di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Ridotto il taglio delle accise: la benzina perde gran parte dello sconto mentre il diesel resta più tutelato. Attesi rincari fino a 18 centesimi al litro e oltre 9 euro in più a pieno
La riduzione dello sconto sulle accise entra in vigore dal 2 maggio, segnando il primo vero aumento consistente del prezzo della benzina dopo mesi di interventi pubblici. La rimodulazione decisa dal governo – con una proroga selettiva e meno generosa – riduce infatti in modo sensibile il beneficio sulla benzina, mantenendo invece un sostegno più ampio per il diesel.
Il risultato è un rialzo dei listini che, secondo le medie nazionali, è atteso stabilmente sopra quota 1,9 euro, con punte che possono avvicinarsi ulteriormente al livello simbolico dei 2 euro. Un movimento verso l’alto che non nasce da uno choc delle quotazioni internazionali, ma da una scelta di politica fiscale che ridimensiona l’intervento pubblico.
Dalla scadenza alla proroga ridotta
Come sappiamo, il taglio delle accise era stato introdotto il 19 marzo scorso per attenuare l’impatto del caro energia su famiglie e imprese, ed è stato prorogato più volte nei mesi scorsi. La misura aveva garantito una riduzione significativa sia su benzina sia su diesel, sostenuta direttamente dai conti pubblici. Con l’ultimo intervento, però, il governo ha scelto una linea diversa: prorogare lo sconto, ma in forma ridotta e differenziata. Il diesel continua a beneficiare di uno sconto nell’ordine di 20-25 centesimi al litro, mentre per la benzina la riduzione scende a circa 5-6 centesimi. È questo passaggio a determinare la risalita dei prezzi.
Un aumento fiscale più che di mercato
La dinamica attuale dei listini è guidata soprattutto dalla componente fiscale. La riduzione dello sconto sulle accise si trasferisce quasi automaticamente sul prezzo finale, determinando un incremento nell’ordine di 15-20 centesimi al litro per la benzina rispetto ai livelli precedenti.
Le variabili internazionali – dalle quotazioni del petrolio al cambio euro-dollaro – restano sullo sfondo. Il rincaro è dunque in larga misura «domestico», legato alla progressiva normalizzazione della tassazione dopo una fase straordinaria.
Effetti su automobilisti e conti pubblici
Per gli automobilisti, il ritorno verso quota 2 euro al litro si traduce in un aumento di alcuni euro a pieno, con un impatto più evidente per chi utilizza l’auto quotidianamente. Dopo mesi di relativa stabilità, il costo della mobilità torna così a crescere in modo tangibile.
Secondo il Codacons, la riduzione dello sconto sulle accise per la benzina «costerà complessivamente agli italiani 92 milioni di euro solo a titolo di maggiori accise» nei 21 giorni di durata del provvedimento. L’associazione stima che il taglio ridotto comporterà un aumento medio di 18,3 centesimi al litro, tenendo conto anche dell’Iva, pari a circa 9,15 euro in più a pieno.
In base ai calcoli, ai livelli attuali dei listini il prezzo della verde è destinato a salire dal 2 maggio fino a circa 1,93 euro al litro, con punte di 1,98 euro sulla rete autostradale. Sempre secondo il Codacons, l’impatto complessivo equivale a circa 4,37 milioni di euro in più al giorno, una «stangata», secondo l’associazione, per i circa 17 milioni di automobilisti che utilizzano auto a benzina.
1 maggio 2026 ( modifica il 1 maggio 2026 | 12:18)
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