di
Chiara Dino

Dagli architetti agli amministrativi, secondo la Cgil il fabbisogno
sarebbe di 180 unità. «Ma siamo 110, a Firenze serve assumere»

Al netto di possibili errori, come quelli che hanno fatto esplodere il caso del cubo nero dell’ex Teatro Comunale o del grande cilindro bianco dell’Iliad di viale Belfiore — errori su cui anche la magistratura indaga e la città si interroga — la Soprintendenza di Firenze e Prato arranca nell’ottemperare ai suoi obblighi anche perché soffre di una preoccupante penuria di personale e risorse. Tenuto conto che stiamo parlando dell’istituzione cui è delegato il delicato compito di vegliare sulla tutela del nostro immenso patrimonio e di dire sì o no a interventi di ogni tipo su beni vincolati come lo è il nostro paesaggio, non si può valutare con obiettività quanto sta succedendo in città in questi anni se non si parte da questo assunto.

Nessun intento assolutorio in questa disamina della situazione in cui operano quanti vegliano sulle nostre bellezze. Solo un ragionamento che parte da dati. «In soprintendenza — ci ha spiegato Giovanni Golino della Cgil Funzione Pubblica — lavorano 110 unità a fronte di un fabbisogno che, abbiamo calcolato, è di circa 180 persone. I calcoli sono presto fatti. I funzionari, tra storici dell’arte, architetti, restauratori sono 60; tra questi gli architetti — deputati a occuparsi del paesaggio anche se poi spesso hanno bisogno di pareri delle altre figure — sono 18. Per poter lavorare in maniera confacente alla richiesta di pareri che arrivano ogni giorno negli uffici, ognuno dei funzionari avrebbe bisogno di essere affiancato da due amministrativi, (dunque ne servirebbero 120 mentre sono in tutto 50, ndr). È anche grazie a queste persone, che con lui collaborano nello smistamento e nell’analisi delle richieste, così come nelle istruttorie da predisporre, che poi il funzionario sarà in grado di esprimere un parere che comunque dovrà poi passare al vaglio finale della Soprintendente». A conti fatti mancano una settantina di unità.



















































Il ragionamento da fare — e in questo ci è venuta in aiuto l’ex numero uno di Palazzo Pitti, Paola Grifoni — è che «Per ogni pratica occorre una istruttoria ben fatta, uno o più sopralluoghi sul posto, una conoscenza approfondita del territorio che spesso viene ostacolata dalla eccessiva mole di lavoro in capo a ciascun funzionario». Non basta: è sempre Paola Grifoni a ricordarci che se prima — lei è in pensione dal 2017 — «Era molto più frequente il ricorso ai sopralluoghi, oggi è prassi lavorare sempre più spesso sulle pratiche e non sempre andando a vedere di persona i beni su cui viene chiesto parere».

Non sembri questo un atto di accusa nei confronti di chi le è succeduto. Il problema che lei solleva è infatti relativo al taglio delle risorse, non solo numeriche quanto a personale, ma anche economiche, cui sono state soggette le Soprintendenze, quella fiorentina in testa. «Oggi, differentemente da quanto avveniva quando lavoravo io le Soprintendenze sono sprovviste di macchine di servizio con cui un tempo si facevano i sopralluoghi». Ma non basta. Aggiunge infatti Golino: «Non sono solo le autovetture a essere carenti ma tutto quello che occorre a fare un sopralluogo. Mancano risorse anche per dotarsi dei Dpi (dispostivi di protezione individuale tipo caschetti e scarpe antiscivolo)».

Manca un po’ di tutto, insomma. E qui la principale imputata è la riforma dei Beni Culturali che è stata varata quando era in carica il ministro Dario Franceschini. Che l’ex soprintendente Paola Grifoni l’abbia sempre contrastata è cosa nota. Ma se ascoltiamo il ragionamento del sindacalista che ci ha fornito i dati non siamo tanto lontano da quello più volte fatto dall’architetto Grifoni. «Quanto sta accadendo alla Soprintendenza di Firenze — ci dice — va letto dentro a una cornice più ampia. Negli ultimi anni nel nostro Paese si è parlato dei nostri beni culturali come di una risorsa economica importante. Bene lo è: con la cultura si mangia anche. Ma per farlo non si può solamente investire sulla valorizzazione del nostro patrimonio artistico, (cosa avvenuta in maniera parziale con l’stutuzione dei grandi musei autonomi ndr) bisogna investire anche e soprattutto sulla loro tutela. Sui loro restauri, sul mantenimento di alti standard di qualità nel lavoro di chi è deputato a proteggerli. Il territorio di Firenze in Italia è tra quelli più vincolati d’Italia. C’è bisogno di tanta gente che se ne prenda cura e lo protegga. A me risulta che alcuni funzionari in Soprintendenza a volte lavorino pure nei giorni di ferie». Forse è ora che qualcosa cambi. 


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29 aprile 2026