Il fondo sovrano dell’Arabia Saudita smette di finanziare la lega che doveva rivoluzionare il golf. Ora i campioni come DeChambeau e Rahm cercano di tornare a giocare in America ed Europa, ma non sarà gratis
Giornalista
30 aprile – 17:19 – MILANO
Dovevano cambiare il mondo del golf, hanno semplicemente buttato al vento oltre 5 miliardi di dollari in una delle più folli avventure finanziario-sportive della storia. Il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, Pif, esce dall’avventura della LIV, la lega nata nel 2022 grazie ai soldi arabi e che nelle intenzioni doveva inventare un nuovo modo di vivere il golf. È stata la stessa LIV ad annunciare giovedì un nuovo consiglio di amministrazione e una nuova strategia aziendale, nel tentativo di andare avanti senza i finanziamenti sauditi che avevano permesso alla lega di nascere quasi quattro anni fa con contratti e montepremi da capogiro: ogni torneo LIV aveva almeno 25 milioni di dollari in palio e per attrarre i migliori giocatori erano stati pagati ingaggi di centinaia di milioni ciascuno. Yasir Al-Rumayyan, il governatore del Fondo di investimento pubblico – praticamente il secondo uomo più potente dell’Arabia Saudita – che era stato l’artefice della nuova creatura, non figura più come presidente della lega. Adesso i nuovi amministratori dovranno cercare nuovi finanziatori se vorranno far continuare l’avventura. Nessuno però crede che i soldi degli arabi siano sostituibili, quindi tutti si aspettano un esodo al contrario dei giocatori, che hanno già cominciato a bussare alla porta di Pga Tour ed European Tour. Ma è chiaro che il loro ritorno non sarà gratis, anzi.
squadre, queste sconosciute—
Dal 2022 al 2025 Pif ha investito oltre 5 miliardi di dollari (4,3 miliardi di euro) nel progetto, che nel solo 2024 ha registrato però perdite nette di 462 milioni di dollari (397 milioni di euro) nei mercati extra-Usa, raggiungendo un totale di oltre 1,1 miliardi di dollari (946 milioni di euro) dal lancio. Il Ceo di Liv Golf Scott O’Neil ha ammesso che occorrerebbero altri 5-10 anni per ottenere risultati positivi e un rientro dei finanziamenti. Uno dei capisaldi della LIV era il tentativo di trasformare il golf in sport di squadra. Erano state create 13 franchigie con 4 giocatori ciascuno: l’obiettivo era farle diventare qualcosa tipo i Lakers o gli Yankees. Invece praticamente nessuno, nemmeno nel mondo del golf, figuriamoci fuori, conosce il nome di queste squadre. Per essere più vendibili sul mercato televisivo le gare erano state ridotte a tre giorni e invece della canoniche 72 buche ne erano previste solo 54 (LIV significa proprio questo, 54 in numeri romani). Però anche questo è stato un esperimento che non ha funzionato, le tv hanno ignorato la LIV e la lega da quest’anno ha riproposto il format tradizionale su quattro giorni, tradendo così anche il proprio nome.
pagherete caro—
E i giocatori? Grazie al sostegno finanziario dell’Arabia Saudita, LIV aveva investito 1 miliardo di dollari per assicurarsi giocatori del calibro di Bryson DeChambeau, Brooks Koepka, Phil Mickelson, Cameron Smith e, infine, Jon Rahm, l’ultimo grande acquisto alla fine del 2023. Erano state fatte offerte ricchissime anche a Tiger Woods (si era parlato di un miliardo solo per lui) e Rory McIlroy che però avevano deciso di restare nel golf tradizionale. All’inizio del 2026 era già iniziato il rientro di qualche stella. Koepka – con Patrick Reed che però ha deciso per quest’anno di giocare sul DPWorld Tour, il circuito europeo – ha abbandonato la barca all’inizio di quest’anno. Il Pga Tour gli concesso un ritorno con condizioni che includevano nessun accesso a quote azionarie del Tour per i prossimi cinque anni, una donazione di beneficenza di 5 milioni di dollari e nessun bonus in denaro quest’anno (potenzialmente una cifra che poteva arrivare fino a 20 milioni). Il tour ha offerto la stessa opportunità ad altri tre giocatori della LIV che avevano vinto tornei major dal 2022 — Rahm, DeChambeau e Smith — e ha dato loro tempo fino al 4 febbraio per accettare. Nessuno lo ha fatto e adesso le cose sono cambiate. Secondo quanto scritto da Golf Digest i rappresentanti di diversi giocatori avrebbero già contattato il Pga Tour per discutere di un possibile ritorno, ma le condizioni dovrebbero essere notevolmente più restrittive rispetto a quelle concesse a Koepka. Non bisogna dimenticare che numerosi giocatori avevano citato in giudizio il Pga Tour, fra loro DeChambeau e Mickelson, anche se poi la causa era stata ritirata un paio d’anni fa quando sembrava che fosse imminente un accordo di collaborazione tra i due Tour, accordo che poi non si è mai concretizzato.
non solo golf—
La situazione di DeChambeau è complessa. Nelle settimane precedenti il Masters aveva iniziato a discutere un nuovo accordo con la LIV, chiedendo – pare – 500 milioni per l’ingaggio. Soldi che ora non possono nemmeno essere immaginati. Pagherà tutte le multe che il Pga cercherà di dargli per riaccoglierlo? Bryson è un personaggi divisivo, ma comunque popolare ed è difficile immaginarlo fermo e giocare solo i Majors (a cui ha diritto di partecipare avendo l’anno scorso lo Us Open). L’altro grande nome è quello di Jon Rahm, magari potrebbe trovare un accordo con l’European Tour, giocare un anno sul DPWorld Tour e poi guadagnarsi il ritorno sul Pga con i risultati. Ma tutte queste al momento sono solo ipotesi. L’unica certezza è che i 5 miliardi di dollari spesi da PIF per la LIV sono stati un investimento fallimentare. E rimane aperto anche l’interrogativo su che cosa faranno gli arabi con gli altri sport che finanziano, dal calcio al tennis. PIF ha già detto che nessuno sport è un investimento strategico, anche se rimane in cima alle loro priorità, il che vuol dire che i soldi arriveranno solo se gli arabi ci guadagneranno bene, altrimenti si cambierà mercato. La guerra all’Iran con il blocco dello stretto di Hormuz ha cambiato molte cose, e anche lo sport rischia di pagare un conto salato.
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