nel suo angolo soltanto il padre, anche se da lunedì avrà la coda fuori dalla porta di aspiranti coach, manager, press agent. Dietro le quinte lo consiglia David Ferrer, capitano della Spagna di Davis; la Federazione iberica lo incentiva con wild card che Jodar fin qui ha onorato da vero professionista, benché fino all’anno scorso giocasse nel campionato di college e nei challenger, arenandosi con il coetaneo Martin Landaluce nel girone delle Next Gen Finals.

A Madrid el nuevo Rafa ha fatto scordare ai tifosi l’assenza di Alcaraz per infortunio e ha preso a cazzotti la fama da predestinato che precede Joao Fonseca, uscito ammaccato da tre set di altissimo livello. A Jannik Sinner non è sfuggito un quindici di quel match: «L’ho visto tutto, in albergo». 2h07’58” di squarci sul domani, quello di Jannik incluso. «Sono super contento di giocare un incontro difficilissimo, cercherò di alzare ancora il mio livello e di capire cosa mi manca». Sembrano parole di Jannik, invece le ha pronunciate Rafa. «Non sarà l’ultima volta che ci affrontiamo» è il presentimento sinneriano. La prima, che segna l’inizio di una nuova rivalità, è un’alba che sorge da Madrid

29 aprile 2026