di
Stefano Bucci

Figura centrale dell’arte contemporanea europea, le sue opere provocatorie suscitarono polemiche nella Germania Ovest prima di ottenere riconoscimento internazionale

È morto all’età di 88 anni l’artista tedesco Georg Baselitz, figura centrale dell’arte contemporanea europea, noto per le sue opere provocatorie che suscitarono polemiche nella Germania Ovest prima di ottenere riconoscimento internazionale. Nato il 23 gennaio 1938 a Deutschbaselitz, un piccolo paese della Sassonia, Georg Baselitz nasce in un contesto di grande tumulto storico e profondi cambiamenti sociali. Cresciuto in un’Europa sconvolta dalla Seconda guerra mondiale, il futuro artista si affaccia alla vita in un’epoca di incertezza, ma anche di ardente desiderio di espressione e di riflessione sul proprio tempo. La sua prima formazione artistica non è immediatamente avanguardista: intraprende studi in arti applicate presso l’Accademia di Berlino Est, ma sarebbero state le influenze della tradizione tedesca, il ricordo del passato frammentato dei propri luoghi d’origine e le ferite della guerra a plasmare il suo sguardo artistico.

Negli anni Sessanta, Baselitz decide di seguire la propria strada, lontano dai canoni ufficiali dell’arte contemporanea dominante. La sua prima grande innovazione si ritrova nella «rottura» delle regole classiche della
rappresentazione. Già nel 1963, il suo lavoro inizia ad assumere un carattere di forte identità: soggetti tratti dalla vita quotidiana o dall’immaginario
popolare
venivano reinterpretati in modo intenso, rude e spesso grottesco. La sua tecnica si distingue già per l’uso audace del colore, spesso applicato in
modo denso e tralasciando sfumature morbide, ma soprattutto per la sua tendenza a indisporre la prospettiva tradizionale di matrice accademica. Baselitz inverte le composizioni e spesso dipinge le sue figure capovolte, dando vita a immagini che sfidavano le leggi della percezione ordinaria, creando un effetto disturbante e provocatorio. Da qui il suo soprannome, «il pittore del capovolgimento» (ben raccontato dalle due monografiche, una fino al 13 settembre al Museo Novecento di Firenze e l’altra dal 6 maggio alla Fondazione Cini di Venezia).



















































Il suo stile è un mix crudo e anarcoide di espressionismo, neo-espressionismo e un tocco di surrealismo freddo. Queste opere spesso
«urlano» con colori accesi e con figure imponenti, che assumono posture
aggressive, rassegnate o intrise di inquietudine.
La tecnica di Baselitz
predilige il gesto rapido, quasi distruttivo, che si traduce in dipinti che
sembrano trasudare emozione immediata. La sua modalità di dipingere si affida spesso a spazzolate vigorose, sovrapposizioni di strati e un trattamento energetico della superficie, creando opere che risultano visivamente intense e difficili da dimenticare.

Un esempio emblematico del suo approccio generale e della sua idea
d’arte è Georg (1965), un autoritratto in cui il protagonista è rappresentato capovolto, con tratti disturbanti e caricaturali, simbolo della sua predilezione per le rappresentazioni ribaltate di sé stesso e del mondo. Un’altra opera fondamentale può essere definita Auf und Ab (1966), in cui Baselitz dipinge figure umane capovolte, sfidando le canoniche leggi prospettiche e creando uno spazio che pare vacillare tra realtà e sogno, tra caos e ordine. Queste scelte stilistiche sono motivate dal desiderio di scuotere lo spettatore, di interrompere il torpore del «bel dipinto» che dominava l’arte ufficiale del tempo, proponendo, invece, un’arte diretta, cruda e riflessiva, capace di esprimere la complessità emotiva e storica dell’epoca.

Negli anni Settanta, Baselitz prosegue nel suo percorso sperimentale, affinando tecniche e tematiche. La sua produzione si arricchisce così di sculture e incisioni, che mantengono comunque quell’impronta di forza espressiva e di provocazione. Le sue opere si concentrarono dunque su temi legati alla memoria collettiva, alla storia, all’identità e alla fragilità dell’individuo. La sua capacità di reinventarsi nel corso del tempo, senza perdere il suo spirito di ribellione, è uno dei tratti distintivi della sua carriera.

Nonostante l’invecchiamento, Baselitz ha continuato a dipingere, disegnare e
sviluppare nuove idee, dimostrando una sorprendente vitalità e una forte
connessione con le istanze della modernità. Il suo successo internazionale esplode concretamente negli anni Ottanta, grazie a mostre personali di grande impatto in prestigiose gallerie e musei di tutto il mondo. Nel 1984, si tiene una grande retrospettiva al MoMA di New York, che segna di fatto il riconoscimento globale di un artista che fino a poco prima era stato percepito come outsider nel panorama tedesco. L’esposizione consolida anche la sua posizione come uno degli artisti più influenti del suo tempo.  Anche in Europa, le esposizioni si moltiplicano: alla Kunsthalle di Düsseldorf nel 1980, e successivamente in Italia, con mostre al Maxxi di Roma nel 2011 e alla Fondazione Prada di Milano nel 2014, dove il pubblico ha avuto modo di entrare nel suo universo ribaltato e affascinante.

L’Italia, con il suo rapporto d’amore con l’arte e la capacità di coniugare tradizione e innovazione, ha rappresentato per Baselitz un terreno
fertile e strategico. Le sue opere hanno suscitato grande attenzione grazie alla loro potenza espressiva e alla capacità di unire il linguaggio figurativo alla riflessione culturale più profonda. Baselitz ha spesso utilizzato tecniche
miste, combinando pittura a olio, acrilici e materiali poveri, affinando la sua
manualità e creando superfici materiche che sembrano pulsare di energia. La sua frequentazione dell’Italia si traduce anche in esposizioni significative, come Georg Baselitz. L’arte totale (2009) al Mart di Trento e Rovereto e diverse mostre a Milano, segno di un legame continuo con il contesto culturale italiano.

A rendere Georg Baselitz moderno e attuale, più di ogni altra cosa, è stata la sua capacità di reinventarsi senza mai tradire il suo spirito di ribellione. La sua tecnica, fatta di gesti smaccati, di contrasti forti tra morbidezza e durezza, si accompagna a temi universali quali il riscatto, l’identità, il ricordo e la paura. La sua arte esprime la sfida contro l’oblio e la mediocrità, un atto di resistenza culturale e di provocazione consapevole. La sua modernità si è espressa anche nel ritmo produttivo: le sue opere più recenti testimoniano una volontà di aggregare il passato storico con un linguaggio rinnovato, in modo da parlare a generazioni nuove e diverse.

Il motivo del suo successo risiede anche nella capacità di comunicare un linguaggio universale, fatto di immagini dirette, spesso sconvolgenti, che invitano a una riconsiderazione critica della percezione stessa della realtà. Baselitz non si limitava insomma a dipingere: metteva in discussione le modalità ottiche e percettive, invitando lo spettatore a capovolgere le proprie prospettive, a riscoprire verità nascoste dietro le maschere della cultura moderna. La sua arte è un viaggio tra tradizione e innovazione, storia e coraggio, provocazione e poesia.

Tra le tecniche più caratteristiche di Baselitz spiccano l’uso del colore spesso squillante e la pennellata vigorosa, la scelta di soggetti spesso di grandi dimensioni e la tendenza a dipingere figure capovolte o di raro equilibrio compositivo. La sua produzione si distingue anche per l’interesse alle incisioni e alle sculture, tecniche che gli consentono di esplorare nuove dimensioni espressive e di approfondire i temi della memoria e dell’identità.

Anche negli ultimi anni, nonostante gli acciacchi, Baselitz si è mantenuto attivo, partecipando a mostre e biennali internazionali. Le sue esposizioni presso il Haus der Kunst e la Pinakothek der Moderne di Monaco hanno rappresentato appuntamenti imprescindibili per il pubblico e la critica. Sono state numerose anche le onorificenze e i premi, tra cui il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia (2013), testimonianza di un artista che ha sempre colto il valore della sfida, del rischio e dell’autenticità.

Che ci ha lasciato in eredità una capacità di interrogare e sfidare lo spettatore, di mettere in discussione i canoni e di dimostrare che, anche di fronte al passato più solenne, si può sempre trovare una strada nuova e
sorprendente, anche se disturbante. L’arte di Georg Baselitz, fatta di gesti
istintivi e di immagini che sembrano urlare, ci ricorda con grande forza come senza un po’ di follia e di provocazione, la vera arte perda il suo senso più profondo.

30 aprile 2026 ( modifica il 30 aprile 2026 | 20:20)