di
Simona Marchetti
Ospite di Diletta Leotta per il podcast “Mamma Dilettante”, il vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo ha parlato del rapporto con la donna con cui è sposato da 34 anni
Si sono conosciuti da adolescenti e si sono scambiati il primo bacio «a Posillipo, lei aveva 16 anni e io 15. Sentivamo il bisogno, nonostante la giovane età, di stare insieme. È una promessa che ci siamo fatti», racconta Sal Da Vinci, ospite del podcast “Mamma Dilettante” di Diletta Leotta, a proposito della moglie Paola Pugliese, con cui a giugno festeggerà i 34 anni di matrimonio. Lontana dal mondo dello spettacolo, la donna è però da sempre un punto fermo imprescindibile della sua vita. «Un’ora prima di andare in onda mi ha chiamato e mi ha detto “è bellissimo questo momento, però noi siamo sempre un po’ distanti” e quando le ho fatto notare che ero partito solo ieri, mi ha risposto “sì, però anche l’altra volta sei partito” – ammette il vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo con “Per sempre sì” – . Sentire questo fervore così potente è una bella cosa, perché ti fa sentire importante. Il giorno che dovesse finire, mi auguro mai, probabilmente mi dovrò preoccupare. È la voglia di stare insieme, il sentire la mancanza. Io per lei sono tutto, come lei lo è per me e se oggi sono così, è anche grazie a lei e a mia madre».
In realtà tempo fa, per circa un anno, si erano allontanati, tutta colpa di una minigonna. «Ci siamo lasciati perché lei mise una minigonna di jeans e io mi arrabbiai, proprio all’antichissima – confessa Da Vinci – . Me la presi perché c’erano dei ragazzi che la guardavano. Mi lasciò lei, io qualche giorno dopo me ne pentii, però da Ariete ascendente Ariete quale sono, non tornai indietro». Passata l’arrabbiatura, una volta tornati lucidi, hanno sofferto entrambi moltissimo, anche se nel frattempo il cantautore napoletano si era fidanzato con un’altra ragazza, ma l’amore per Paola era più forte di tutto. «Le facevo telefonate anonime solo per sentire la sua voce, poi riattaccavo – ricorda divertito Sal – . Poi una volta le parlai e le chiesi di vederci, lei accettò e tornammo insieme».
Il resto è storia, una storia che ha conosciuto anche momenti difficili. «Ad un certo punto non avevo la disponibilità economica per sostenere la famiglia e mi sono davvero preoccupato, ma grazie alla forza di Paola, siamo riusciti a superarlo. È stato molto faticoso, non dormivamo la notte», confessa il cantante, prima di citare un altro momento delicato della sua vita, legato al primo figlio, nato nel 1993. «Francesco si ammalò dopo un anno dalla nascita e non riuscivamo a capire perché avesse quella febbre così forte. Lo portammo ovunque: chi diceva le tonsille, chi un problema all’orecchio… Alla fine venne fuori che era meningite, un virus potentissimo e pericolosissimo. Mio figlio era davvero a un passo da un’altra vita – racconta Da Vinci – . Ricordo che ero in ospedale e stavo promettendo alla Madonna che non avrei più cantato se mi avesse salvato Francesco. Nel momento del giuramento sento un infermiere che mi chiama e mi dice che dovevo seguirlo nell’altra stanza, perché dovevo firmare un documento per fare un esame speciale a mio figlio. La dottoressa, non lo scorderò mai, si chiamava Di Grazia: mi ha salvato il bambino».
Concludendo l’intervista con argomenti più leggeri, Sal confida che non rinuncerebbe alla vittoria dell’Eurovision in cambio di una Champions League del Napoli («quando mi ricapita di rivincere il Festival di Sanremo? Il Napoli invece può provarci ogni anno, ma tanto non vinco io all’Eurovision, voglio solo fare una bella figura e rappresentare l’Italia»), e che rifiuterebbe un milione di euro dalla Juventus per comporre l’inno ufficiale («però per centomila lire faccio quello del Napoli, anzi no pure senza soldi»).
29 aprile 2026
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