VENEZIA – La giunta del Veneto ha approvato oggi, 30 aprile 2026, la legge di riforma del commercio. Tra le misure snellimento burocratico e semplificazione amministrativa per il commercio tradizionale e dei centri storici, e una stretta alle grandi e medie strutture di vendita cresciute in modo abnorme negli ultimi anni. «Avviamo una riforma organica e strategica del commercio veneto attesa da anni e che mette ordine a una normativa frammentata – spiega l’assessore regionale allo sviluppo economico e al commercio Massimo Bitonci – Negli ultimi anni abbiamo registrato una contrazione significativa delle imprese commerciali, in particolare nei centri storici, mentre crescono e-commerce e grandi catene. Era necessario intervenire con una riforma capace di riequilibrare il sistema e sostenere il commercio di prossimità, che rappresenta un presidio economico e sociale fondamentale per i nostri territori. Questo testo esce da tre mesi di concertazione con le associazioni di categoria, le imprese, gli enti locali e le organizzazioni dei consumatori a difesa del piccolo commercio che è un patrimonio identitario e sociale dei nostri territori”.
APPROFONDIMENTI
LE MISURE
La nuova legge riduce il numero di disposizioni e introduce procedure più snelle e digitalizzate, con i Suap come punto unico di accesso (ad esempio per i grossisti) e ampliando l’utilizzo della Scia per il commercio su aree pubbliche per facilitare l’attività delle imprese e ridurre i passaggi e quindi i tempi burocratici. Viene inoltre ridefinito il concetto di “centro urbano”’, dal quale vengono escluse in modo chiaro le zone produttive, privilegiando parallelamente il recupero di aree dismesse e degradate dei centri storici per contenere il consumo di suolo. In quest’ottica, anche le medie strutture di vendita vengono limitate a soli 400 metri quadrati e comporteranno preventive valutazioni comunali sul loro impatto urbanistico, ambientale e viabilistico oltre all’estensione degli oneri di sostenibilità per quelle create fuori dai centri storici.
Confermata la liberalizzazione delle edicole, verrà permessa la somministrazione nei negozi di vicinato: senza camerieri, solo in piedi e solo con prodotti pronti, in prevalenza dell’attività principale, per non danneggiare bar e ristoranti che operano con regole più stringenti. Le stazioni di servizio diventano “punto di erogazione si servizi alla mobilità’”aprendo all’energia elettrica, all’idrogeno e ai combustibili alternativi.
Per la riforma sono stanziati 10 milioni di euro per quest’anno con la previsione di ulteriori stanziamenti per i distretti del commercio, le attività storiche e il commercio di prossimità.