di
Giuliana Ubbiali

Le immagini sono di marzo, una data lontana dalla profanazione datata a novembre: allora perché non dire di essere stato fuori dal cimitero di Strozza? Le cassette di sicurezza in cui Pamela teneva i contanti. Alla mamma le domande sulle minacce (che lei nega)

Un’ossessione, i soldi, entrambi? Con l’indagine blindata sulla profanazione del corpo di Pamela Genini, il poco che trapela permette solo di mettere insieme qualche pezzo. È evidente che, dalla scoperta della salma della 29enne decapitata nel cimitero di Strozza, Francesco Dolci sia al centro dell’attenzione. Ci si è messo lui stesso, andando continuamente in tivù — fino a due giorni fa, per poi sparire dagli schermi — a sostenere la sua tesi per cui Pamela sarebbe finita in un giro di frequentazioni pericolose e denaro. E delle minacce e delle violazioni di domicilio che lui ha denunciato di aver ricevuto. Sempre dicendo di avere le prove che tirerà fuori.

In questa girandola di dichiarazioni, che cosa c’è di vero? È sotto la lente delle indagini e, va detto, Dolci non risulta indagato. La scorsa settimana i carabinieri, coordinati dal pm Giancarlo Mancusi, hanno chiesto alla mamma di Pamela, Una Smirnova, con il compagno Piergiuseppe Rota, al fratello e alla sorella se avessero mai ricevuto minacce o intimidazioni. Dolci ha parlato di cassette di sicurezza che Pamela aveva. In effetti risultano anche agli inquirenti. Non ne hanno accesso, perché non sono sotto sequestro, nemmeno per l’indagine milanese sull’omicidio della ragazza commesso dal suo ex Gianluca Soncin. Dunque, deve essere emerso da testimonianze ritenute attendibili. Sarebbero almeno tre cassette, in banche tra Milano e Bergamo, con 300-400 mila euro in tutto. In una ci sarebbe anche un certificato di garanzia di un orologio di valore. L’oggetto non c’è. Inoltre, Pamela aveva un conto corrente con altro denaro. 



















































Un patrimonio che andrà ai familiari come successione, è la prassi, compatibilmente con i tempi delle pratiche. E se anche fosse, che cosa c’entrano i soldi con la decapitazione? La famiglia sostiene di non aver ricevuto minacce. «Mai ricevute», ha detto lei in un’intervista al Corriere della Sera. Dolci parla di presunte organizzazioni criminali non ben definite, di conti e società. Lui stesso ha riferito ai carabinieri di 400 mila euro dati a Pamela, raccontando poi in tivù di cene, regali, vacanze nei «sette anni di relazione». Veri fidanzati, come sostiene lui? Elisa Bartolotti, una delle amiche di Pamela sentita lunedì al comando provinciale di via delle Valli, ha detto ai giornalisti che «forse i primi tempi sì, lo erano, ma poi erano solo amici».

Dalla scoperta della profanazione, il 23 marzo, Dolci si è sovraesposto. Alle telecamere ha parlato più lui di Pamela che mamma Una. Anche il giorno dell’autopsia sui resti della salma che ha datato la violazione verso novembre, era l’unico fuori dalla camera mortuaria, da dove si è collegato in diretta tivù. Parlando a raffica, nelle trasmissioni non si è mai sottratto alle domande, anche le più dirette, per la serie: «Tanti pensano sia stato lei». Lui nega. Non ritiene nemmeno di essere l’uomo ripreso dalle telecamere fuori dal cimitero, attorno alle 2 di notte. Il giorno preciso non viene svelato, ma dev’essere nei sette prima della macabra scoperta oltre i quali i filmati non vengono memorizzati. Dall’andatura e dalla corporatura, gli inquirenti ritengono possa essere lui «tra l’80 e il 90%». Cercato, Dolci non ha risposto alle telefonate.

L’uomo ripreso si ferma qualche minuto. Per la distanza e la poca nitidezza dei filmati non si può dire cosa faccia. È vicino al cancello. Non cerca di aprirlo, con il pulsante interno sulla sinistra; sta più sulla destra. Poi si allontana e va verso il parcheggio appena fuori dal cancello, con i cipressi a definire gli stalli. Lì le telecamere riprendono poco e in modo parziale. C’è un’automobile. Non si vede se l’ombra ci sale. Potrebbe essere compatibile con l’Opel, un’utilitaria, con cui Dolci gira. E se anche ci fosse andato? Non è il giorno della profanazione. Chi ha perso una persona cara potrebbe spingersi ad affacciarsi al cimitero, per quanto di notte risulti strano.

Se non si ha nulla da nascondere, perché non dirlo? Per paura di attirare l’attenzione su di sé? Ma Dolci l’ha fatto da solo, anche pronunciando frasi come «mi faranno trovare la testa di Pamela in giardino». Non risulta che gli autori delle aggressioni c’entrino con ambienti criminali di cui parla. Un suo film? «Area videosorvegliata», annunciano i cartelli fuori dalla casa di Sant’Omobono. Potrebbero spiegarsi con le telecamere e gli allarmi le sei sim (che non hanno generato traffico telefonico) attivate negli ultimi mesi, alcune intestate alla mamma.


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29 aprile 2026 ( modifica il 29 aprile 2026 | 07:46)