Sta tornando l’estate: tra posti e sgomitate su spiagge sempre affollate, tra giornate intere al mare e bagni nel sole, non dobbiamo fallire nel considerare le infinite insidie che porta con sé, specialmente per la nostra pelle e il nostro benessere fisico. L’eccessiva esposizione ai raggi UV del sole, è risaputo, può portare allo sviluppo di tumori, spesso anche maligni, che possono far ben di più che rovinare una vacanza. Di seguito, tutte le strategie per prevenire potenziali pericoli e le informazioni per comprendere al meglio i rischi che si corrono. 

Melanoma: cos’è? 

Il melanoma, sostanzialmente, è un tumore maligno che origina dal melanocita, una cellula che ha come compito principale la sintesi della melanina, la classe unica di pigmenti che determina, parzialmente, il nostro colore della pelle. In questo senso il melanoma, analogamente ai nei, può insorgere in tutti i distretti corporei in cui sono normalmente presenti i melanociti, quindi la cute con predilezione particolare per le zone fotoesposte. Il melanoma della cute è uno dei principali tumori che insorgono in giovane età, tanto che dal 2017 in Italia è il terzo tumore più frequente in entrambi i sessi al di sotto dei 50 anni, un dato spaventosamente preoccupante e inquietante. 

Un dato curioso mostra che è particolarmente comune tra i caucasici, soprattutto negli europei nord-occidentali che vivono in luoghi soleggiati, proprio a causa della minore quantità di melanina nella pelle che, in questo senso, non è sufficiente per una protezione effettiva. Vi sono tassi elevati di questa malattia in Oceania, Nord America, Europa, Sudafrica e America Latina. 

Le persone di carnagione chiara producono meno eumelanina, ovvero il tipo di melanina più protettivo, rispetto alle persone di pelle scura, il che rende il loro DNA cutaneo molto più vulnerabile ai danni solari, che possono portare alla mutazione delle cellule in senso tumorale. I caucasici tendono a scottarsi più facilmente e ad abbronzarsi meno, o non abbronzarsi affatto. La pelle che non si pigmenta facilmente è esposta a un rischio più elevato di danni cumulativi causati dall’esposizione al sole o alle lampade abbronzanti e hanno fino a 20 volte più probabilità di sviluppare un melanoma rispetto agli afroamericani.

I vari (e possibili) trattamenti 

Il trattamento varia in base allo stadio in cui si trova il melanoma. Quello di elezione, il cosiddetto gold standard in gergo tecnico, prevede la rimozione del tumore primario mediante biopsia escissionale ed è applicabile soltanto agli stadi precoci della malattia. Se viene rilevato e rimosso precocemente, quando è ancora piccolo e sottile, allora la probabilità di guarigione è alta. La probabilità che ritorni o si diffonda dipende da quanto profondamente ha invaso gli strati della cute. Per melanomi recidivanti o che si diffondono, ovvero le cosiddette metastasi, i trattamenti includono la chemioterapia, la terapia dei modulatori dei checkpoint immunitari e/o la radioterapia. 

L’arma più forte in mano alle persone: la prevenzione 

Il melanoma non è più una minaccia che riguarda solo le spiagge estive, ma un’insidia che inizia a colpire già dalla metà di marzo. Con i casi raddoppiati in vent’anni, da 6.000 a 15.000 decessi annui in Italia, la Fondazione Melanoma e l’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) hanno lanciato un allarme chiaro: la crema solare, per quanto necessaria, non basta.

In occasione del mese della prevenzione e della Giornata nazionale del 2 maggio, gli esperti promuovono l’abbigliamento come il vero dispositivo di protezione individuale prioritario. Il professor Paolo Ascierto mette in guardia contro il cosiddetto “paradosso della crema solare”: l’uso della lozione spesso fornisce un falso senso di sicurezza che spinge le persone a esporsi al sole più a lungo del dovuto e in orari pericolosi.

A differenza della crema, che può essere applicata in quantità insufficiente o svanire con il sudore, l’abito offre una protezione fisica costante che non “scade”. Ricordando che scottarsi anche solo una volta ogni due anni può triplicare il rischio di melanoma, l’abbigliamento diventa la barriera più affidabile, specialmente in primavera quando i raggi UV sono già intensi nonostante il clima fresco.

Esiste un legame diretto tra ciò che indossiamo e dove si sviluppa il cancro. I dati della Cancer Research Uk rivelano una netta differenza di genere e dimostrano come per gli uomini, circa il 40% dei melanomi si manifesta sul dorso, schiena e addome, riflettendo l’abitudine maschile a stare a torso nudo, mentre per le donne il 35% dei casi colpisce le gambe, a causa dell’uso frequente di gonne e pantaloncini che espongono gli arti inferiori.

Scegliere cosa indossare non è quindi solo un fatto estetico, ma una decisione che modella la nostra mappa del rischio oncologico.

I 5 consigli per l’outfit perfetto

Per una protezione efficace, gli esperti suggeriscono cinque regole d’oro per l’abbigliamento quotidiano. 

1) Coprire senza soffocare: Scegliere lino o cotone a maniche lunghe. I tessuti naturali fanno traspirare la pelle meglio dell’esposizione diretta, che innalza la temperatura corporea.

2) Colori scuri e vivaci: Contrariamente a quanto si pensa, il bianco protegge meno del nero. I colori scuri (blu navy) o brillanti (rosso) assorbono i raggi UV impedendo loro di colpire la cute.

3) Montatura avvolgente: Gli occhiali da sole devono essere fascianti per impedire ai raggi riflessi (da asfalto o acqua) di colpire il contorno occhi, zona dove raramente si applica la crema.

4) Il cappello a tesa larga: Deve essere di almeno 7 cm per proteggere orecchie, nuca e cuoio capelluto (zona critica per chi ha pochi capelli).

5) Etichetta UPF: Cercare capi con fattore UPF 50+, capaci di bloccare il 98% dei raggi UV.

Genetica e prevenzione eredo-familiare

Non tutto dipende dal sole. In Italia, circa 2.600 casi l’anno sono legati a mutazioni genetiche germinali, come nei geni CDKN2A o BAP1, trasmesse dai genitori. Chi ha un familiare di primo grado colpito o ha già avuto melanomi multipli deve sottoporsi a screening rigorosi.

La dottoressa Daniela Massi sottolinea che in questi casi la sorveglianza deve estendersi oltre la pelle, includendo controlli per pancreas, reni e occhi, poiché queste mutazioni possono favorire tumori in altri organi. Per agevolare i pazienti, l’IMI ha attivato un servizio di teleconsulenza genetica su tutto il territorio nazionale.

Nonostante l’aumento dei casi, la mortalità resta stabile grazie ai progressi scientifici. La sopravvivenza a 5 anni in Italia è altissima: 88% negli uomini e 91% nelle donne.
 


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