di
Cesare Giuzzi
Contestata l’aggravante della crudeltà «in considerazione dell’efferatezza dell’azione omicidiaria per il numero e l’entità delle ferite inferte alla vittima». I legali di Stasi: «Chiederemo la revisione»
«Uccisa dopo il rifiuto di un approccio sessuale». Eccolo, dopo mesi di indiscrezioni e piste alternative, il movente del delitto di Garlasco che avrebbe spinto il nuovo indagato Andrea Sempio a uccidere Chiara Poggi secondo la ricostruzione della procura di Pavia e dei carabinieri. Un’aggressione violentissima, in più fasi, aggravata dalla crudeltà e dall’aver «commesso il fatto per motivi abbietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale».
Secondo gli inquirenti, la vittima sarebbe stata colpita almeno dodici volte alla testa. L’aggressione sarebbe durata diversi minuti, con i colpi letali sferrati lungo le scale che portano alla cantina dove è stato trovato il corpo della vittima. Una ricostruzione sintetizzata nel nuovo capo di imputazione contenuto nell’invito a rendere interrogatorio fissato per il 6 maggio a Pavia.
In sostanza, il killer avrebbe continuato a colpire Chiara Poggi anche quando era ormai incosciente sugli ultimi gradini. Una ricostruzione molto diversa rispetto a quanto accertato nelle precedenti indagini e sentenze che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi. Secondo i giudici, infatti, il killer non era mai sceso oltre ai primi gradini e anzi il corpo era progressivamente scivolato in basso nelle ore successive al delitto.
A sostegno invece della tesi della procura di Pavia ci sarebbero le risultanze della nuova consulenza sulla Bpa, la Bloodstain pattern analysis, che hanno individuato alcune tracce sulle pareti di fondo della scala (già repertate all’epoca del delitto) come i segni del cast-off dell’arma («un corpo contundente») usata per uccidere la vittima. Anche durante le prime indagini, le analisi dei Ris avevano fatto ipotizzare colpi sferrati in fondo ai gradini, ma la strada era stata abbandonata per l’assenza di impronte «a pallini» (quelle del killer) in quella zona. Si era così passati all’idea dello scivolamento del corpo per inerzia.
Altro elemento importante, secondo la nuova ricostruzione dei pm pavesi diretti da Fabio Napoleone e dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, la reazione della vittima. L’aggressione sarebbe avvenuta «dopo una iniziale colluttazione». A quel punto, secondo i pm, Andrea Sempio «colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra». Poi avrebbe trascinato la vittima «al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina».
Qui, vicino al mobile del telefono, Chiara Poggi «provava a reagire mettendosi carponi» e per questo il presunto assassino, «la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi in regione parieto-temporale sinistra, in regione parietale posteriore, lungo la linea mediana ed in regione parietale sinistra paramediana facendole perdere i sensi». Subito dopo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’assassino «spingeva il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi in regione parieto-occipitale sinistra, cagionando gravi lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso».
I magistrati pavesi contestano l’aggravante della crudeltà «in considerazione dell’efferatezza dell’azione omicidiaria per il numero e l’entità delle ferite inferte alla vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto». Ma soprattutto quella «di aver commesso il fatto per motivi abietti». Motivi che secondo i pm sono, appunto, «riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale».
Un’accusa dalla quale Andrea Sempio continua a difendersi escludendo categoricamente qualsiasi tipo di rapporto tra lui e Chiara che si conoscevano a malapena e si incontravano raramente quando lui andava a casa dell’amico Marco a giocare. Il 38enne mercoledì dovrà comparire per l’interrogatorio davanti ai pm di Pavia. Una convocazione alla quale risponderà (altrimenti potrebbe essere accompagnato in modo coattivo) ma probabilmente rimanendo in silenzio davanti alle domande dei magistrati.
Ora la nuova ricostruzione della procura di Pavia rafforza le speranze di una revisione per Alberto Stasi, condannato a 16 anni e in carcere a Bollate dal 2015. «Prendiamo questa notizia con grande soddisfazione perché sono tantissimi anni che noi sappiamo che Alberto Stasi è innocente», le parole dell’avvocata Giada Bocellari che insieme al collega Antonio De Rensis assiste l’ex fidanzato: «Leggeremo gli atti con attenzione, diciamo no a iniziative di pancia, ma sicuramente faremo la richiesta di revisione».
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30 aprile 2026
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