Lo streaming si avvicina sempre più ai social: Netflix introduce i video verticali sull’app mobile, e la possibilità di condividere e commentare tali contenuti.

Lo streaming classico inizia a far proprie le logiche dei social. Il protagonista di questo cambiamento è Netflix, che rifà il look alla sua app mobile introducendo i video verticali come parte integrante dell’esperienza di fruizione. La direzione verso cui si muove Netflix è chiara: sempre più utenti usufruiscono dei contenuti direttamente dal telefono, lontani dalla TV e spesso fuori casa, e in questo contesto il formato verticale già dominante sulle piattaforme social diventa centrale anche per lo streaming.
Con la nuova funzione, dalla home di Netflix sarà possibile scorrere brevi clip tratte dall’enorme catalogo della piattaforma: film, serie Tv, documentari, contenuti originali, ma anche «dietro le quinte» e contenuti live. I suggerimenti sono personalizzati attraverso un sistema di raccomandazione, similmente a come già avviene con i reel di Instagram e Facebook, gli shorts di Youtube o i video di TikTok.
Le novità sono disponibili da oggi negli Stati Uniti, e nel corso dell’estate verranno estese gradualmente a tutti i Paesi in cui è disponibile il servizio.

Netflix un nuovo social?

L’obiettivo che Netflix intende raggiungere è aiutare gli utenti a orientarsi in un’offerta sempre più ampia e in continuo aggiornamento, proponendo contenuti in linea con i loro interessi attraverso i video verticali. Il formato richiama da vicino i meccanismi già consolidati nelle piattaforme social come Instagram, TikTok e YouTube: scorrimento verticale, fruizione rapida e contenuti tailor made, ossia “su misura” delle preferenze dell’utente.
Parallelamente all’evoluzione del formato, Netflix introduce anche elementi di interazione: gli utenti potranno condividere i video, commentarli e confrontarsi con gli altri fan. La piattaforma si avvicina così, almeno in parte, a un modello più “social”.



















































Attenzione e consumo digitale

I rischi legati alle dinamiche dei social sono ormai ben noti. Spesso sono i video verticali i più criticati, quando progettati per massimizzare il tempo di permanenza sulle piattaforme. Nei più giovani, spesso per motivi legati allo sviluppo del cervello, la permanenza sui social può tradursi in una fruizione compulsiva e difficile da interrompere. Inoltre alcuni studi evidenziano come gli smartphone attivino sistemi di ricompensa simili a quelli di droghe e alcol, con possibili effetti negativi sulla capacità di concentrazione e sulla memoria. Da qui l’importanza di pratiche come il digital detox, per ristabilire un rapporto equilibrato con la tecnologia.

Il rischio della «filter bubble»

Proprio sui social emerge anche il tema della «filter bubble»: l’utente viene esposto a contenuti sempre più allineati ai propri gusti, con un’apparente varietà che in realtà si muove entro confini ristretti. Gli algoritmi suggeriscono contenuti personalizzati sulla base di dati come la posizione geografica, le ricerche fatte in precedenza e le interazioni avute con il contenuto, generando un flusso personalizzato ma potenzialmente limitante.

La strategia di Neflix

Il rischio è dunque quello di replicare dinamiche già viste altrove: scrolling compulsivo e difficoltà a gestire il tempo passato sulla piattaforma. Tuttavia, lo scopo di Netflix è ben diverso. Durante il webinar di presentazione delle novità mobile, l’azienda ha sottolineato che non vuole spingere gli utenti a scorrere clip ininterrottamente, ma facilitare la ricerca di qualcosa da guardare per intero. In quest’ottica possiamo considerare i video in questione quasi fossero dei “moderni trailer”, brevi assaggi da consumare per decidere cosa guardare per intero.
Gli utenti, mentre passano da un video all’altro, possono salvare i contenuti che trovano più interessanti nella lista dei preferiti, creando un collegamento diretto tra l’esperienza mobile e la visione in Tv. 
L’arrivo dei video verticali su Netflix rappresenta dunque un ulteriore passo in avanti nell’evoluzione delle abitudini digitali. Allo stesso tempo, apre interrogativi sul futuro della fruizione audiovisiva e sul rischio di una crescente sovrastimolazione.

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30 aprile 2026