di
Gaia Piccardi
Jannik per la prima volta in semifinale al Masters 1000 di Madrid, ma lo spagnolo è la prossima stella
Dopo due ore allo specchio, finisce con il vero Sinner in piedi, dritto come un fuso e madido di sudore: applaude l’aspirante Sinner battuto, che fuori dal campo si porta il patrimonio inestimabile di un primo incrocio infuocato con il numero uno, a tratti giocato alla pari, più l’ovazione della Caja Magica.
El nuevo Rafa ha retto il crash test, confermandosi prospetto super interessante del tennis mondiale.
A 19 anni Rafael Jodar Camacho non ha mai abbassato la testa di fronte al migliore, proprio come Jannik aveva fatto in occasione della posa delle sue più celebri pietre miliari: la prima volta con Medvedev (2020) e poi con Djokovic (2021), rebus che avrebbe impiegato tre anni (il russo) e due anni (il serbo) a decifrare, per non farsi prendere più. E allora bisogna dare tempo anche a Jodar, sconfitto ieri in due set (6-2, 7-6) nella primavera della sua esplosione a rilascio incontrollato: vittoria a Marrakech, semifinale a Barcellona, quarti a Madrid, un crescendo sovrainteso soltanto dal padre Rafael senior, mentre il toto-nomi indica in Juan Carlos Ferrero il super coach pronto a prendere per mano la crescita del futuro campione. E la soluzione non sarebbe priva di suggestioni: il ragazzo cresciuto nel cono d’ombra di Alcaraz, volando lontano dai radar, svezzato dal tecnico sedotto e abbandonato da Carlitos, nel frattempo fermo ai box per un periodo indeterminato. «Sto bene con papà, per ora non cambio»: Rafa, che da lunedì salirà al n.34 del ranking (era n.165 all’inizio dell’anno), ad appena 22 punti dalle teste di serie del Roland Garros, e che arriverà a Roma da piccola stella nella scia della cometa Sinner, spegne i voli pindarici. Ma chi infila nel quadrato il 67% di prime con Jannik, ricavandone il 61% di punti, chi cancella al barone rosso 7 palle break su 9 (7 su 7 l’azzurro), chi non teme la diagonale del rovescio né l’aura del campione di Wimbledon in carica, non resterà a lungo da solo.
Per il ragazzo di Madrid, sotto il tetto chiuso per intemperie, si è scomodato mezzo Real, di ieri (Raul) e oggi (Bellingham). Match denso, teso, di livello. Subito ai vantaggi sul servizio di Sinner, che non a caso con Jodar ha alzato la percentuale di punti sulla prima (73%), senza riuscire ad andare in doppia cifra con gli ace (6). Sulla prima palla break per l’avversario, lo spagnolo conferma le buone sensazioni di questa prima parte di stagione: l’annulla con la combo servizio-palla corta, una soluzione non da tutti. Gli scambi si allungano, il match si ingarbuglia. Jannik indoor è stranamente impreciso con il dritto, mette in rete il più facile degli smash, forse sente la tensione di una partita non banale. Negli snodi, però, c’è sempre: un rovescio nel sette, derapando sulla terra di Madrid come sulla neve di Sesto Pusteria, gli vale il break del 3-2 nel primo set, vinto 6-2; poi sbrana 7-0 il tie break del secondo, specialità di Haus Sinner, dopo aver cancellato cinque occasioni di fuga in due turni di servizio consecutivi a Jodar, a sua volta granitico nel salvarne tre su tre. Per uscire vivo dalla corrida, a Jannik è servito tutto il repertorio: la pressione da fondo, certo, ma anche le smorzate e la micidiale doppietta palla corta-lob, sempre utile per far spolmonare l’avversario e alzarne il tasso di frustrazione. Ma Rafa junior ha sempre reagito. Posato, lucido, composto. Molto sinneriano, il modello a cui si ispira. Somigliante anche nella complessione fisica, anche se a 19 anni Jannik non era già alto 191 centimetri.
L’ultima volta che Sinner aveva concesso sette palle break (8 in totale) — peraltro in cinque set, non due — eravamo a Melbourne, lo scorso gennaio, e dall’altra parte della rete c’era un certo Djokovic. «What a player» è la chiosa con cui il numero uno ha omaggiato il giovane emulo dopo aver centrato l’ultima semifinale che gli mancava nel bouquet dei nove Master 1000, che diventeranno dieci dal 2028 con lo sbarco dell’Atp in Arabia Saudita, alla conquista della polveriera mediorientale. «Jodar è un giocatore incredibile, mi ha spinto al limite e oltre. Ha talento, qualità. Io l’ho risolta con un po’ di fortuna e con l’esperienza — il suo commento —. La prossima volta saprò cosa aspettarmi da lui: insieme a Fonseca sarà un avversario del futuro. Prevedo di affrontarli molte volte».
Se Jodar ha fretta, anche il tennis non ha tempo da perdere. Con i suoi 29 anni Sascha Zverev, stasera alla prova di un Cobolli ritrovato (ottimo con Medvedev nei quarti), è il più anziano nei quarti di Madrid. Fils (21 anni), Blockx (21), Jodar (19), Cobolli (23) che punta ai top 10 e a una grande corsa a Roma: la Gen Z ha voglia di prendersi la scena e la terra autorizza scivolate a sorpresa. Sinner permettendo, naturalmente.
30 aprile 2026
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