di
Paolo Valentino

Una storia d’amore omosessuale in Urss diventa un bestseller, e le due autrici devono lasciare la Russia. Segue un’escalation di censura (e autocensura) fino all’arresto di un editore vicino a Putin

Nel 2021, in Russia, venne pubblicato online un romanzo dal titolo Leto v pionerskom galstuke, un’estate col fazzoletto da pioniere, Pioneer Summer nella versione inglese, scritto da due autrici esordienti, Katerina Silvanova e Elena Malisova. Ambientato nell’Unione Sovietica degli Anni Ottanta, racconta l’amore omossessuale tra due ragazzi, Yura e Volodya, che si sono conosciuti in una colonia estiva. 

Fu una delle prime volte che la letteratura russa affrontava i temi LGTBQ nel contesto del regime comunista. Diventato subito cult per un piccolo pubblico di nicchia, il racconto venne scoperto e pubblicato da Popcorn Books. Nel giro di pochi mesi diventò un caso editoriale, la fiction più venduta della Federazione con oltre 200 mila copie acquistate. Al punto che all’inizio del 2022, le due autrici diedero alle stampe un sequel, Silence of the Swallow, anche questo grande successo, con più di 100 mila esemplari vendute in soli due mesi. Ma lì iniziarono i problemi. 



















































Una feroce campagna condotta dalle autorità di regime contro i contenuti dei romanzi e la cosiddetta «propaganda LGTBQ» portò infatti, a dicembre 2022, prima all’approvazione da parte della Duma di nuove leggi repressive antigay, quindi alla messa al bando dei due libri

Silvanova e Malisova, più volte minacciate, scelsero di lasciare la Russia. È dall’inizio della cosiddetta «operazione speciale» in Ucraina, nel febbraio 2022, che Vladimir Putin ha introdotto una severa censura di guerra, non solo sugli autori considerati «agenti stranieri» o comunque antipatriottici, ma anche su qualsiasi tema che echeggi la «decadenza morale» propria dell’Occidente, la sua tolleranza verso «forme degenerate di sessualità»

Il bando contro Pioneer Summer ha segnato l’inizio di una nuova fase nella guerra ai libri. Prima sono state prese di mira le copertine di saggi o romanzi considerati pericolosi, avvolte in plastica sigillata con sticker che mettevano in guardia dalla lettura, prima di metterli sugli scaffali. Poi, come il glavlit sovietico, i censori hanno iniziato a oscurare intere pagine di opere anche famose, da Dostoevsky a Stephen King. Poi è iniziata l’autocensura, per amore del quieto vivere, con gli stessi editori solerti nell’usare l’AI per «spurgare i testi» da ogni contenuto sovversivo prima di stamparli o ristamparli. 

Nei giorni scorsi però, il giro di vite ha fatto un impressionante salto di qualità. Il 21 aprile, agenti del FSB hanno perquisito la sede di Eksmo-AST, una delle più grandi e influenti case editrici russe, sequestrando migliaia di libri e arrestando l’amministratore delegato, Evgenji Kapiev, insieme ad altri tre manager. I quattro sono stati rilasciati dopo tre giorni di detenzione, con l’obbligo di rimanere a disposizione per altri interrogatori.

Il clamore del raid viene dal fatto che Eksmo-AST non solo non è una casa editrice per così dire di opposizione, ammesso che ne esistano nella Russia di Putin. Ma negli anni recenti si è completamente piegata ai diktat del regime, ritirando dal mercato autori considerati dissidenti, pubblicando decine di classici «spurgati» e stampando decine di cosiddetti titoli Z, cioè libri patriottici dedicati alle gesta dei soldati russi sul fronte ucraino. «È l’editore più tranquillo e obbediente ai desiderata del Cremlino che ci sia», osserva su Echo of Moscow lo scrittore Boris Akunin, il cui nome è sulla lista dei terroristi contro lo Stato e vive all’estero. 

Ma evidentemente questo a Putin non basta più: «Temo che l’intera industria dell’editoria verrà ora aggiunta alla lista dei nemici segreti della patria». 

Gli esempi dell’autocensura abbondano. Il sito Megamarket, di proprietà della Sberbank, la maggiore banca pubblica della Russia, ha ritirato dal suo catalogo ben 250 titoli, compresi grandi classici della letteratura russa, compreso Il Maestro e Margherita. Nel 2024, i lettori di una nuova biografia tradotta di Pier Paolo Pasolini si sono accorti che un quinto del libro era stato cancellato con l’inchiostro nero. 

Quanto a Popcorn Books, che era specializzata in letteratura LGTBQ ed era una sussidiaria di Eksmo, è stata chiusa lo scorso gennaio. La furia censoria non risparmia nessuno: questa settimana il Comitato Investigativo della Russia, che risponde direttamente al Presidente, ha annunciato di aver iniziato una verifica dei testi di Grigoriy Oster, 78 anni, uno dei più popolari autori di letteratura per ragazzi. Celebre sin dagli Anni Ottanta, Oster è sospettato di aizzare con i suoi scritti uno spirito di indipendenza nelle giovani generazioni. 

A denunciarlo è stata una deputata della Duma, Maria Butina, secondo cui la lettura di Oster può portare a «comportamenti illegali» da parte dei giovani. Commentando l’ondata repressiva contro i libri, il sito indipendente Verstka ha osservato che «prima la gente scherzava dicendo che viviamo nel 1984», riferimento al celebre romanzo di Orwell. «Sembra invece – ha aggiunto – che siamo in Fahrenheit 451», il romanzo distopico di Ray Bradbury su un immaginario regime nel quale i libri venivano sistematicamente dati alle fiamme.

1 maggio 2026 ( modifica il 1 maggio 2026 | 11:02)