La cantante statunitense ha scelto di depositare il marchio registrato della sua voce e del suo aspetto per fronteggiare i deepfake generati dall’intelligenza artificiale che circolano sempre più spesso in Rete
Per tutelarsi dai deepfake generati dall’intelligenza artificiale generativa, la cantante Taylor Swift (in cima alle classifiche d’ascolti stilate in occasione dei 20 anni di Spotify) ha recentemente brevettato la sua voce e il suo aspetto. Per farlo si è servita di due clip audio e una fotografia (depositati presso l’Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti) che, come riporta l’avvocato Josh Gerben nel suo blog personale, sono stati progettati in maniera specifica per proteggere la cantante dalle minacce dell’intelligenza artificiale. È lo stesso Gerben, infatti, che evidenzia l’utilità dei marchi registrati nel fronteggiare la (sregolata) diffusione di questi nuovi strumenti, offrendo un livello aggiuntivo di protezione alle già esistenti leggi sui diritti d’immagine.
Nei due audio in questione si sente chiaramente la voce di Taylor Swift che presenta il suo ultimo album: «Hey, sono Taylor Swift, potete ascoltare il mio nuovo album “The Life of a Showgirl”, disponibile in streaming su Amazon Music Unlimited». La fotografia depositata mostra invece la cantante sul palco, con un abito in paillettes e una chitarra rosa in mano.
Una scelta, quella della popstar statunitense, che segue a ruota quanto fatto il mese scorso dal doppiatore italiano Luca Ward, oltre che dagli attori Matthew McConaughey e Anil Kapoor nel passato recente.
Le proteste nel mondo e i rischi dei deepfake
Il malcontento generale nei confronti dell’intelligenza artificiale generativa si sta diffondendo a macchia d’olio tra gli artisti e i creativi di tutto il mondo, in particolar modo negli Stati Uniti, dove ad oggi vige un vero e proprio «Far West normativo» in materia di tutela delle proprietà intellettuali, che ha spinto attrici come Scarlett Johannsson e Cate Blanchett a lanciare una campagna di protesta. L’Europa non è di certo da meno, con 10.000 scrittori che in segno di protesta hanno dato vita ad un libro vuoto, che al suo interno riporta esclusivamente i loro nomi. D’altronde le dichiarazioni al Wall Street Journal di Matthew McConaughey risalenti a gennaio non lasciavano spazio a fraintendimenti: «Vogliamo creare un perimetro chiaro attorno alla proprietà, con il consenso e l’attribuzione come norma nel mondo dell’intelligenza artificiale.»
Al di là della proprietà artistica (che va necessariamente regolamentata con tutte le tutele del caso), i deepfake generati dall’AI ledono spesso e volentieri la reputazione degli individui a cui si «ispirano», a prescindere dalla loro professione: negli ultimi due anni, sarebbero infatti circolate su X (e altri social network) diverse foto esplicite che ritraggono Taylor Swift in atteggiamenti intimi, attirando milioni di curiosi nonostante la loro immediata cancellazione. Gli stessi deepfake possono essere potenzialmente utilizzati per eventuali endorsement politici o spot pubblicitari, all’insaputa del malcapitato di turno: la stessa Taylor ne è stata vittima due anni fa, con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che condivise alcuni deepfake della cantante, sostenendo che fosse a favore della sua elezione.
In tal senso, assume un ruolo sempre più centrale la verifica delle fonti, a fronte di un mondo digitale in cui diventa sempre più difficile distinguere la finzione dalla realtà, con tutta la disinformazione che ne consegue.
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29 aprile 2026 ( modifica il 29 aprile 2026 | 14:37)
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