Di Gabriele Crispo


C’è un momento, dopo ogni viaggio estremo, in cui il mondo riprende forma. Per Gaia De Laurentiis e Agnese Catalani quel momento non è stato un semplice rientro. «Stiamo decisamente bene, anzi meglio. Dopo i nostri trascorsi durante Pechino Express ci siamo riprese», racconta Agnese. E Gaia – con quella lucidità ironica che smorza ogni eccesso – aggiunge: «Diciamo che il nostro “psicodramma” ha sortito degli effetti positivi. No, veramente… a parte che ci scherziamo molto, però inaspettatamente sono successe delle cose interessanti. Ti dirò, più che nel viverlo, nel rivederlo in tv». La distanza, in questo caso, non è solo geografica. È narrativa, emotiva, quasi terapeutica. Rivedersi diventa un secondo viaggio, forse più rivelatore del primo.







La verità accelerata della televisione

Il racconto televisivo comprime, accelera, esaspera. Eppure, sorprendentemente, non tradisce. «Premessa: il montaggio è assolutamente fedele a ciò che è successo, hanno ripreso cose realmente accadute», chiarisce Gaia. «La differenza importante è che nella vita reale si raggiungono certe temperature in un lasso di tempo lungo, mentre nel montaggio queste temperature si raggiungono velocissimamente». «Tendono a creare una storia, com’è giusto che sia», aggiunge Agnese. «È tutto vero. Capisco che per il pubblico vederlo a quella velocità sia molto forte, il che televisivamente è pazzesco, è bello così. Però dovendo stringere i tempi per forza, la litigata risulta forte e la conclusione veloce». È qui che si giocano i reality. Il risultato? Non è una falsificazione, ma una verità condensata, più tagliente, più esposta.







Madre e figlia, oltre il conflitto

Se c’è un momento che Gaia non dimentica è quello della rottura più netta: «Il momento più brutto? Io lo so: la litigata a teatro. Perché ho avuto la percezione, la certezza, che Agnese avesse dimenticato che eravamo in televisione… e ho avuto paura!». Non è la lite in sé a colpire, ma ciò che rivela: quella soglia in cui il rapporto smette di essere rappresentazione e torna a essere nudo, irriducibile. È lì che il legame si espone davvero.

E, paradossalmente, si rafforza. Perché ogni attrito, una volta attraversato, diventa materia di costruzione.

Il rumore dei social

Se la gara mette a nudo, i social amplificano. E spesso deformano. «All’inizio sì. Su qualche commento me la sono presa perché ci sono andati pesanti», ammette Agnese. «Altri mi hanno fatto ridere, come “Agnese trova l’ambasciata e fatevi rimpatriare”, a quello ho messo subito like. Ma alcuni erano troppo cattivi e ho smesso di leggere». Gaia è più netta: «Questo è un tema importante. Io ho fatto tanta televisione in un periodo in cui i social non esistevano: era solo bello perché la gente in faccia non ti diceva cose sgradevoli. Pechino mi ha aperto le porte dell’inferno. Ho deciso per la mia salute mentale di non leggere più. Esiste un mondo social e un mondo reale, e sono due cose separate». E poi la frase che sposta tutto fuori dallo schermo: «Noi ci ridiamo, ma i ragazzi si ammazzano. Ti mettono in mezzo in una classe: un ragazzino di 12-13 anni si toglie la vita». Parole che interrompono il gioco, e ricordano quanto sottile sia il confine tra esposizione e ferita.



Il dopo: lavoro e felicità

Altri reality? «Assolutamente no», dice Gaia senza esitazioni. «Ho sempre pensato che Pechino sarebbe stato l’unico possibile per me». Alcune esperienze funzionano proprio perché restano tali: uniche, concluse, non replicabili.


Il futuro prende direzioni più concrete. Agnese costruisce, con pazienza: «Ho frequentato l’accademia, vorrei recitare e continuare i miei studi storico-artistici. La recitazione è il perno attorno a cui dovranno gravitare gli altri progetti». Gaia torna invece alla sua dimensione naturale, il palcoscenico, come a rientrare in una casa mai davvero lasciata: «Ho finito due giorni fa con Paola Quattrini. Tornerò a teatro a ottobre». Dentro questa misura si inserisce anche la sua idea di felicità, lontana da ogni enfasi: «Alla mia età la felicità è fatta di attimi. Quello che so fare ora è godermeli, mentre prima pensavo che sarebbero finiti. Mi sto godendo una cosa bella: i figli sono cresciuti e sto vivendo con mio marito una specie di secondo fidanzamento».


Non è una felicità proclamata, ma riconosciuta. Non definitiva, ma presente. Ed è forse qui che il viaggio si compie davvero: nel ritorno a sé, nella capacità di attraversare il rumore e accettare le crepe, fino a scoprire che qualcosa — senza fare rumore — si è rimesso al posto giusto.




Pechino Express, show Sky Original prodotto da Banijay Italia, è tutti i giovedì in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW, sempre disponibile on demand. La puntata finale va in onda il 14 maggio 2026.




Ultimo aggiornamento: giovedì 30 aprile 2026, 20:08





© RIPRODUZIONE RISERVATA