di
Nando Pagnoncelli

Il sondaggio con le intenzioni di voto per i partiti: FdI al 26,2%, FI al 9, la Lega adesso è al 5,8, mentre il generale sale al 4,1. Il Pd in leggera crescita (22,3%), M5S stabile al 14,3 e Avs arriva al 6,7%

Definire complesso quando non convulso questo ultimo mese sembra quasi un eufemismo. Gli eventi infatti si affollano. Sul versante della politica internazionale naturalmente continua a dominare il conflitto con l’Iran che al momento sembra ancora senza concrete prospettive di sbocco e che ha prodotto un impatto violento sul mercato dell’energia con ricadute pesanti sull’economia globale, da cui l’Italia non è esente. Sul versante di politica interna ci sono molti avvenimenti da ricordare: dal riassetto della compagine di governo dopo le dimissioni «obbligate» della ministra Santanchè e del sottosegretario Delmastro agli interventi per calmierare la crescita dei costi dell’energia, dai riequilibri interni a Forza Italia alle nomine nelle principali partecipate pubbliche, da Eni a Leonardo. Ma i due elementi che maggiormente hanno dominato le cronache sono stati senza dubbio da un lato la mancata uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione europea per deficit eccessivo, con forti polemiche e critiche sia procedurali che di contenuto; dall’altro lato la recente questione relativa alla grazia concessa a Nicole Minetti procedura che ha visto protagonisti magistratura, ministero della giustizia e Quirinale. Per brevità tralasciamo diversi altri aspetti, dagli avvenimenti che hanno caratterizzato le manifestazioni del 25 Aprile al pesante scontro con la Svizzera per la tragedia di Crans-Montana.

Le novità
Gli orientamenti di voto segnalano alcuni contenuti cambiamenti. Il più evidente è la progressiva crescita di Futuro nazionale, la formazione di Vannacci, che oggi è stimata dal 4,1%, con un aumento di oltre un punto rispetto al risultato del mese scorso. Futuro nazionale toglie voti principalmente alla Lega e in subordine a Fratelli d’Italia, e, secondo l’analisi dei flussi di voto rispetto alle ultime elezioni europee, mobilita anche una piccola quota di elettori allora astensionisti. Il dato della Lega è oggi ai minimi storici: 5,8%, con una perdita di un ulteriore 0,5%. Anche Fratelli d’Italia lascia sul campo lo 0,5% su marzo collocandosi oggi al 26,2%, il risultato più basso dalle elezioni europee. Forza Italia perde anch’essa lo 0,5% ma si colloca al 9%, uno dei livelli più alti degli ultimi due anni. La piccola contrazione di questo partito non sembra da attribuirsi tanto all’effetto Vannacci quanto alle traversie nella definizione dell’assetto e delle prospettive politiche. Tra le forze di opposizione si manifesta una sostanziale stabilità: il Partito democratico è infatti oggi stimato al 22,3%, di pochi decimali sopra al risultato del mese scorso, il Movimento 5 Stelle è praticamente invariato rispetto a marzo collocandosi al 14,3%, mentre Avs recupera la piccola perdita del mese scorso e torna al 6,7%, lo stesso dato ottenuto alle scorse europee. Sostanzialmente stabili, pur con minime flessioni, le altre forze del “campo largo”, +Europa all’1,3% e Italia viva al 2%. Azione, fuori dalle alleanze, si colloca al 3,1%, anch’essa stabile. I risultati delle coalizioni possibili sono molto vicini: il centrodestra nel suo insieme (FdI, FI, Lega, Noi moderati e Futuro nazionale) assommerebbe complessivamente al 46,1%, il campo largo o progressista che dir si voglia (Pd, M5S, Avs, + Europa e Italia viva) arriverebbe al 46,6%. Per la prima volta, da quando Vannacci ha fondato la sua nuova forza politica, il centrosinistra supera il centrodestra, includendo il partito del generale.



















































L’esecutivo
Le valutazioni dell’esecutivo e della presidente del Consiglio sono in leggero miglioramento. Il governo, infatti, evidenzia un indice di apprezzamento (la percentuale di valutazioni positive su chi si esprime, esclusi i non sa) del 41, segnando una lievissima ripresa rispetto a marzo, quando si era registrata un’apprezzabile contrazione del gradimento. Lo stesso avviene per Giorgia Meloni, che ha un indice di 42, recuperando due punti sullo scorso mese. Il dato è presumibilmente influenzato dalla forte polemica innescata dal presidente Trump nei confronti del papa Leone XIV e dalla difesa del Pontefice da parte della presidente Meloni, che ha preso una netta distanza dalle posizioni del tycoon, nonché dalle dichiarazioni critiche di Trump (che continua a essere inviso alla stragrande maggioranza degli italiani) nei confronti dell’Italia e della premier per il mancato sostegno alle proprie azioni.
Rimane da dire dei leader, per i quali non emerge nessuna apprezzabile differenza nell’ultimo mese: le variazioni nell’indice di apprezzamento sono infatti al massimo di un punto, con una sola eccezione rappresentata da Vannacci che cresce di due punti ed è oggi valutato al 20.
Nelle more delle complesse vicende nazionali e internazionali rimane in discussione, nel mondo politico, la questione della legge elettorale. I dati che abbiamo visto oggi tendono a confermare un risultato di sostanziale parità tra le coalizioni, con il rischio di veder nascere, dopo le prossime elezioni politiche, un governo con una maggioranza risicata in particolare al Senato. È evidente quindi che si rafforzerà la spinta alla revisione del sistema di voto, con probabili conflitti tra le coalizioni. Ma si tratterà anche di definire meglio alleanze e programmi: nel centrodestra, infatti, sembra necessaria l’inclusione di Futuro nazionale, per essere competitivi, ma questo richiederà probabilmente una «spinta» a destra che potrebbe avere ricadute sulle componenti moderate della coalizione e in particolare su Forza Italia che sta cercando di definire meglio il proprio posizionamento centrista. Nel centrosinistra si tratterà di capire quale sarà la leadership e quali i contenuti programmatici, in particolare rispetto alla politica internazionale. Insomma, il cammino è ancora lungo e non è detto che i dati non possano modificarsi.

1 maggio 2026