Marco Gabriele, ex direttore di gara e oggi “club referee manager” della Lazio: “Molti calciatori leggono per la prima volta il regolamento. Reina era un’eccezione, mi chiamava per spiegazioni anche su altre partite. Se abbiamo bisogno di spiegazioni possiamo chiamare l’incaricato, quest’anno è De Marco”


Luca Bianchin

Giornalista

1 maggio – 09:58 – MILANO

I rapporti tra club e arbitri sono l’argomento della settimana e sono, diciamo, in evoluzione. Negli ultimi anni, la Figc ha introdotto la figura dell’incaricato per le relazioni con i club di A e B, che fa da tramite tra il designatore e le società: in passato era l’ex arbitro Riccardo Pinzani, ora Andrea De Marco. Nei club invece si è sviluppato il ruolo dell’addetto agli arbitri (se siete british, chiamatelo pure “club referee manager”), che esiste da molti anni ma ha un po’ cambiato i contorni. Non è una figura obbligatoria – diversi club non lo hanno – e non è formata ufficialmente: a Coverciano sono stati fatti alcuni corsi ad hoc prima del Covid, poi si è scelto di non continuare. Marco Gabriele, ex arbitro, per cinque anni addetto alla Lazio, ci spiega chi è e che cosa fa un addetto agli arbitri.

Marco Gabriele

Ex arbitro

Nato nel 1964, ha diretto ha diretto 39 gare di Serie A e oltre un centinaio fra Coppa Italia, Serie B e Serie C1.

Quali sono i compiti principali di un club referee manager?

“Ci sono alcuni compiti interni al club, altri esterni, relativi alle relazioni con gli arbitri. Partiamo da quelli interni al club. Tenete conto che un calciatore spesso legge per la prima volta il regolamento del calcio quando smette e fa il corso di direttore sportivo. Durante la carriera, i giocatori non conoscono le regole. Io vedo ancora partite in cui, quando c’è una punizione, si chiede all’arbitro: ‘E’ di prima o di seconda?’. Oggi invece bisogna essere precisi, a un arbitro devi dire ‘ha aumentato il volume del corpo, quindi il fallo di mano è punibile’. Serve il linguaggio giusto e qui noi siamo utili: dobbiamo erudire i calciatori sulle regole”.

Ci sono eccezioni di calciatori molto preparati?

“Sì, a volte capita. Una, nella mia vita, è stata Pepe Reina: mi scriveva anche per parlare di episodi di altre gare”.

Se incontri Kvaratskhelia e sai che il suo avversario diretto prende spesso un cartellino giallo nel primo tempo, lo devi dire ad allenatore e squadra

Marco GabrieleSul ruolo degli addetti agli arbitri

Fate anche dei focus sull’arbitro che si incontrerà nella partita successiva? 

“Sì, spieghiamo come arbitra, perché le differenze sono nette. Massa dà del lei a tutti, è molto distaccato, rigido, mentre Maresca e Guida hanno uno stile in cui il dialogo è molto più centrale. A me capitava anche di spiegare le caratteristiche di un avversario dal punto di vista arbitrale, magari con una statistica. Se incontri Kvaratskhelia e sai che il suo avversario diretto prende spesso un cartellino giallo nel primo tempo, lo devi dire ad allenatore e squadra”.

E le relazioni con gli arbitri?

“Il giorno della partita si fa accoglienza, se si gioca in casa. Un addetto agli arbitri accompagna la squadra arbitrale in spogliatoio e chiede se ci siano necessità particolari, ad esempio l’intervento di un massaggiatore, perché può capitare che un direttore di gara sia affaticato per una partita europea di pochi giorni prima. A fine partita, organizza il rientro, magari chiamando un taxi per chi deve tornare in hotel o andare in aeroporto. Inoltre, fa in modo che nessun dirigente entri nello spogliatoio dell’arbitro. Nello spogliatoio può entrare solo il presidente del club, oppure un rappresentante della società, per un saluto formale”.

Un addetto agli arbitri chiama il designatore?

“No, non si può. Se succedesse, il designatore potrebbe avvisare la Procura federale. Diverso è il caso di un incontro allo stadio o in altro ruolo tra un tesserato e il designatore: in quel caso, è naturale che una conversazione nasca. Normalmente, se c’è bisogno di chiedere una spiegazione o interloquire, si chiama l’incaricato, che in questo campionato è De Marco”.

E lì sono grandi litigate…

“Ma no, l’addetto all’arbitro solitamente non ha motivo per alzare i toni. Diciamo che si cerca di far valere un’idea ma mai in modo scortese”.

Curiosità finale, se possibile: quanto guadagna generalmente un club referee manager di Serie A? 

“Si può avere un gettone a partita, che generalmente va dai 500 agli 800 euro netti a gara, oppure un compenso stagionale, spesso tra i 20 e i 40.000 euro”.