di
Barbara Visentin
La band di Piero Pelù torna live, sul palco del Concertone del Primo Maggio di Roma, nella formazione storica per i 40 anni di «17 Re»
Ripubblichiamo l’intervista di Barbara Visentin ai Litfiba, già pubblicata il 15 aprile. Il gruppo fiorentino si esibirà a Roma durante il Concertone del Primo Maggio, per la prima volta nella formazione originale degli anni 80.
«Non dimentichiamoci che suoneremo a TeleMeloni, live. Saremo nel cuore del concerto». Piero Pelù promette faville per l’esibizione dei Litfiba al Concertone del Primo Maggio che li vede su quel palco per la prima volta nella storica formazione degli anni 80 con Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo.
La scaletta del Concertone del Primo Maggio
Il ritorno all’assetto originario della rock band fiorentina ha origine dalle celebrazioni per i 40 anni di «17 Re», con un tour che da fine giugno li porterà in giro per l’Italia a suonare l’album completo, «una sfida, visto che molti pezzi erano insuonabili» e con la pubblicazione della title track finora non inclusa nell’album e finalmente terminata. «Non si tratta di un’operazione nostalgia, da nessun punto di vista» mette subito in chiaro Pelù, spiegando che il brano, pur nascendo «dalle ceneri dell’antica canzone» è cambiato in maniera sostanziale.
Il testo, infatti, è più che mai attuale, con versi come «un uomo è perso senza la memoria» e «l’uomo arancione fa il padrone», riflesso di un impegno politico e sociale da sempre nel dna del gruppo: «Viviamo un periodo incredibilmente concentrato di abusi di potere da parte di una tecnocrazia assassina – dice Pelù -. Netanyahu, Trump, Putin, gli ayatollah, ma anche la Nord Corea, il disastro in Sudan, la Thailandia che fa guerra alla Cambogia: i prepotenti stanno cercando di fare piazza pulita. Noi artisti contiamo zero, ma abbiamo ancora una voce e il coraggio di schierarci, un coraggio che ultimamente sta mancando a una grossa fetta di artisti, salvo Springsteen e pochi altri».
Pelù, che oltre alle parole agisce anche nella pratica (da due anni organizza il concerto «S.O.S Palestina», in programma il 20 giugno a Firenze per raccogliere fondi a soccorso della popolazione palestinese), non ama i mezzi termini: «È un momento allucinante, con un co…ne col parrucchino arancione che fa disastri nell’economia e nella società mondiale, e un delinquente che teoricamente sarebbe il nipote delle vittime della Shoah che sta perpetrando gli stessi orrori sul popolo palestinese e ora libanese, nell’indifferenza quasi totale del mondo. E questi c… di Epstein files che vengono fuori col contagocce, ma verranno fuori».
Il frontman respinge anche l’idea che i ragazzi giovani, oggi, siano troppo presi da social e internet per curarsi del mondo: «Intanto è importante che siano andati a votare al referendum, ribaltando un pronostico disastroso per la nostra democrazia – dice -. Ho due figlie fra i 20 e i 30 anni e sono orgoglioso di loro, non dimentichiamoci che hanno passato un anno e mezzo in isolamento, chissà noi come ci saremmo ridotti».
Negli anni 80, ricorda, «chi parlava di guerra magari era tacciato di essere un menagramo, mentre invece forse è stato lungimirante». Proprio «17 Re» faceva parte della loro trilogia dedicata alle vittime del potere, «e all’epoca fu massacrato dalla critica, non fu capito. Così oggi è un orgoglio essere qui a parlarne».
Pelù ammette anche che sarebbe «utopico», adesso, far rinascere una canzone con l’eco che ebbe «Il mio nome è mai più», brano benefico realizzato con Ligabue e Jovanotti nel 1999: «Non posso commentare le scelte degli altri, ma io continuo a farla dal vivo», dice, ribadendo di essere sempre schierato per la pace: «Noi non abbiamo paura di stare con i palestinesi, gli ucraini, i russi del Donbass, i sudanesi, i cambogiani, gli iraniani massacrati da un regime insopportabile, ma anche dalla parte di quei pochi israeliani che vogliono la pace. Quando si critica Netanyahu, che fino a prova contraria è considerato un criminale di guerra, è chiaro che il riferimento va solo a quella area filo-nazista di sionismo distorto, non verso gli ebrei in generale – prosegue -. Finalmente e tardivamente è arrivata una presa di posizione del nostro governo, ma la Spagna e l’Olanda hanno dato segnali ben più chiari».
Tornando ai Litfiba, i quattro componenti affermano di non sapere che ne sarà del gruppo dopo questo tour: «Non viviamo nemmeno alla giornata, viviamo all’ora». Ma per il momento prevale la gioia di tornare a suonare insieme, ritrovando anche le vecchie dinamiche: «Abbiamo iniziato le prove e rivissuto le stesse litigate furiose di 40 anni fa. Ma il bello è anche quello perché tutti i punti di vista aggiungono qualcosa».
1 maggio 2026 ( modifica il 1 maggio 2026 | 08:58)
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