Ad Azeglio si accendono i riflettori su una possibile scoperta destinata a suscitare interesse ben oltre i confini locali. Sabato 9 maggio, alle ore 15, nella chiesa parrocchiale di San Martino Vescovo, sarà presentato lo studio di Silvio Ricciardone, dedicato a un possibile dipinto inedito attribuibile a Guido Reni, uno dei massimi protagonisti della pittura barocca italiana.
L’iniziativa, promossa dall’associazione Artev ODV – realtà impegnata nella tutela e nel restauro dei beni della parrocchia di Azeglio – si inserisce nella stagione culturale 2026 e in un filone di ricerca che negli ultimi anni ha riportato al centro dell’attenzione il rapporto tra il grande maestro bolognese e il territorio piemontese. Non è un caso isolato: studi e mostre recenti hanno infatti evidenziato come l’arte di Reni fosse particolarmente apprezzata dalla corte sabauda e diffusa anche negli altari del Piemonte, segno di una presenza storica più significativa di quanto si ritenesse in passato.
Lo studio di Ricciardone – docente di Storia dell’arte al liceo “Carlo Botta” di Ivrea – nasce proprio da indagini preliminari pubblicate sulla rivista L’Escalina, anno VII, numeri 1-2 (2025), edita a Ivrea nel 2026 da I Luoghi e la Storia APS ETS. La rivista rappresenta ormai un punto di riferimento per la valorizzazione culturale del territorio e per la diffusione di ricerche legate alla storia locale. L’ipotesi avanzata riguarda un dipinto conservato ad Azeglio, il San Francesco in estasi con il teschio, che per l’occasione sarà esposto al pubblico: un’opportunità rara per studiosi e appassionati di confrontarsi direttamente con l’opera e con il percorso attributivo in corso.
Il programma dell’incontro sarà articolato e vedrà la partecipazione di numerosi protagonisti del mondo culturale e istituzionale. Dopo i saluti di monsignor Daniele Salera, vescovo della Diocesi di Ivrea, del canonico monsignor Silvio Faga, parroco di Azeglio, del sindaco Emiliano Pietro Sirio, di Doriano Felletti, responsabile di redazione de L’Escalina, e di Lucia Mongiano, preside del liceo “Carlo Botta”, si entrerà nel vivo con un dialogo tra Fabrizio Dassano, presidente de I Luoghi e la Storia APS ETS, e lo stesso Ricciardone.
Seguirà una tavola rotonda che metterà a confronto competenze diverse ma complementari: Alessandro Gastaldo Brac, direttore e presidente della Commissione per l’Arte Sacra presso l’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici; Massimiliano Caldera, funzionario della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo; e Valerio Mosso, funzionario della Soprintendenza per la Città Metropolitana di Torino. Le conclusioni saranno affidate a Rosalba Pennisi, vicepresidente di Artev ODV.
A moderare l’incontro sarà Ilaria Negri, funzionario restauratore conservatore presso la Grande Brera di Milano: una figura di alto profilo tecnico e scientifico, la cui presenza rafforza il valore dell’appuntamento, soprattutto in relazione agli aspetti conservativi e attributivi dell’opera.
Il contesto in cui si inserisce la ricerca rende l’iniziativa ancora più significativa. Guido Reni, definito già dai contemporanei “il divino”, fu uno dei principali interpreti del classicismo seicentesco, capace di influenzare profondamente la pittura europea con uno stile armonioso, luminoso e idealizzato. La possibilità che un suo dipinto, finora non riconosciuto, possa emergere in un piccolo centro del Canavese apre scenari di grande interesse, sia sul piano storico-artistico sia su quello della valorizzazione del patrimonio locale.
L’appuntamento di Azeglio si configura quindi non solo come una conferenza, ma come un momento di confronto scientifico e di possibile svolta nella conoscenza del territorio. Se confermata, l’attribuzione potrebbe infatti arricchire il catalogo del maestro e ridefinire il ruolo del Piemonte nella diffusione della sua opera, rafforzando al tempo stesso l’identità culturale di una comunità che investe nella riscoperta delle proprie radici.
Un evento che unisce ricerca, divulgazione e partecipazione pubblica, dimostrando come anche nei contesti più periferici possano emergere tasselli fondamentali della storia dell’arte e nuove prospettive di studio capaci di dialogare con il panorama nazionale e internazionale.
