C’è una data, prima ancora del suo spettacolo. È l’11 maggio su Youtube. È lì che Fabrizio Corona promette di spostare di nuovo il baricentro della narrazione, dopo il caso Signorini-Mediaset, con quella che definisce «la vera Calciopoli 2». «È una roba che sconvolgerà tutti», dice, con la stessa sicurezza con cui da anni occupa uno spazio al centro di ogni polemica possibile, «libero» secondo lui, più che «spregiudicato» secondo i suoi censori.
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Dopo questa «bomba», vera o presunta che sia, il 21 maggio, alle 21, porterà tutto questo al Palapartenope con lo spettacolo tratto dal suo progetto «Falsissimo», costruito in rete puntata dopo puntata, tra anticipazioni, polemiche e una narrazione che punta a tenere costantemente alta la tensione mediatica.
Corona, partiamo dall’annuncio. Ha parlato di una nuova «Calciopoli». Che cosa dobbiamo aspettarci?
«Un tornado, non quella roba delle escort di cui sono pieni i giornali. Una cosa che sconvolgerà veramente tutti. Esco l’11 maggio e dentro ci sono anche Napoli e Conte».
Quindi anche la SNC entra in questa inchiesta?
«Non posso dire di più».
Il tema è sensibile per il pubblico partenopeo.
«Ma io amo Napoli e Napoli ama me».
Questo modo di anticipare è strategia o istinto?
«È capacità. Se non sai raccontare, non arrivi da nessuna parte. Oggi si direbbe “aura”, o ce l’hai o non ce l’hai».
Da YouTube al teatro: cosa cambia?
«Niente nel profondo. È lo stesso progetto, una piattaforma indipendente che fa informazione libera da padroni. A teatro racconto quest’anno e cos’è oggi il giornalismo, con dentro anche l’inchiesta su Signorini».
E cos’è oggi il giornalismo secondo lei, figlio di un giornalista doc?
«Un potere che attacca un altro potere. Non esiste libertà di stampa. I giornali pubblicano solo quello che conviene a chi li controlla».
Ma è davvero convinto di quello che dice? E lo dice in un’intervista a un quotidiano?
«È la realtà. Se avessero informazioni pericolose sulla sinistra non le pubblicherebbero. Io sì, come ho fatto con Signorini».
Sarà, ma molti la accusano di fare solo gossip.
«Io faccio inchiesta. Gli altri fanno gossip. Prendiamo “Report”: Ranucci va in onda e cosa fa? Tira fuori un post della Meloni del 2019 e la mette in relazione con la criminalità organizzata. Inventa una storia su Zampolli che non regge. Prende gli audio privati di Sangiuliano con la moglie e li spaccia per inchiesta. Quello è gossip, anzi, è peggio, perché si maschera da qualcos’altro. Mi dica un’inchiesta di Ranucci negli ultimi vent’anni che abbia portato a un risultato concreto. L’inchiesta su Signorini è l’inchiesta più importante degli ultimi trent’anni del giornalismo italiano: era un uomo di potere a capo di un grande sistema. È già crollato in parte, e crollerà del tutto quando arriveranno le sentenze».
A dir la verità molte inchieste di «Report» hanno dato vita a inchieste giudiziarie con relativi processi. Ma torniamo a «Falsissimo».
«Siamo in tre e fatturiamo milioni. È il prodotto più importante degli ultimi anni su YouTube. Le parole che usiamo, “paurina”, “circoletto”, “occhi spaccanti” sono entrate nel linguaggio comune e anche nei dizionari, quella roba bisogna saperla fare».
Con Mediaset lo scontro è aperto.
«Ci hanno fatto cause che ritengo ridicole, noi abbiamo risposto con azioni pesanti. La cosa più grave è la censura sui social: account chiusi, milioni di follower persi. Abbiamo già avuto udienze, aspettiamo».
Il suo rapporto con Napoli?
«È la mia seconda casa. Vengo quattro volte al mese da trent’anni. Qui il pubblico è diretto, non filtra, e questo per me conta più di qualsiasi platea televisiva costruita».
È anche uno dei pochi contesti televisivi che frequenta ancora.
«Sì, perché è reale. Dopo “Falsissimo” non mi chiamano più e non ci andrei. L’unica eccezione è quella con Peppe Iodice: da lui mi diverto davvero e lo faccio per i napoletani. La puntata di gennaio ha fatto un milione di ascoltatori su Canale 21, un record assoluto. Quando i programmi di prima serata fanno numeri simili o anche più bassi, e noi li facciamo in poche ore, il messaggio è chiaro».
Alla fine, in «Falsissimo», cosa è vero e cosa no?
«Sta a chi guarda capirlo».