di
Barbara Visentin
Esordio sul palco del Primo Maggio per questa band sorprendente formata da tre fratelli più un’amica bassista, di età compresa fra i 20 e i 28 anni
Ripubblichiamo l’intervista di Barbara Visentin a Stella Gelardi, già pubblicata a marzo. I Santamarea sono fra i primi a salire sul palco del Concertone. Stella, la cantante, sta affrontando un percorso di transizione di genere, ed è la prima artista transgender a esibirsi al Primo Maggio.
In siciliano, spiega Stella, cantante dei Santamarea, con l’aggettivo «tortu» (storto) si indicano le persone «che fanno le cose in maniera non convenzionale». Da qui «Anime storte», album di debutto di questo gruppo sorprendente formato da tre fratelli più un’amica bassista, età compresa fra i 20 e i 28 anni, provenienti da Carini, vicino a Palermo.
La scaletta del Concertone del Primo Maggio
Capaci di fondere testi ricercati e sognanti a un sound molto internazionale che guarda a gruppi come Florence + the Machine o Alt-J, Stella, Francesco e Michele Gelardi insieme a Noemi Orlando hanno appena tagliato il nastro del primo tour, dopo un percorso fatto di studio e sperimentazione che è cominciato quando erano appena adolescenti.
«Io, Francesco e Michele facevamo parte dello stesso laboratorio musicale, eravamo piccolissimi e litigavamo tantissimo. Al basso abbiamo coinvolto Noemi che era nostra amica d’infanzia e la band vera e propria è nata nel 2021 – spiega Stella -. Io sono laureata in filosofia, Noemi in infermieristica, avevamo proprio altre vite. Quando le cose si sono fatte più serie, abbiamo deciso di mollare tutto e provarci».
I testi, fra atmosfere malinconiche e rarefatte, sono pervasi da un senso di trasformazione che riflette la transizione di genere affrontata da Stella, ma si allarga a un’esperienza di vita più generale, racconta lei: «Ho sempre parlato del percorso che sto vivendo come se questo mio cambiamento relativo al genere non fosse niente altro che un naturale flusso di crescita. Siamo una band e, mentre cambiavo io, cambiavano anche loro, quindi ho cercato di non andare nello specifico e rendere i testi più generici possibile».
In «Palermo x sempre» canta «Io sono un atto violento perché respiro», frase che suona come un’affermazione di sé nel mondo: «In questo momento la cosa più potente che posso fare è semplicemente apparire come sono, dire che esisto e ho un vissuto. A volte, più che urlare, anche solo raccontare fa breccia – riflette Stella -. Se non scopri troppo, puoi parlare a tutti. Ma io sono assolutamente disponibile a raccontare anche quella parte di me a chi mi si avvicina e me lo chiede».
Non teme i giudizi di un’Italia che spesso, per apertura mentale, non si mostra al passo con i tempi? «Ingenuamente no, magari succederà, ma al momento attorno a noi c’è una bellissima atmosfera. Però seguo una serie di personaggi, dalla modella Hunter Schafer alla fumettista Fumettibrutti (entrambe donne transgender, ndr), che affrontano le critiche con estrema eleganza, cioè semplicemente ignorando l’ignoranza, quindi penso che farei la stessa cosa».
Molti loro coetanei fanno (e ascoltano) rap, universo da cui Santamarea sembrano agli antipodi. «Ci sono rapper molto fighi, poi c’è una parte machista che mi fa arrabbiare e non ascolto – confessa Stella -. Non sono contro il linguaggio violento, né quello che parla di strada, tutti devono esprimere quel che provano, dalla persona più patriarcale a quella più illuminata, ma credo che veicolare messaggi di odio nel 2026 non dia nulla alla bellezza e accresca l’ignoranza. Credo che le sovrastrutture culturali che fanno scrivere cose maschiliste cadrebbero immediatamente di fronte alla scoperta che siamo tutti esseri umani con dei sentimenti».
1 maggio 2026
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