di
Antonella Baccaro
L’azienda: «No alla copertura legale per le parole nel programma Mediaset». La presidente della Commissione di Vigilanza Rai: «La lettera è un atto molto grave»
Non è la prima volta che il giornalista Sigfrido Ranucci riceve una lettera di richiamo dalla sua azienda: la Rai. È successo di nuovo ieri, in seguito alle dichiarazioni rese dal conduttore di Report, martedì sera, nel programma È sempre Cartabianca (Rete 4). Affermazioni secondo cui il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sarebbe stato visto nel ranch di Giuseppe Cipriani, in Uruguay, da uno dei lavoratori della struttura.
Si parlava della vicenda della grazia concessa dal Quirinale a Nicole Minetti, compagna di Cipriani, in virtù dell’adozione di un bambino gravemente malato, rispetto alla quale un’inchiesta de Il Fatto quotidiano ha ipotizzato l’assenza dei presupposti. Le parole di Ranucci alludevano a una combine tra il ministro e Cipriani. «È una notizia che stiamo verificando» ha specificato più volte Ranucci, rispetto alla visita al ranch, che però è stata smentita in diretta da una telefonata di Nordio, il quale non ha escluso di tutelarsi legalmente.
Su questo punto in Rai, ieri, sarebbe stata presa la decisione di non fornire l’eventuale copertura legale al suo vicedirettore. Come spiega la lettera di richiamo firmata dal direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, Ranucci non avrebbe rispettato «i principi di correttezza dell’informazione, verifica delle fonti e tutela della reputazione dei soggetti coinvolti, a maggior ragione quando si tratta di esponenti istituzionali». Regole che valgono anche quando un dipendente è ospite di altre emittenti. Corsini ha contestato, come alcune dichiarazioni, «anche formalmente smentite in diretta dal diretto interessato», «per le modalità approssimative con cui sono state formulate», rischino di esporre Ranucci e l’azienda «a possibili conseguenze, quantomeno sul piano reputazionale». Infine Ranucci avrebbe violato la liberatoria della Rai che gli aveva concesso di parlare esclusivamente del suo libro.
Ranucci replica su Facebook, ironizzando sul fatto di aver ricevuto la notizia della lettera da un’agenzia. «Tuttavia — aggiunge — non ho timori di affrontare in giudizio il ministro della Giustizia, che è anche colui che è custode dell’Albo dei giornalisti. Sul resto, ci sono cose che hanno un prezzo altre che hanno un valore. E per me la libertà di informazione è un valore inalienabile dell’umanità».
Ampia la solidarietà offerta al conduttore dal fronte politico di opposizione. E dai consiglieri di amministrazione Rai Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale, che ringraziano Ranucci per il suo lavoro d’inchiesta. La presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia, commenta: «La lettera di richiamo della Rai è un atto molto grave» del quale «a nessuno può sfuggire la valenza “politica”». Secondo Floridia, ci sarebbe «un eccesso di zelo e un’attenzione al limite dello spasmodico verso Ranucci e Report». In particolare la presidente si dice preoccupata del ritiro della copertura legale da parte della Rai. Un messaggio che suonerebbe «come un’intimidazione».
Anche il gruppo Pd della Vigilanza chiede chiarimenti alla Rai per il provvedimento contro Ranucci che «con estrema professionalità porta avanti le sue inchieste giornalistiche, sempre nel rispetto della piena trasparenza e con estremo coraggio, nonostante le numerose intimidazioni ricevute». Per Angelo Bonelli, deputato Avs, «il richiamo a Ranucci è intollerabile» e va ritirato. Il gruppo M5S in Vigilanza sottolinea: «Non c’è stato alcuno scoop venduto come verità assoluta» perché Ranucci ha detto «che si trattava di una notizia proveniente da una fonte attendibile e che era in corso di verifica».
Sul fronte opposto, Augusta Montaruli, vicepresidente in Vigilanza (FdI), ritiene la lettera «un atto dovuto». Per la Lega, Ranucci deve rispettare le regole, come tutti. Mentre Maurizio Gasparri (FI) definisce «sconcertante» quanto accaduto in diretta tv.
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30 aprile 2026 ( modifica il 30 aprile 2026 | 22:01)
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