di
Simone Canettieri e Paolo Foschi

La novità è nella bozza di risoluzione presentata in aula Camera e al Senato: «In alternativa serve la possibilità di deviare dal percorso della spesa netta concordata per far fronte al caro energia»

Cambia la risoluzione al Dfp, il Documento di Finanza Pubblica. Dopo una lunga trattativa con i tecnici del Mef, nel testo che sarà approvato oggi da Camera e Senato il centrodestra ha fatto inserire il riferimento esplicito alla possibilità di «attivare clausole di salvaguardia attivando al contempo interlocuzioni presso l’Unione Europea volte al riconoscimento dell’eccezionalità della situazione». 

Ovvero: la  richiesta di una sospensione di un Patto di stabilità per tutti i paesi dell’Ue o in alternativa la possibilità di deviare dal percorso della spesa netta concordata con la Commissione, per far fronte al caro energia, come già è possibile per gli investimenti sulla difesa. La risoluzione, al termine di un lungo dibattito, è stata approvata alla Camera con 180 sì, 97 no e 4 astenuti.



















































 Il passaggio è spuntato questa mattina, nelle bozze circolate ieri sera non era presente. Il testo è cambiato dopo le trattative con i tecnici del Ministero dell’Economia che avevano fornito una prima versione non ritenuta abbastanza incisiva dalla maggioranza. Il richiamo «generico alla flessibilità» non è dunque bastato. La svolta dopo un giro di telefonate che hanno coinvolto, fra gli altri, il responsabile economico della Lega Alberto Bagnai e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Tre le risoluzioni che erano presentate per ciascuno dei due rami del parlamento: quella della maggioranza, che è stata approvata, rendendo inutile il voto delle altre due, cioè quella unitaria delle opposizioni e quella di Azione.  Il ministro Giorgetti, prima del voto, è intervenuto per rispondere alle numerose contestazioni delle opposizioni emerse durante il dibattito: «Il Paese ha debito pubblico più elevato in Europa, questo è dato da cui partire e non si può ignorare la realtà». E, ancora, «ci contestano di aver firmato il Patto di Stabilità, che non è quello che avremmo voluto noi. Ma se non lo avessimo fatto, sarebbe rimasto in vigore quello precedente, che era anche peggio». 

E , ancora: «Un Paese indebitato non è totalmente libero, dipende da questo vincolo che non si può ignorare: se qualcuno viene a proporre di spendere senza vincoli, vi assicuro che il debito diventerà un grosso problema». Giorgetti ha poi ribadito che è molto difficile da sostenere, quanto meno politicamente, una clausola `escape´ che preveda la possibilità di non considerare ai fini del Patto le spese per la difesa e invece le escluda» per gli interventi in favore di famiglie e imprese per l’energia

Per quanto riguarda le stime, il ministro ha spiegato che «noi dobbiamo scrivere delle previsioni che sono realistiche e quello che abbiamo scritto oggi e che presentiamo al Parlamento sul Pil, non è un Pil gonfiato per darci possibilità di spendere o fare cose elettorali. Abbiamo semplicemente scritto che il Pil che certifica oggi l’Istat è già acquisito per lo 0,5% quindi, se non succede niente nei prossimi tre trimestri e se non si va in recessione, quello è un dato acquisito che in qualche modo fa riferimento a quello utilizzato per il calcolo dei nostri conti e delle nostre previsioni». Dopo la replica alla Camera, il ministro Giorgetti si è poi recato in Senato.


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30 aprile 2026 ( modifica il 30 aprile 2026 | 13:48)