di
Silvia Turin
Non solo muscoli: è il cervello che impara a coordinare meglio i muscoli del core con quelli delle gambe, rendendo i movimenti più efficienti
Un team di ricercatori giapponesi ha progettato una serie di esercizi in grado di migliorare significativamente l’equilibrio, la flessibilità e l’agilità in sole due settimane.
Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PLoS One, aveva come obiettivo quello di trovare allenamenti funzionale adatti a tutti, anche in sede riabilitativa, quindi il programma di esercizi è stato pensato per soli 10 minuti al giorno in posizione supina (sdraiati sulla schiena).
L’idea cardine è stata che la posizione supina offre un vantaggio unico: la base di supporto è più ampia e il centro di gravità è più basso, il che riduce l’attività eccessiva dei muscoli antigravitazionali e permette un controllo neuromuscolare più preciso e sicuro.
E dato che la stabilità biomeccanica umana dipende dall’allineamento verticale di testa, torace e bacino (segmenti che rappresentano la maggior parte della massa corporea), gli scienziati hanno progettato semplici movimenti adatti a integrare la stabilità del tronco con la coordinazione delle estremità inferiori.
Lo studio
Gli esercizi erano 4 (si veda infografica sotto, ndr).
Il primo mirava alla contrazione consapevole dell’intera parete addominale attraverso la stimolazione tattile.
Il secondo mirava a sincronizzare la stabilità del core (la fascia muscolare interna all’addome situata tra la parte inferiore del busto e il bacino che stabilizza la colonna vertebrale) con l’attivazione degli estensori dell’anca. Gli esercizi 3 e 4 modellavano il modello di contrazione muscolare della fase di carico del cammino con un focus sui piedi.

I risultati
Lo studio, che ha coinvolto giovani adulti sani in due sessioni, ha mostrato dopo soli 14 giorni di pratica per 10 minuti al giorno miglioramenti in:
- agilità: un incremento significativo nelle prestazioni del test “side-step” (spostamento laterale rapido);
- equilibrio: una netta riduzione delle oscillazioni del corpo durante la posizione eretta, specialmente in condizioni di instabilità (piedi uniti);
- flessibilità: progressi misurabili nella flessione del tronco da seduti.
Le analisi cinematiche hanno confermato che i partecipanti, dopo l’allenamento, riuscivano a mantenere la testa e il torace più stabili durante i movimenti veloci.
È interessante notare che, mentre l’agilità e la coordinazione sono migliorate, non sono stati riscontrati cambiamenti nella forza muscolare o nella potenza esplosiva (come nel salto in lungo o nello sprint dei 50 metri).
Secondo gli esperti, l’efficacia del programma non è dovuta tanto a un effetto muscolare, ma deriva da un adattamento del sistema nervoso centrale. In sole due settimane, il cervello impara a coordinare meglio i muscoli del core con quelli delle gambe, rendendo i movimenti più efficienti.
Essendo un programma a basso impatto e biomeccanicamente sicuro, commentano i ricercatori, potrebbe diventare uno strumento prezioso per la prevenzione delle cadute negli anziani e per le fasi iniziali della riabilitazione motoria.
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30 aprile 2026
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