di
Enrica Roddolo
E’ tra i decani sul trono e ha voluto festeggiare il compleanno con celebrazioni solenni e uno scatto che fotografa il mondo delle teste coronate nel 2026
Il Re di Svezia, Carlo XVI Gustavo – salito al trono a 27 anni nel 1973 – ha festeggiato gli 80 anni e la foto ricordo del compleanno reale è una rarissima istantanea dei regni d’Europa. Erano decenni che una fotografia così – come era abitudine nelle famiglie reali da quando con la regina Vittoria a Londra il mezzo fotografico iniziò a popolarizzare l’idea della Corona – che non si vedeva un assetto aggiornato dei sovrani globali. Un solo (grande assente): re Carlo III impegnato con la visita di Stato negli Usa e poi a Bermuda.
In prima fila c’è la regina emerita d’Olanda Beatrice, e di Spagna, Sofia e quella di Danimarca Margrethe accanto ai sovrani danesi Mary e Frederick X e al centro il festeggiato Carlo XVI Gustavo con la moglie Silvia, poi i reali di Norvegia e del Belgio e dietro i granduchi del Lussemburgo e tanti principi e principesse ereditarie. A destra, tra gli invitati anche il re Maha Vajiralongkorn e la regina Suthida di Thailandia.
Per rappresentare tutti i Paesi del Nord ci sono anche presidente della Finlandia Alexander Stubb e la presidente dell’Islanda Halla Tomasdottir. E l’invito è allargato anche a principi di storici casati come Hubertus di Saxe-CoburgGotha arrivato con Kelly Saxe-Coburg Gotha.
Oggi le monarchie europee sono essenzialmente monarchie costituzionali – o democratic parliamentary monarchies come le hanno battezzate i ricercatori Alfred Stepan, Juan Linz e Juli Minoves che le hanno suddivise in monarchie che regnano e governano e monarchie dove la formazione del governo dipende dall’elezione del Parlamento, liberamente eletto.
Era invece il Seicento quando la regina Cristina ripeteva: «La saggezza è il fonda mento del reame». Incoronata nel 1650, Cristina di Svezia trasformò la corte svedese in quella che sarà ribattezzata l’Atene del Nord, per la sua passione per le arti e le lettere: intrattenne una corrispondenza con Blaise Pascal e invitò a Stoccolma come suo insegnante di filosofia Cartesio, fondò la prima università di Finlandia e il primo teatro di corte. E visse a lungo a Roma, la Città Eterna.
Ma l’attuale monarchia a Stoccolma è quella riportata da un maresciallo francese: Jean Baptiste Bernadotte eletto successore al trono di Svezia con il nome di Carl Johan il 10 agosto 1810. Secoli dopo, alla vigilia della prima guerra mondiale, Gustav V, avo dell’attuale sovrano, pronunciò quello che passerà alla storia di Svezia come il Courtyard Speech nel quale annunciava che il Paese avrebbe incrementato le spese di difesa, inimicandosi così il governo liberale, come racconto ne «Il libro dei regni, re e regine del mondo» (Neri Pozza).
Dinamiche che ricordano quelle attuali: dopo una lunga stagione di neutralità, il sovrano di Svezia nel discorso di Natale 2024 aveva mandato al Paese un forte messaggio di unità nazionale, annunciando l’invio agli svedesi di una nuova edizione del volume If Crisis or War Comes, che era stato scritto al tempo della guerra fredda. «La guerra è vicina al nostro angolo di mondo e la sicurezza è ai suoi livelli più seri dalla Seconda guerra mondiale» spiega il volume. «Attacchi terroristici, cibernetici e informazioni fuorvianti sono impiegati per danneggiarci e influenzarci. Un attacco armato contro la Svezia non si può escludere».
Guardando la foto ricordo degli 80 anni del re di Svezia tornano alla mente i giorni della seconda guerra mondiale quando molti sovrani cercarono rifugio a Londra. Un hotel, il Claridge’s nel cuore della capitale britannica divenne l’avamposto di teste coronate da ogni dove. E a chi chiamava dall’estero per raggiungere la corte in esilio era solito sentirsi rispondere dal concierge: «Certamente, Sir, ma quale sovrano?» tanti erano principi, re, regine che in quelle stanze avevano trasferito la loro corte e il loro quartier generale in quei tempi così instabili per le corone d’Europa. La decimazione delle teste coronate sarebbe stato uno scenario impensabile solo pochi decenni prima, all’inizio del Novecento. In fondo la monarchia era sopravvissuta alla Rivoluzione francese e ancor più a straordinari cambiamenti sociali, economici e culturali.
Re e regine erano sopravvissuti al giacobinismo e a Karl Marx, il potere della corona era rifiorito in città attraversate non più da cocchi e cavalli ma dai primi bolidi. Tanto da domandarsi: come era stato possibile che la monarchia non solo fosse riuscita ad attraversare tempi di rapidi cambiamenti? In Europa almeno venne in aiuto l’identificazione sempre più forte tra sovrano e nazione, tra corone e storia nazionale.
E i grandi riti corali che ancora oggi scandiscono l’agenda delle case reali nascono, si radicano e diventano solenni e ricchi di quella che gli inglesi chiamano pomp and circumstance, o pomp and pageantry, proprio nelle nuove città del Novecento. I loro viali ampi e spaziosi sono infatti progettati per le grandi parate: la coreografia perfetta per esaltare la figura di un re e della famiglia reale.
Nei decenni, all’hard power delle monarchie del passato si è progressivamente sostituito un soft power meno effettivo in apparenza, ma a ben vedere molto incisivo. Come ha ben dimostrato il viaggio di Stato di re Carlo III Oltreoceano alla «corte» di Donald Trump che salutandolo ha detto «Il miglior Re», e ha tagliato la tariffe sul whisky scozzese.
Spogliate dei poteri forti, passati al governo e allo Stato centrale, le corone sono diventate l’emblema della tradizione e la sintesi della storia nazionale. Di più, i social media ne han fatto delle celebrities: monarchie e famiglie reali capaci di esercitare un’influenza mediatica straordinaria.
2 maggio 2026 ( modifica il 2 maggio 2026 | 13:22)
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