di
Dimitri Canello
Si tratta del predatore più piccolo del mondo: l’incontro nella zona di Voltago Agordino. L’autore: «Scatto incredibile, cambia direzione in un millisecondo»
È un incontro che molti fotografi naturalisti sognano per una vita intera, spesso riducendosi a un fugace lampo marrone tra l’erba o a un paio di occhietti curiosi che spariscono ancora prima che l’indice possa sfiorare l’otturatore. Questa volta, però, il tempo ha deciso di rallentare. Il fotografo naturalista bellunese Mario De Marco ha immortalato un nuovo, prezioso avvistamento: la donnola (Mustela nivalis), il predatore più piccolo del mondo, in un momento di rara visibilità nei pressi di Voltago Agordino.
Caccia alla pazienza
Uno scatto che racconta un incontro indimenticabile, reso possibile da una vera e propria caccia alla pazienza:; «Fotografare una donnola non è come fotografare un cervo o un airone», racconta De Marco. «La donnola è “liquida” – evidenzia il fotografo – si infila in buchi minuscoli, cambia direzione in un millisecondo e raramente sta ferma. È una presenza che sfugge, più che mostrarsi». Ed è proprio qui che la fotografia naturalistica diventa attesa, studio, silenzio. «Il trucco, oltre alla fortuna, è la pazienza», spiega il fotografo. «Bisogna conoscere – conferma De Maro – il cosiddetto “pop-up”: la donnola esce da un buco e per due secondi rimane immobile. In quel frammento infinitesimale si decide tutto e lì puoi sperare di immortalarla».
«Pochi istanti ma sufficienti»
De Marco racconta di averla osservata mentre si muoveva rapida tra i prati, fino a centrare un passaggio cruciale. «L’ho vista entrare in una tana e mi sono posizionato a debita distanza, con il mio 200-600 mm. Non ho fatto altro che aspettare. E alla fine è uscita. Pochi istanti, ma sufficienti». Il valore dello scatto, però, non è soltanto un puro esercizio di tecnica. È la testimonianza di un equilibrio fragile tra osservatore e natura, tra presenza e invisibilità. «Sono incontri che ti ricordano perché fai questo mestiere: non per controllare la natura, ma per aspettarla». Un attimo. Un respiro. Poi di nuovo il silenzio dei prati dell’Agordino, in un tripudio di colori mentre la natura si risveglia con l’avanzare della primavera.
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29 aprile 2026
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