di
Salvatore Riggio

L’ex allenatore dell’Inter, oggi all’Al Hilal in Arabia: «Sono sotto choc, tanti errori a sfavore. Ho deciso di andar via e l’ho comunicato due giorni dopo la finale persa a casa di Marotta»

«Mi ha scioccato: l’Inter ha perso parecchi punti nella scorsa stagione a causa degli errori arbitrali. Il campionato, la Supercoppa ed è sorprendente essere tirati dentro a una storia nella quale siamo stati penalizzati e non favoriti». Sono le parole piene di stupore alla Gazzetta dello Sport di Simone Inzaghi, l’allenatore della seconda stella nerazzurra – vinta a San Siro nel derby contro il Milan il 22 aprile 2024 –, andato poi all’Al Hilal, in Arabia Saudita, dopo la clamorosa sconfitta per 5-0 nella finale di Champions League di Monaco di Baviera del 31 maggio 2025.

«I magistrati parlano di arbitri graditi e sgraditi all’Inter? Ok, ma come è possibile pensare a una macchinazione? Per noi è stata una stagione disgraziata – ha proseguito Inzaghi –. Ho sempre avuto grande rispetto per il lavoro degli arbitri e non voglio parlare del Napoli, che ha vinto onestamente lo scudetto. Ma resta la sensazione che ci sia stato tolto qualcosa. Non accuso nessuno e non dubito della buona fede. Diciamo che non siamo stati fortunati, tutto ha girato contro, anche se abbiamo le nostre colpe. Rimane un dispiacere che non passerà: perdere lo scudetto per un punto è doloroso».



















































In tanti credono che Inzaghi ne abbia persi due di scudetti, quelli del 2022 e del 2024: «Non si possono avere rimpianti nello sport, tanto più se arrivi secondo dietro ad avversari che hanno fatto percorsi importanti. In quattro anni ho vinto tanto e sono contento dei risultati. Non so se si potesse fare qualcosa in più, ma abbiamo raggiunto due finali di Champions League. Comunque accetto le critiche, purché riguardino me e non i calciatori: mi hanno sempre dato tutto quello che avevano – ha continuato –. Noi avevamo un sogno: il triplete. Alla fine della stagione abbiamo pagato le 23 partite giocate in più rispetto al Napoli. Ma io rifarei tutto: l’Inter ha il dovere di competere a ogni livello. E poi le serate contro il Bayern e il Barcellona rimarranno nella mia mente più dei trofei. Sono state vittorie forse irripetibili».

Dopo quei due successi importanti, però, si è spenta la luce a Monaco di Baviera: «Siamo arrivati alla partita senza troppe energie, sia fisiche che mentali: non è una giustificazione ma un dato di fatto. La delusione per lo scudetto perso ha pesato, minando l’autostima. Il Psg è una grande squadra, come abbiamo visto anche l’altra sera contro il Bayern. Se ho comunicato alla squadra prima della finale che sarei andato via? Assolutamente no. Due giorni dopo Monaco ci siamo incontrati a casa di Marotta, alla presenza di Ausilio e Baccin. In quel contesto ho manifestato l’esigenza di cambiare, perché sentivo che si era chiuso un ciclo – ha concluso Inzaghi –. Loro avrebbero voluto continuare con me ma hanno capito la scelta: ci siamo lasciati da amici e lo siamo ancora. Ma se avessimo vinto la Champions sarei rimasto all’Inter». 

30 aprile 2026