Il tasso di disoccupazione scende, ma non va tutto bene. L’Istat ha diffuso i dati provvisori sull’occupazione relativi a marzo 2026: la fotografia è quella di un mercato del lavoro in contrazione seppur con numeri positivi, in apparenza. E gli svantaggiati sono i soliti: donne e under 25.
Il boom degli scoraggiati
Nonostante il tasso di disoccupazione sia sceso al 5,2%, il calo non è dovuto a una crescita dei posti di lavoro, bensì a un aumento significativo delle persone inattive, ovvero coloro che non lavorano e hanno smesso di cercare un impiego. Nel mese di marzo, l’Italia ha registrato una perdita di 12.000 occupati rispetto a febbraio, segnando un lieve calo dello 0,1%.
Il dato assume maggiore rilevanza se analizzato su base annua: la flessione si attesta infatti a 30.000 unità in meno rispetto a marzo 2025, confermando l’arresto della spinta occupazionale. Parallelamente, le persone inattive tra i 15 e i 64 anni sono aumentate di 46.000 unità in un solo mese, portando il tasso di inattività nazionale al 34,1%. Rispetto all’anno precedente, la platea degli inattivi è cresciuta di ben 351.000 unità, registrando un incremento del 2,9%. Il tasso di disoccupazione, in discesa al 5,2% (-0,1 punti rispetto a febbraio), riflette dunque una minore partecipazione attiva al mercato.
I penalizzati: donne e under 25
Il calo occupazionale colpisce in modo asimmetrico le diverse fasce della popolazione, evidenziando un allargamento del divario di genere. A marzo, l’occupazione femminile ha registrato una diminuzione di 23.000 unità in un mese, mentre quella maschile ha visto un incremento di 11.000 unità.
I bonus del governo per giovani under 35 e donne: 934 milioni per gli incentivi sul lavoro
Critica la situazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni: in questa fascia d’età, in un anno si sono persi 141.000 posti di lavoro. Il tasso di inattività giovanile ha toccato l’80,1%, mentre la disoccupazione tra gli under 25 è salita al 18,1%.
Crescono le partite Iva, meno dipendenti a termine
Mentre i dipendenti a tempo indeterminato restano sostanzialmente stabili su base annua (-14.000), si assiste a un drastico crollo dei contratti a termine, diminuiti di 142.000 unità rispetto a marzo 2025. Questa netta flessione del lavoro subordinato a tempo determinato risulta statisticamente bilanciata da un forte aumento del lavoro indipendente, che ha registrato 125.000 occupati in più in dodici mesi.
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