Matthew Rhys interpreta il sindaco di una cittadina prossima al boom turistico. Se non fosse che è un posto parecchio inquietante…
Da che esiste Serial Minds, ci sono sempre piaciute le serie che ibridano e mescolano i generi. E non perché non possano esserci prodotti di grande qualità legati al 100% o quasi a un unico genere (tipo The Pitt), ma perché quando guardi tonnellate di serie tv per una vita intera, quelle capaci di giocare su più tavoli e con più strumenti, sono tipicamente quelle più sorprendenti e originali.
Per questo ho provato immediata simpatia per Widow’s Bay, nuovo show di Apple TV che fin dal trailer punta a unire in un difficile connubio comedy e horror trattando entrambe “seriamente” (quindi non parliamo di quella certa tamarraggine splatter del pur indimenticabile horror anni Ottanta, ma nemmeno delle parodie alla Scary Movie).
E forse non è un caso che la sua creatrice è Katie Dippold, sceneggiatrice che si è fatta le ossa proprio con la comedy (per esempio con Parks & Recreation) ma che ha già provato a inserire il mostruoso in quella cornice divertente (ha scritto il non fortunato Ghostbusters al femminile e Haunted Mansion).
Vediamo come se l’è cavata.

Il concept è relativamente semplice. Siamo a Widow’s Bay, cittadina portuale della provincia americana, e il sindaco del paese Tom Loftis, interpretato dal sempre bravo Matthew Rhys (The Americans, Brothers & Sisters), spera di farla diventare un polo turistico importante, magari grazie a un reportage di un giornalista del New York Times.
Sembrerebbe tutto apparecchiato per il successo, se non fosse che qualcosa in città comincia ad andare storto, e certi avvenimenti inquietanti sembrano dare corpo a certe vecchie leggende e storie spaventevoli, che descrivevano la cittadina come un posto maledetto.
Tom però non ci sta, non vuole credere a queste dicerie e non vuole farsi spaventare troppo. Inutile dire che, però, potrebbe essere costretto a ricredersi, altrimenti la serie tv che la facciamo a fare?

Come detto, Widow’s Bay prova a tenere insieme due diverse anime, che sono entrambre parecchio esplicite.
Quando vuole far ridere, la serie ammucchia personaggi buffi e gag brillanti, che possono riguardare la segretaria decisamente troppo anziana del sindaco, o il gestore di un albergo che proprio non vuole entrare in una certa stanza e fa di tutto per fermarsi sulla soglia. Per non parlare di quando, e lo si vede anche nel trailer, Tom deve respingere certe vecchie accuse di cannibalismo, sotto a un vecchio articolo incorniciato che parla di cannibalismo a Widow’s Bay.
E poi, però, la serie vuole anche far passare un po’ di angoscia, e qui, più che la sceneggiatura, entra in gioco la regia affidata a Hiro Murai, talentuoso autore che abbiamo già conosciuto soprattutto per il suo lavoro con Donald Glover / Childish Gambino, per il quale ha diretto parecchi episodi di Atlanta e anche Mr. & Mrs. Smith (senza contare un Emmy vinto come produttore esecutivo di The Bear).
E qui Murai lavora bene, molto più di tensione che di jump scare, usando con sapienza tutta una serie di strumenti ben conosciuti dell’horror e del thriller, che funzionano benissimo pur nella loro semplicità: figure nell’ombra, suoni “sbagliati”, strani accadimenti di cui non si riesce a trovare immediata spiegazione.

In tutto questo, Matthew Rhys offre l’ennesima ottima prova del suo curriculum, anche perché è chiamato a interpretare un personaggio messo in una situazione particolare. Normalmente, questo genere di storie prevede sempre qualche figura scettica, magari appartenente alle istituzioni, che cerca di screditare chi paventa l’arrivo di qualche calamità. Queste figure, però, raramente sono protagoniste, perché al centro della storia vengono messi personaggi teoricamente di secondo piano, che dovranno convincere tutti gli altri, “potenti” compresi, della bontà dei loro allarmi (e a volte nemmeno ci riescono, trasformando sindaci, poliziotti e deputati in cattivi e/o vittime sacrificali).
Qui invece il protagonista è proprio il sindaco, un uomo guidato da un’ambizione “sana” (far prosperare la propria città), ma anche messo in difficoltà da certi aspetti del suo carattere e dal fatto di non essere propriamente un nativo del paese, cosa che non gli ha impedito di essere eletto ma che resta una specie di barriera rispetto ai suoi cittadini.
E Matthew Rhys incarna benissimo queste tensioni e anche la necessità di gestire diversi registri: riesce a essere un uomo apparentemente affidabile, ma anche capace di improvvise fragilità e goffaggini, e resta credibile anche quando invece deve angosciarsi e spaventarsi, sommando il timore superstizioso per le molte cose che cominciano ad andare storte, alla frustrazione di vedere minacciati i suoi sogni di gloria.

Sono due buoni primi episodi, pieni di avvenimenti e pure di durata molto ragionevole (che è sempre una cosa che ci piace). Al momento c’è parecchio di che divertirsi e incuriosirsi, anche se un concept come questo si porta dietro uno specifico rischio.
Non solo l’horror tende ad avere una vita breve (o risolvi i problemi, o muori, o scappi dalla città), ma può anche risultare difficile ibridarlo a lungo con la comedy, per un banalissimo motivo psicologico: quanto puoi spaventare un personaggio, e quindi gli spettatori, prima che la comicità diventi completamente fuori luogo e molto forzata, per un protagonista che ormai dovrebbe solo cagarsi sotto? Oppure, prima che la serie diventi Scooby Doo, in cui di paura vera, per gli spettatori, di fatto non esiste?
Staremo a vedere cosa riusciranno a combinare, ma per ora è un (doppio) pilot che ha tutte le sue cosine al posto giusto, e di questo siamo contenti.
Perché seguire Widow’s Bay: per l’ibridazione efficace fra commedia e horror, sostenuta da un ottimo protagonista
Perché mollare Widow’s Bay: gioca su un equilibrio sottile che diventerà sempre più difficile con l’andare degli episodi.
